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Intesa Sanpaolo, l'utile 2017 sale del 23% a 3,8 mld

I profitti del quarto trimestre a 1,344 mld battono le attese del consenso. Considerando il contributo pubblico di 3,5 mld per le due venete il risultato netto dell'anno sale a 7,31 mld. In linea con le previsioni il dividendo: 0,203 euro per le ordinarie. Al via la conversione delle risparmio. Titolo volatile

di Paola Valentini MF - Numero 027 pag. 7 del 07/02/2018


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Intesa Sanpaolo, l'utile 2017 sale del 23% a 3,8 mld

Intesa Sanpaolo ha chiuso il 2017 con un utile netto contabile di 7,31 miliardi, compreso il contributo pubblico cash di 3,5 miliardi ottenuto per l'acquisizione delle due banche venete. Senza questo apporto, i profitti netti si sono attestati a 3,81 miliardi (mentre escludendo anche i tributi a gli altri oneri riguardanti il sistema bancario tale voce sale a 4,45 miliardi), in aumento del 23% rispetto ai 3,111 miliardi del 2016.

I dati, approvati questa mattina dal cda del gruppo guidato dal ceo Carlo Messina (la riunione era iniziata ieri ma è stata rinviata a oggi per concludere l'esame dei conti e del piano di impresa), sono superiori alle attese degli analisti di Banca Akros che si aspettavano circa 7 miliardi con il contributo e 3,484 miliardi senza. Volatile il titolo in borsa, dopo aver aperto in calo del 2,8% ha poi virato sopra la parita e alle ore 10:00 segna un rialzo dell'1,3% a 3,12 euro.

Nel solo quarto trimestre l'utile netto è stato pari a 1,428 miliardi. Mentre se si escludono gli 84 milioni derivanti dagli asset acquisiti di Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca (consolidati nel conto economico del terzo trimestre) tale voce si è attestata a 1,344 miliardi rispetto ai 776 milioni dello stesso periodo 2016 e ben oltre il consenso Inquiry Financial che stimava 1,149 miliardi.

Quanto alle altre voci di bilancio, nel 2017 i proventi operativi netti sono stati pari a 17,177 miliardi, +1,2% sul 2016, Mentre si sono attestati a 4,543 miliardi nel quarto trimestre, dai 4,184 miliardi dello stesso periodo 2016 (+8,6%), oltre le indicazioni del consenso (4,382 miliardi). I costi operativi del 2017 hanno toccato 8,739 miliardi, +0,4% sul 2016, mentre nel quarto rimestre sono stati di 2,403 miliardi meno dei 2,5 miliardi del consenso, ma con una leggera crescita sullo stesso periodo 2016 (2,364 miliardi, +1,6%). Il risultato della gestione operativa è stato di 8,438 miliardi, con un aumento del 2% sul 2016, e quello del quarto trimestre di 2,14 miliardi dagli 1,82 miliardi del quarto trimestre 2016 (+17,6%). 

Elevata la patrimonializzazione che si attesta ben sopra i requisiti normativi: il common equity tier 1 ratio pro-forma a regime è pari al 14% (12,9% nel 2016) tenendo conto della proposta di dividendi, livello ai massimi tra le principali banche europee. L'indicatore è al 13% considerando anche la prima applicazione della Ifrs 9.

Il contesto economico in miglioramento, unito a una gestione attiva, ha sostenuto il miglioramento della qualità del credito. Il flusso lordo di nuovi crediti deteriorati provenienti da crediti in bonis nel 2017 ha registrato il valore più basso dalla nascita di Intesa Sanpaolo, pari a 4,7 miliardi, in calo del 19% sul 2016.

I prestiti deteriorati sono scesi di circa 13 miliardi in 27 mesi al lordo delle rettifiche, di cui circa 7 miliardi nel solo 2017 (il 43% dell'obiettivo annunciato per il 2017-2019) senza oneri straordinari per gli azionisti. A fine 2017, post Ifrs 9, l'incidenza dei crediti deteriorati sui crediti complessivi è al 5,5% al netto delle rettifiche, già inferiore al 6% annunciato come target a fine 2019.

Nel frattempo nel corso del 2017 il gruppo ha erogato 50 miliardi di prestiti a medio lungo termine a famiglie e imprese in Italia, con un aumento del 2,6% sul 2016 (di cui circa 43 miliardi erogati a famiglie pmi, +4,4% sul 2016), riportando in bonis circa 21 mila aziende e più di 73 mila dal 2014. Nell'arco del piano è stato dato nuovo credito per 200 miliardi, superando l'obiettivo iniziale di 170 miliardi.

In linea con le previsioni è stata proposta la distribuzione di un monte cedole di 3,4 miliardi tutti cash, pari a 0,203 euro per ogni azione ordinaria e a 0,214 euro per quelle di risparmio. Il piano 2014-2017 si conclude così, come previsto, con una erogazione totale di 10 miliardi in contanti. Questi importi si traducono in un dividend yield per l'ordinaria del 6,6% e del 7,2% per quella di risparmio, valori entrambi ai livelli più alti di Piazza Affari.

Il cda di Intesa Sanpaolo ha anche deliberato di proporre all'assemblea del prossimo 27 aprile la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in azioni ordinarie.

Il rapporto di conversione sarà di 1,04 azione ordinaria per ogni azione di risparmio senza pagamento di conguagli in denaro. La conversione sarà efficace a condizione che sia approvata dall'assemblea speciale degli azionisti di risparmio e che l'importo da riconoscere a coloro che abbiano esercitato il diritto di recesso non ecceda l'ammontare di 400 milioni di euro. 








 

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