Russia sotto fuoco incrociato, petrolio e tassi di cambio
di Tommaso Ferrari
09 dicembre 2014, 12:10
Ultim'ora news 2 ottobre ore 9
Sono ripartite questa mattina le forniture di gas verso l'Ucraina dopo il pagamento da parte di Kiev di 378 mln di dollari, in anticipo, per 1 mld di metri cubi di gas. Tuttavia, nonostante Mosca sia riuscita a recuperare parte del debito vantato nei confronti di Kiev, pesa sull'economia del Paese il basso prezzo del petrolio e l'effetto sempre più sfavorevole dei tassi di cambio
La Russia ha riattivato i flussi di gas verso l'Ucraina con due giorni di anticipo dopo uno stop di sei mesi dovuto a una disputa sui prezzi e debiti non pagati. Lo ha fatto sapere stamani la società monopolista di trasporto gas ucraina, Ukrtransgaz. Gazprom ha successivamente confermato di aver iniziato a fornire gas all'Ucraina alle 8.00 ora italiana.
"L'Ucraina ha iniziato a ricevere il gas russo. Il volume delle importazioni è intorno ai 43,5 milioni di metri cubi al giorno", ha detto il portavoce di Ukrtransgaz, Maxim Belyavsky. Le forniture arriveranno attraverso il gasdotto di Mozyr in Bielorussia e attraverso la rotta orientale Sudzha, ha aggiunto.
L'ex repubblica sovietica consuma in media durante l'inverno circa 200 milioni di metri cubi al giorno e, in mancanza del gas russo, in concomitanza con la scarsità di carbone a causa dei problemi locali di estrazione legati alle violenze dei separatisti, l'Ucraina è stata costretta a introdurre diffusi tagli energetici. In un contesto di relazioni difficili a causa dei combattimenti nell'Ucraina dell'Est, la Russia ha insistito che l'Ucraina pagasse in anticipo il rinnovo delle forniture invernali nell'ambito di un accordo provvisorio raggiunto a ottobre.
L'Ucraina ha rimandato il più a lungo possibile ma, dopo un'ondata di freddo che ha fatto precipitare le temperature, la società energetica statale Naftogaz ha trasferito un pre-pagamento di 378 milioni di dollari a Gazprom per l'acquisto di un miliardo di metri cubi di gas russo a dicembre. Le riserve di gas ucraine sono calate di oltre il 20% da ottobre a 13,3 miliardi di metri cubi al 6 dicembre.
La ripesa delle forniture a Kiev non potevano arrivare in un momento migliore per la Russia che si trova in grave difficoltà (oggi la Banca mondiale ha tagliato le stime di crescita della Russia per il 2015 e per il 2016 rispettivamente da 0% a -0,7% e quella per il 2016 da +0,4% a +0,3%) a causa del protrarsi della crisi del prezzo del petrolio. Le quotazioni del Brent continuano infatti a viaggiare intorno ai minimi degli ultimi 5 anni. Ora il Brent è in leggero rialzo rispetto a ieri a 66,3 dollari al barile e il Wti a 63,36 dollari al barile. La Russia oggi è il primo produttore di greggio anche se il consumo interno non le permette di essere il primo esportatore.
Inolre, a dare un'ulteriore sferzata al mercato del greggio è stato l'Iraq che ieri ha tagliato i prezzi di gennaio ai clienti in Asia e in America, mentre li ha alzati per quelli in Europa, facendo eco alle mosse dell'Arabia Saudita e aumentando le speculazioni sull'intenzione dei Paesi del Golfo di difendere le loro quote di mercato. "Questo scenario continua a danneggiare sia l'outlook del comparto energetico sia quello dei mercati emergenti legati alle commodity", sottolineano gli strategist di Rabobank, spiegando che il crollo del greggio è stato responsabile delle perdite dell'equity.
A risentirne maggiormente però è il rublo, sempre in calo nei confronti del dollaro e dell'euro. Il cambio dollaro/rublo è in rialzo sopra 54 a 54,23 e l'euro/rublo a 66,93. Gli interventi della Banca centrale russa sul valutario sono stati di poco aiuto finora, nonostante l'Istituto venerdì abbia condotto l'operazione maggiore dell'ultimo mese vendendo 1,926 miliardi di dollari e portando l'ammontare totale a 4,53 miliardi di dollari. La mossa è stata confermata stamattina dalla stessa Banca centrale russa.