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Padoan: Italia più stabile e mercati meno agitati

Con molta probabilità il ministero dell'Economia darà vita al Def ad aprile perché per quell'epoca non ci sarà un nuovo governo e pienezza di poteri, ha detto il ministro dell'Economia e candidato del Pd alle prossime elezioni. Il debito pubblico sta diminuendo. Non scontato che Weidmann sarà il successore di Draghi

di Francesca Gerosa 21/02/2018 11:20


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Padoan: Italia più stabile e mercati meno agitati

Con molta probabilità il ministero dell'Economia darà vita al Def ad aprile "perché per quell'epoca non ci sarà un nuovo governo e pienezza di poteri", ha spiegato il ministro dell'Economia e candidato del Pd alle prossime elezioni del 4 marzo, Pier Carlo Padoan, intervenendo al programma Omnibus. "Io parlerò nella mia funzione di ministro quando il Def avrà prodotto i suoi numeri", ha precisato in merito all'analisi dei programmi elettorali condotta dall'Osservatorio sui conti pubblici diretto da Carlo Cottarelli. 

In vista delle elezioni del 4 marzo e della possibilità di formare un governo di larghe intese con Silvio Berlusconi, Padoan ha riconosciuto che ci sono partiti populisti nell'arco elettorale, ma non crede che si possa definire il Cavaliere "un populista". Quanto al debito pubblico italiano, ha assicurato che sta iniziando a diminuire: "ritengo che il debito finalmente stia cominciando a scendere". Per la finanza pubblica "il sentiero rimane stretto, ma si sta allargando perché le basi della crescita si stanno rafforzando".

L'obiettivo, ha continuato Padoan, è avere più risorse dalla finanza pubblica, pagando meno interessi sul debito. All'Italia serve una maggior intensità di investimenti pubblici: "il vero problema non sono i soldi ma le regole e la velocità di implementazione degli investimenti". Il ministro dell'Economia ritiene, altresì, che l'Italia avrà una situazione più stabile di quello che a volte viene paventato e lo osserva anche nei colloqui con i ministri, "c'è più tranquillità e sugli stessi mercati c'è meno agitazione di prima".

Padoan si è poi soffermato sulla vicenda Embraco, sostenendo che la Commissione Europea dovrebbe prendere dei provvedimenti se fossero accertati aiuti di Stato da parte della Slovacchia per favorire le delocalizzazioni. "Ho molta fiducia nella competenza e nell'obiettività della commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. Se ci sono stati aiuti di Stato, il che è possibile, allora mi aspetto che la Commissione prenda dei provvedimenti", ha detto.

Se, invece, gli aiuti di Stato non fossero riconosciuti, ha aggiunto, "vedremo cosa fare: ci sono altri strumenti di intervento dal punto di vista della gestione della crisi. Credo che la situazione in Europa giustifichi l'avere degli strumenti per l'emergenza come un fondo di gestione delle crisi". Restando in campo europeo, secondo il ministro dell'Economia, non bisogna dare per scontato che il successore di Mario Draghi alla guida della Bce nel 2019 sarà l'attuale governatore della Bundesbank Jens Weidmann.

L'ipotesi di una Banca Centrale Europea a trazione tedesca ha preso quota dopo la nomina a vicepresidente della Bce del ministro dell'Economia spagnolo Luis de Guindos, come Draghi proveniente da un Paese dell'Europa del Sud. Ma per Padoan non è scontato che, dopo Draghi, arrivi Weidmann. Comunque, l'Italia gradirebbe "la prosecuzione di una politica che si è rivelata essenziale a salvare la moneta unica". Detto questo, "dovremo sempre essere grati a Mario Draghi perché, con le sue decisioni allora prese con grande coraggio politico, è stata salvata la moneta unica. Se si fosse seguita la regola meccanica come chiesto da altri, non sarebbe successo", ha concluso Padoan.








 

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