L’Italia sta vivendo un momento unico ed irripetibile. Oggi, finalmente, abbiamo un governo forte ed autorevole, sostenuto da un’ampia maggioranza parlamentare e guidato da un Presidente del Consiglio credibile anche a livello internazionale.
Grazie al Governo Draghi è tornata la fiducia nell’Italia, la crescita viaggia a ritmi sostenuti ed il Paese ha già recuperato i 2/3 del Pil persi a causa del Covid-19. Tutto questo prima ancora che partano gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Il PNRR sarà un ulteriore stimolo per il rilancio della nostra economia, ma non sarà eterno!
Oggi il tema è come investire al meglio queste risorse. Domani, una volta esaurito lo stimolo del Recovery Plan, la domanda sarà: come possiamo rendere duratura la ripresa economica?
Le risorse del PNRR non potranno essere certo rimpiazzate con altro debito pubblico, né con tasse o patrimoniali.
Gli italiani hanno ben chiaro come debito pubblico, tasse e patrimoniali non conducano ad una crescita sana, robusta e di lungo periodo, ma anzi possano compromettere il futuro delle nuove generazioni.
Qual è la soluzione?
Da un lato c’è chi attraverso le tasse, le patrimoniali e il debito pubblico pensa alla nazionalizzazione delle imprese, magari credendo di poter utilizzare per questo scopo Cassa Depositi e Prestiti. Dall’altra chi, come noi di Forza Italia, sostiene da sempre che le imprese non devono essere statalizzate, ma patrimonializzate, attraverso il mercato, i risparmi, gli investimenti.
Personalmente ritengo che la ripresa nel nostro Paese sia legata a tre R: Recovery - Riforme - Risparmio.
I risparmi delle famiglie, dei fondi pensione, delle casse di previdenza private saranno la benzina che alimenterà la ripresa “dell’Impresa Italia”, una “ Ferrari” oggi ferma per mancanza di liquidità, di carburante, ma che grazie alla creatività delle nostre piccole e medie imprese, alla qualità dei nostri prodotti e al risparmio degli italiani correrà veloce sull’autostrada finanziaria internazionale che dobbiamo realizzare attraverso Borsa Italiana e il suo ingresso in Euronext con CDP.
L’accordo con Euronext, se la governance sarà equilibrata, rappresenterà un punto di forza per il nostro Paese, perché potremo sfruttare le competenze e le esperienze che hanno portato Parigi a disporre di un listino fortemente capitalizzato, con oltre 2800 miliardi di euro.
Il futuro del nostro Paese è nella capacità di attrarre i capitali stranieri ed i risparmi degli italiani. Il nostro futuro è nelle nostre imprese e nelle aziende che nasceranno, nelle persone che vi lavorano e nelle future generazioni che vi lavoreranno.
Il principale risultato che Borsa Italiana e con lei l’Italia dovrà conseguire nei prossimi anni sarà un aumento della capitalizzazione complessiva delle società presenti nel listino e la quotazione di un numero elevato di nuove imprese.
Banca d'Italia stima che siano oltre 2200 le aziende pronte a fare questo salto.
L’obiettivo da dare all’amministratore delegato di Borsa spa e a tutti gli operatori di mercato deve essere quello di triplicare la capitalizzazione complessiva del nostro listino: da 750 a 2250 miliardi di euro in 5 anni e di moltiplicare per sei il numero delle aziende quotate: dalle attuali 370 a 2200.
In questo momento storico, il mercato è lo strumento per perpetuare nel tempo gli effetti economici positivi dovuti al Recovery Plan e alla fiducia internazionale di cui gode il governo Draghi. Noi italiani siamo dei grandi risparmiatori, ma dobbiamo imparare ad avere fiducia nelle nostre imprese, investendo in esse e diventando così azionisti del nostro futuro!
Le piccole e medie imprese rappresentano il 99% del totale delle imprese attive in Italia e sono la parte più dinamica del sistema produttivo, ma hanno un problema di fragilità finanziaria, poiché non riescono a reperire capitali di rischio e di credito.
Per questo la buona politica deve mettere in sinergia i due punti di forza della nostra economia: le Pmi ed il risparmio delle famiglie. Borsa italiana dovrà poi fornire un’infrastruttura in grado di veicolare in modo efficace ed efficiente queste risorse.
