Ubi, Mediobanca: il processo di de-risking non sarà complicato
Per il broker Ubi deve vendere solo 2,5 mld di euro di Npl lordi, pari al 20% dell'ammontare dei crediti in sofferenza attuali, per raggiungere un rapporto Npe lordo del 9% nel 2019. Il Cet1 ratio può crescere al 12% nel 2019 grazie alla generazione di capitale organico
di Marco Sasso 20/02/2018 12:20
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Per Mediobanca Securities il processo di de-risking di Ubi Banca non sarà complicato. Gli analisti, che oggi hanno confermato sul titolo la raccomandazione outperform con un prezzo obiettivo a 5 euro, ritengono infatti che un livello di Npe ratio lordo al di sotto del 10% sia facilmente raggiungibile dall'istituto bancario, considerando il valore di 13,1% registrato nel 2017.
"Riteniamo che Ubi debba vendere solo 2,5 miliardi di euro di Npl lordi, pari al 20% dell'ammontare dei crediti in sofferenza attuali, per raggiungere un rapporto Npe lordo del 9% nel 2019", spiegano gli analisti della banca d'affari, aggiungendo che l'impatto di circa 0,9 miliardi dovuto all'adozione dei principi contabili Ifrs9 Fta dovrebbe coprire l'intero ammontare di svalutazioni richieste per facilitare la vendita di Npl, sostenendo un calo del costo del rischio da quest'anno in poi di 50 punti base nel triennio 2018-2020.
In termini di solidità patrimoniale, gli esperti di Mediobanca vedono per Ubi un rapporto Cet1 ratio Fully Loaded superiore all'11,5% per l'intero 2018, con una buona possibilità di crescita al 12% nel 2019 grazie alla spinta della generazione di capitale organico. Più nel dettaglio, il broker ricorda che Ubi Banca ha fissato come obiettivo un Npe ratio lordo inferiore al 10% per il 2019-2020, pur senza specificare un livello esatto.
"Deduciamo che ciò significhi, probabilmente, un valore intorno al 9%", sottolineano gli analisti della banca d'affari, spiegando che tale prospettiva tiene conto di un miglioramento delle prospettive economiche (come una crescita media del pil dell'1,3% nel 2017-2019, che dovrebbe ridurre il passaggio di crediti in bonis a crediti in sofferenza) e di ulteriori sforzi per la gestione interna di prestiti insoluti e ad alto rischio.
"A partire da un Npe ratio lordo del 13,1% nel 2017 e ipotizzando un tasso medio annuo di crescita dei prestiti del 2,5% nel 2018-2019", spiegano dunque gli analisti, "calcoliamo che Ubi dovrà compiere una cessione di circa 2,5 miliardi di euro di Npl per raggiungere un coefficiente del 9%. E poiché tali 2,5 miliardi rappresenterebbero il 20% dell'Npe lordo e il 35% dell'Npl lordo al 2017, riteniamo che la vendita di 2,5 miliardi di euro sia un obiettivo molto ragionevole".
Gli analisti si concentrano, inoltre, su come l'implementazione della strategia di de-risking possa mettere a rischio i coefficienti di adeguatezza patrimoniale, ricordando che Ubi ha riportato un rapporto Cet1 Fully Loaded dell'11,4% nel 2017 e che si aspetta una riduzione del ratio di soli 12 punti base in seguito all'adozione dei principi contabili Ifrs9, in quanto dovrebbe essere assorbita dall'aggiornamento dei modelli interni per la gestione del rischio di credito (Irb).
"L'aggiornamento dei modelli Irb di Ubi dovrebbe risultare in un calo di 8 miliardi di euro degli asset ponderati (Rwa, ndr) per il rischio con un Cet1 Fully Loaded inferiore di circa 12 punti base rispetto all'11,4% registrato nel 2017". Gli analisti concludono considerando che l'allineamento dei coefficienti di rischio di Ubi rispetto ai competitor ridurrebbe il livello di Rwa in modo tale da far scendere il Cet1 Fl al di sotto dell'11,4%, ma che la generazione di capitale organico dovrebbe riportare l'indice all'11,5% prima della fine di quest'anno e al 12% nel 2019. Nel frattempo, a Piazza Affari il titolo Ubi passa di mano a 3,927 euro, in calo dell'1,26%.
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