BusinessAbbigliamento e accessori, consumi italiani in calo dell’1,8% nel 2023
Secondo i data analyst dell’osservatorio Confimprese-Jakala, nonostante la chiusura dell’anno negativa, il comparto ha mostrato una crescita del 2,1% rispetto al 2022. Da segnalare tra i canali di vendita, la performance degli outlet (+3,9%), seguiti dalle high street a +0,8%. In flessione invece dell’1,3% i centri commerciali
Rallentano i consumi italiani dell’abbigliamento e dell’accessorio. Secondo i dati analizzati da Jakala per Confimprese, il 2023 si è concluso con un calo dell’1,8%. Ma nonostante la chiusura dell’anno negativa, il comparto ha mostrato una crescita del 2,1% rispetto al 2022. Da segnalare, tra i canali di vendita, la performance degli outlet a +3,9%, seguiti dalle high street a +0,8%. In flessione dell’1,3% i centri commerciali. A livello geografico, il Veneto si classifica come la migliore regione (+6%), mentre la Basilicata la peggiore (-5%). Tra le province, Grosseto registra la crescita più ampia (+9,2%), Sondrio, invece segna un rallentamento del 9,8%.
«La fine dell’anno non ha visto concretizzarsi i timori di forti decrementi dei consumi, quantomeno a valore. Dopo il rallentamento di inizio estate si poteva presagire un continuo deterioramento. Tuttavia, i valori degli ultimi mesi, Natale compreso, hanno visto una sostanziale stabilizzazione sui livelli del 2022», ha commentato il direttore centro studi Confimprese, Mario Maiocchi. «Con l’inflazione in rallentamento possiamo guardare al 2024 con aspettative di crescita moderata, sia pure tenendo in considerazione che la crisi del canale di Suez sta mettendo a dura prova le nostre aziende retail sul fronte importazioni di materie prime e prodotti. Corriamo il rischio di un aumento dei prezzi al consumo e di un conseguente ulteriore impoverimento del potere d’acquisto delle famiglie».
Si tratta di un risultato che non altera gli equilibri del mercato, sostenuto in parte anche dagli acquisti natalizi. Se il quadro, dunque, mostra andamenti migliori rispetto ai mesi precedenti, favorito da un’inflazione che nel mese di dicembre è in rallentamento, lo scenario geopolitico è preoccupante. Il blocco dei trasporti nel canale di Suez mette a rischio l’intero sistema economico e avrà ricadute importanti in termini di import anche nel retail, con ritardi nelle consegne delle materie prime e dei prodotti che stanno già impattando sulle dinamiche del punto vendita e dei consumatori. (riproduzione riservata)