I risparmi non possono restare ancora parcheggiati sui conti correnti, né ovviamente, devono essere saccheggiati attraverso patrimoniali o prelievi forzosi. Devono, invece, essere indirizzati, attraverso gli incentivi fiscali, verso l’economia reale, come avviene con i Pir ordinari e i Pir alternativi. Al tempo stesso, però, occorre che fondi pensione e casse di previdenza comprendano che una buona gestione delle loro risorse non deve limitarsi a valutare il classico binomio rischio-rendimento, ma deve anche tenere conto del dividendo sociale, oltre che economico, dei loro investimenti. Per questo è importante che fondi pensione e casse private di previdenza indirizzino parte delle loro risorse verso l’economia reale, investendo anche attraverso i Pir istituzionali, nelle piccole e medie imprese, nel private equity, nel private debt, nel venture capital, ossia nei capitali privati anche non quotati, che però generano effetti importanti per la collettività perché creano sviluppo ed occupazione.
Gli incentivi fiscali già presenti per i piani individuali ordinari e istituzionali sono stati estesi ed ampliati a una nuova categoria di PIR specializzati negli investimenti proprio nelle micro, piccole e medie imprese. I PIR alternativi sono complementari ai PIR ordinari e sono stati costituiti con l’obiettivo di convogliare risorse verso le PMI non quotate e l’economia reale, per questo si tratta di fondi chiusi ed illiquidi, a differenza dei Pir ordinari, che, essendo strutturati in fondi aperti, investono in strumenti liquidi. La politica sta facendo e farà la sua parte, rilanciando i piani individuali ed i piani istituzionali di risparmio, ampliando i benefici fiscali per indirizzare sempre di più i risparmi verso l’economia reale. La palla ora passa al mercato, ai risparmiatori, ai fondi pensione e alle casse di previdenza private. In tutti i paesi, grazie ai vantaggi fiscali offerti dai Pir, c’è stata una crescita esponenziale dei mercati finanziari: un ampliamento delle capitalizzazioni e del numero delle società quotate. Un mercato finanziario moderno, piccole e medie imprese più competitive e meno legate al credito delle banche.
Se in Inghilterra, che non ha la qualità né la creatività delle nostre Pmi e neppure la nostra capacità di risparmio, sono stati raccolti, grazie ai Pir inglesi, oltre 600 miliardi di sterline e ci sono state più di 1000 quotazioni, cosa può accadere in Italia?
Per questo sono convinto che il 2022, grazie al recovery plan e ai Pir, sarà l’anno d’oro per le mid e per le small cap.
La leva fiscale applicata al risparmio consentirà di realizzare una vera e propria rivoluzione positiva, una trasformazione culturale profonda, per i risparmiatori e per le imprese. Una trasformazione vantaggiosa per tutti, meno tasse sui risparmi produrranno: maggiori rendimenti dei risparmi per le famiglie, per i fondi pensione e per le casse di previdenza; pensioni migliori per i professionisti; più aziende quotate; più risorse per le PMI; meno esposizione delle banche; meno rischi di crediti deteriorati; meno rischi di fallimenti bancari; più acquisizioni da parte delle imprese italiane; più investimenti; più posti di lavoro; più entrate per le casse dello Stato; più risorse per aiutare chi resta indietro.
Si realizzerà anche così, attraverso i Pir, quella che noi liberali chiamiamo l’equazione liberale dello sviluppo e del benessere. I Pir infatti, a fronte del vantaggio fiscale: esenzione totale ai fini delle imposte di successione e sui proventi di natura finanziaria (dividendi e capitali gain), hanno l’obbligo di canalizzare il risparmio verso le imprese collocate sul territorio italiano. Accanto al vantaggio economico per gli investitori, ci sarà anche un dividendo sociale per tutta la collettività. Gli investimenti del Recovery Plan, quindi, potranno essere via via affiancati e sostituiti dalle risorse private, fornite dal mercato. L’azienda Italia ha qualità, competenze e risorse per salvarsi, ma sappiamo bene che nessuno si salva da solo, occorre che tutti i soggetti in campo: Borsa italiana, società di gestione del risparmio, risparmiatori, investitori istituzionali, Autorità di vigilanza, Parlamento e Governo facciano sistema, facendo ciascuno bene il proprio dovere, solo così otterremo il definitivo rilancio economico e finanziario del Paese. (riproduzione riservata)
Con i dati di borsa in tempo reale, le notizie in grado di muovere i mercati, gli approfondimenti e le analisi degli esperti, Milano Finanza ti aiuta a prendere le decisioni giuste per investire al meglio.
Risparmia il 30% con l'abbonamento annuale