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Silvio Berlusconi a tutto campo a Milano Finanza: la mia vita in 30 anni di storia italiana
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Silvio Berlusconi a tutto campo a Milano Finanza: la mia vita in 30 anni di storia italiana

di Roberto Sommella
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Piazza Affari, risparmio e finanza fattori di sviluppo dell’Italia. Il Pnrr? Va usato bene. Mediaset? Sempre più internazionale. E sui prossimi appuntamenti dal Colle alle elezioni l’ex premier afferma: in Italia c’è un disagio che merita risposte politiche, M5S ha dato voce a questo disagio

Piazza Affari può essere un fattore di rilancio dell’Italia dopo il Covid, "deve esserlo. La borsa è il volano della ripresa economica". Lo dice Silvio Berlusconi che, in un momento in cui si parla molto del suo ritorno in campo in vista della prossima elezione del Presidente della Repubblica, nella lunga intervista pubblicata sul numero speciale dei 35 anni di Milano Finanza (in edicola sabato 11 dicembre) affronta i temi più importanti del dialogo sociale, economico e finanziario. "Quello che conta è avere un sistema borsistico che consenta alle aziende di capitalizzarsi e ai risparmiatori di investire in modo sicuro e trasparente. Il risparmio degli italiani è una grande ricchezza: sarebbe importante, anche tramite incentivi fiscali, convogliarlo nella ripresa e nello sviluppo del Paese".

Quali i fattori più importanti per questo sviluppo?

Finanza e risparmio "possono essere le due chiavi, insieme agli aiuti europei del Recovery Fund, perché il Pnrr sia davvero il volano di una ripresa forte, solida, che non lasci indietro nessuno. L’importante è che la finanza e il risparmio – nazionale ed anche internazionale - siano convogliati sugli investimenti e non in operazioni meramente speculative. Questo si può favorire con una politica fiscale adeguata".

E per quanto riguarda l’attuale rimbalzo del pil?

"Per renderlo strutturale bisogna impiegare le risorse del Pnrr, come il governo si è impegnato a fare, in interventi strutturali e non spese assistenziali o semplici operazioni tampone per dare un po’ di ossigeno in situazioni di crisi. Bisogna anche affrontare le tre grandi riforme delle quali parlo da molto tempo: quella fiscale, quella della burocrazia, quella della giustizia".

E Mediaset?

"Si va sempre più internazionalizzando, nella prospettiva della creazione di quel gruppo televisivo europeo che da sempre è nei nostri sogni e che oggi è un’assoluta necessità, per avere la massa critica e la dimensione necessaria per competere con i grandi player della produzione audiovisiva". In un settore quale quello editoriale che è molto cambiato in questi 35 anni e che pare in crisi… ”Ma io non credo che la crisi sia inevitabile. Bisogna che le grandi testate giornalistiche sappiano darsi un ruolo diverso dal passato" quando erano la sola fonte di diffusione delle notizie. Oggi, a fronte dell’incontrollato e disordinato bombardamento di informazioni, il compito della stampa è "dare un significato, un filo conduttore e un vaglio critico alle notizie. Metterle per così dire "in ordine", senza naturalmente imporre la propria verità, ma fornendo ai lettori gli strumenti per fare scelte consapevoli".

A proposito di cambiamenti, com’è evoluto il calcio in questi 35 anni trascorsi dalla fondazione di MF-Milano Finanza e dal suo acquisto del Milan (era il 1986)?

"Allora era possibile per una famiglia farsi carico di una squadra di calcio, che si identificava anche con una città. Oggi il grande calcio è un affare che riguarda la finanza internazionale, i grandi protagonisti sono petrolieri arabi, magnati russi, fondi d’investimento americani. Tutto legittimo, ma lontano dal territorio, dall’appartenenza, dalla passione sportiva. D’altra parte è un processo inevitabile, viste le cifre in gioco".

In chiusura una battuta sull’Italia di oggi, dopo Mani Pulite, la guerra alla casta, il successo del Movimento Cinquestelle in un’ottica antisistema, si può ancora definire un Paese di moderati?

"La parola moderati si presta ad un equivoco. I moderati non sono coloro che non hanno opinioni forti, convinzioni profonde, passioni civili intense: sono coloro che con razionalità e concretezza, con rispetto degli altri e spirito critico, manifestano le loro convinzioni e sulla base di queste scelgono. Il voto al Movimento Cinque Stelle, dal quale siamo lontanissimi, nasceva però da motivazioni tutt’altro che ignobili o irragionevoli. Nasceva dallo stesso disagio e dallo stesso fastidio per un certo tipo di politica per la quale è nata Forza Italia. I Cinque Stelle non sono riusciti a dare una rappresentanza a questa Italia, ma hanno dato voce ad un disagio reale, che merita rispetto, attenzione, ed anche delle risposte". (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 06/12/2021 15:05
Ultimo aggiornamento: 06/12/2021 15:22

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