Unicredit fa 1,85 miliardi di utile con Fineco, sotto le attese
Gli analisti si aspettavano 2,1 mld di euro. Utile netto rettificato di 1 mld. Deludono anche i ricavi pari a 4,5 mld. Cet 1 ratio e Mda Buffer in calo. Il gruppo taglia la guidance sui ricavi 2019 da 19 a 18,7 mld. L'ad Mustier: Unicredit resta in Italia. KBW e Jefferies confermano il buy. Titolo sotto pressione | Quattro motivi per cui gli analisti sono cauti
di Elena Dal Maso 07/08/2019 09:05
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Unicredit sotto pressione a Piazza Affari dopo i conti. Il titolo cede in apertura il 3,37% e va sotto la soglia dei 10 euro a 9,92. Il gruppo ha chiuso il secondo trimestre dell'anno con ricavi e margini inferiori alle attese degli analisti e requisiti di solidità in calo. I ricavi per 4,5 miliardi di euro si confrontano con attese per 4,7 miliardi, mentre il margine di intermediazione (net interest income) a 2,6 miliardi è appena sotto le aspettative di 2,619 miliardi.
L'utile, atteso a 2,11 miliardi, si è fermato a quota 1,854 miliardi, mentre il Cet 1 ratio di gruppo al 12,08% è risultato in calo sul dato di fine marzo al 12,25%, così il Cet1 Mda Buffer di 201 punti che tre mesi prima era a 219 punti, ma che resta comunque nella parte alta della forchetta tra 200 e 250 punti base. I dati tengono conto della cessione di FinecoBank che hanno aggiunto 24 punti, annullati tuttavia dal quadro regolatorio europeo (-40 punti).
Invece l'utile netto rettificato è risultato pari a 1 miliardo, mentre Equita Sim in questo caso si aspettava 1,37 miliardi. Questa voce, ha spiegato la banca guidata dall'amministratore delegato, Jean Pierre Mustier, esclude le componenti eccezionali relative a eventi che si sono verificati nel primo trimestre, fra cui 258 milioni derivanti dalla cessione di immobili in Germania, 825 milioni nel periodo marzo-giugno relativi agli impatti dovuti alla cessione del 17% di FinecoBank per 1,176 miliardi e la cessione di Ocean Breeze, un impianto eolico offshore, che pesa per 178 milioni.
L'Npe ratio a fine giugno era al 7%, in riduzione dal 7,6% del primo trimestre, con una coverage sui crediti deteriorati al 61%. Poco oltre le attese i costi operativi per 2,5 miliardi (2,48 miliardi le aspettative medie degli analisti). Il rapporto fra costi e ricavi al 54,3% si confronta con il 52,8% del primo trimestre.
In conseguenza dei conti e della cessione di Fineco Bank, Unicredit ha tagliato la guidance sui ricavi 2019 da 19 a 18,7 miliardi di euro, mentre i costi sono stati confermati a 10,1 miliardi e l'obiettivo di costo del rischio a 55 punti base contro i 60 punti base di fine giugno.
L'ad Mustier, nel corso della conference call di commento ai risultati, ha detto che la sede di Unicredit "rimarrà in Italia e il titolo resterà quotato a Milano". Rassicurazioni in scia all'ipotesi della creazione di una sub-holding in Germania. Diversi osservatori hanno ipotizzato che questo cambio possa preludere a un alleggerimento della posizioni in Italia.
Ogni eventuale cambiamento della struttura, fronte su cui Mustier e la sua prima linea sono al lavoro in questi mesi, verrà annunciato in occasione del Capital market day a inizio dicembre. "Vogliamo essere certi di avere per la banca una struttura solida, in grado di resistere a qualsiasi shock economico", ha sottolineato Mustier.
Mustier ha confermato invece l'obiettivo a fine anno di un un Rote di gruppo superiore al 9% e un utile netto rettificato di 4,7 miliardi di euro, "al quale si applicherà il pagamento in contanti dei dividendi del 30 per cento". E ha ricordato che il gruppo è in anticipo rispetto "alla tabella di marcia nell'esecuzione del piano Transform 2019 e abbiamo già raggiunto l'obiettivo di riduzione del personale e il 98% delle chiusure di filiali", ha aggiunto il manager. "Le esposizioni creditizie deteriorate lorde della Non Core sono state drasticamente ridotte e alla fine del 2019 si assesteranno vicine ai 10 miliardi di euro, ben al di sotto del nostro obiettivo iniziale Transform 2019".
Sempre oggi Unicredit ha reso noto di aver venduto 200 milioni di dollari di titoli subordinati At1 emessi da Yapi Kredi, la controllata turca, "in linea con la strategia di riduzione dell'esposizione infragruppo". L'operazione avviene a seguito del completamento del periodo di 180 giorni dalla data di emissione delle obbligazioni, "arco temporale concordato con l'emittente". L'impatto economico dalla cessione verrà contabilizzato nel bilancio del terzo trimestre e la banca lo considera non rilevante ai fini contabili.
Questa mattina gli analisti di Keefe Bruyette & Woods hanno parlato di una trimestrale "poco eccitante", con utili sotto le attese "a causa di ricavi deboli sul fronte del trading", un costo del rischio alto (60 punti base, era 40 punti a marzo grazie anche alla stagionalità), un default rate in salita all'1,2% dall'1,1% del trimestre precedente e comunque migliore dell'1,4% di dicembre 2018. Ma il titolo, aggiunge poi KBW, "è troppo a buon mercato per essere ignorato". Rating Outperform confermato con target price a 10,28 euro.
E anche Jefferies conferma la raccomandazione Buy e il prezzo obiettivo a 14 euro spiegando che si tratta di "un altro trimestre di risultati oltre le attese in termini di riduzione di Npl e dei costi, con il capitale in linea con le nostre stime". La guidance sui ricavi 2019 è stata abbassata del 2%, ma gli analisti continuano a pensare "che i trend di bilancio restino più importanti per un re-rating del titolo". (riproduzione riservata)
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