Il 2023 è stato un anno dal punto di vista previdenziale di transizione con unico protagonista di rilievo: l’inflazione. Per quel che riguarda i canali di pensionamento al di là delle canoniche pensione di vecchiaia (per cui sono necessari 67 anni di età e 20 anni di contributi) e pensione anticipata (42 anni e 10 mesi per gli uomini di anzianità contributiva indipendentemente dall’età e 41 anni e 10 mesi per le donne) si è avuta la sperimentazione di Quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi) con la variante rispetto alle precedenti Quote 100 e 102 di un meccanismo di incentivazione del posticipo al pensionamento sul modello di quello che nel 2004 era stato il bonus Maroni, sia pure in versione riveduta e corretta (in busta paga va solo il 9,19% a carico del lavoratore e non il 33% che è l’aliquota piena obbligatoria per un lavoratore dipendente).
È poi proseguita, sempre in modalità sperimentale, la vigenza dell’Ape sociale e di Opzione Donna anche se con paletti molto più rigidi rispetto alla versione canonica. Per quel che riguarda la protezione del potere d’acquisto delle pensioni il governo Meloni, in analogia a quanto era stato fatto lo scorso anno dal governo Draghi, ha disposto nel 2023 l’anticipo del conguaglio al 1° dicembre per la rivalutazione dei trattamenti pensionistici in relazione al tasso di inflazione dell’anno 2022. In particolare il conguaglio è stato pari allo 0,8% in base al dato definitivo dell’inflazione dello scorso anno pari all’8,1% (perequazione), considerando che il tasso provvisorio applicato era del 7,3%. Sul fronte della previdenza complementare è stato decisamente un anno di attesa, eccezion fatta per il recupero dei rendimenti dei fondi pensione dopo le perdite del 2022.
Passando al 2024 per la previdenza obbligatoria entrano in vigore la nuova Quota 103 con ricalcolo contributivo e allungamento delle finestre. Si conferma anche l’incentivazione al rinvio del pensionamento. Proseguono poi la sperimentazione dell’Ape sociale con ora 63,5 anni come requisito anagrafico e di Opzione Donna con innalzamento requisito di età a 61 anni. Per i lavoratori che rientrano integralmente nell’applicazione del metodo di calcolo contributivo si elimina poi per il pensionamento di vecchiaia il limite di 1,5 volte l’assegno sociale per l’accesso al trattamento previdenziale con 67 anni di età e 20 anni di anzianità contributiva. Sarà necessario avere raggiunto l’importo dell’assegno sociale (era 503,27 euro nel 2023). Si modificano poi i requisiti per la pensione anticipata elevando la soglia, con 20 anni di contributi, a 3 volte l’assegno sociale (sulla base dei valori del 2023 si passa da 1.409 euro a circa 1.510), ridotto a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per le donne con due o più figli. Si prevede ancora che il trattamento di pensione anticipata è riconosciuto per un valore lordo mensile massimo non superiore a cinque volte il trattamento minimo Il trattamento di pensione anticipata decorre trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei complessivi requisiti previsti.
Per quel che riguarda la previdenza complementare, acclarato che ha una rilevanza sempre più importante, si attende di comprendere meglio quale sarà nel concreto la strategia che verrà posta in essere per incrementarne la diffusione, da una eventuale nuova finestra di silenzio assenso a campagne istituzionali di educazione previdenziale. Possibili interventi potrebbero essere individuati nell’ambito dei lavori sulla delega fiscale con una revisione migliorativa dei benefici attualmente previsti, soprattutto in termini di modifica del limite di deducibilità annua dei 5.164,57 euro. (riproduzione riservata)