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Iai, macchina Italia ripartita ma va più piano della media Ue
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Iai, macchina Italia ripartita ma va più piano della media Ue

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E' ancora "insufficiente", si legge nel rapporto Iai, "l'azione dell'esecutivo, sulla concorrenza, la pubblica amministrazione e la revisione della spesa"

"La macchina Italia per certi versi è ripartita, ma ad una velocità modesta e minore rispetto alla media dell'unione monetaria": lo sottolinea l'Istituto Affari Internazionali (Iai) nel Global Outlook, presentato oggi a Roma. Il nostro Paese infatti paga non solo "il prezzo di un passato di inazione" ma anche il fatto che "l'iniziale impulso riformatorio, che ha caratterizzato questa legislatura, sembra aver perso slancio". Il ritmo delle riforme del governo Renzi infatti "non è stato quello promesso" anche se "è innegabile, però, che, in questi due anni, molteplici riforme sono state attuate".

E' ancora "insufficiente", si legge nel rapporto Iai, "l'azione dell'esecutivo, sulla concorrenza, la pubblica amministrazione e la revisione della spesa". Altri Paesi dell'Europa, spiega il rapporto, "come la Germania (che ha attuato le riforme negli anni duemila) o come Spagna, Irlanda e Portogallo (che hanno dovuto fare l'aggiustamento nel bel mezzo della crisi in cambio degli aiuti finanziari europei) hanno potuto "sfruttare" al meglio condizioni esogene positive (prezzo del petrolio basso, tassi di interesse vicino allo zero e euro debole) che difficilmente si ripeteranno, almeno non tutte assieme, in futuro. L'Italia, invece, paga il prezzo di un passato di inazione. Inoltre, l'iniziale impulso riformatorio, che ha caratterizzato questa legislatura, sembra aver perso slancio. Ritardi e lacune sono stati rilevati dalla stessa Commissione europea nelle raccomandazioni di maggio.

In particolare, l'esecutivo comunitario ha sottolineato che "progressi limitati" sono stati compiuti sul fronte del rafforzamento della competitività, dell'ammodernamento della pubblica amministrazione e dell'attuazione della spending review". L'esecutivo comunitario esorta inoltre un taglio strutturale del costo del lavoro. "Intervenire sul costo del lavoro in modo permanente è, secondo l'Ue, anche uno dei principali strumenti per sanare una delle debolezze strutturali dell'economia italiana: il basso tasso di occupazione femminile. Nonostante il poco risalto dato dalla stampa nazionale, quello sull'urgenza di incrementare in Italia il numero di donne che lavorano rappresenta uno dei passaggi chiave delle raccomandazioni di maggio.

Nel 2015 il tasso di occupazione femminile tra le 20 e le 64enni è stato pari al 50,6%, quattordici punti in meno rispetto alla media dell'area dell'euro. Il divario, peraltro, è aumentato negli ultimi dieci anni (nel periodo pre-crisi era di soli 10 punti). Solo la Grecia fa peggio. Portare il tasso di occupazione femminile italiano sui livelli europei rappresenta per la Commissione una delle sfide che il Paese dovrà affrontare nei prossimi anni. Per due ordini di motivi. Primo, perché avrebbe un impatto sulla crescita (la Banca d'Italia ha calcolato che se l'occupazione femminile salisse al 60%, l'incremento del pil pro capite sarebbe di circa un punto percentuale l'anno). Secondo, perché contribuirebbe a invertire il processo di denatalità: un obiettivo che richiede interventi che vanno ben oltre il raddoppio del bonus bebè".

Ultimo aggiornamento: 07/07/2016 14:30

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La pirateria audiovisiva è costata 1,7 miliardi all'Italia nel 2021

Il 43% degli italiani adulti ha piratato almeno un contenuto audiovisivo, percentuale in crescita del 6% sull'anno pre-Covid

di Silvia Valente
Pubblicato il 
21/06/2022 21:01

La pirateria audiovisiva rappresenta una minaccia significati a livello economico e creativo. Ne risultano penalizzati ovviamente le industrie coinvolte ma anche tutto il Sistema Paese, in quanto viene lesa la "competitività del nostro Paese in un'eccellenza italiana" oltre che il tessuto produttivo nazionale, ha sottolineato il ministro per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti durante gli Stati generali alla lotta alla pirateria tra legalità e sicurezza.

La ricerca condotta dalla Ipsos per conto della Federazione per la Tutela delle industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali (Fapav) stima che il fenomeno dell'illegalità nella fruizione di contenuti audiovisivi (che per la prima volta comprendono il settore sportivo) ha fatto perdere nel 2021 all'Italia complessivamente 1,7 miliardi di euro di fatturato, 716 milioni di pil, 319 milioni di entrate fiscali nel solo 2021. Allo stesso tempo, i posti di lavoro persi sono stati 9,4 mila.

Il 43% degli italiani ha piratato un contenuto nel 2021

Ma chi sono i pirati italian? Nel 2021 il 43% degli italiani adulti ha piratato almeno un contenuto audiovisivo, percentuale in crescita del 6% sul pre-Covid. Eppure gli atti di pirateria sono in calo netto, del 24% sul 2019, quindi la pirateria avanza in termini di audience ma decresce sotto il profilo della frequenza.

I contenuti più piratati si confermano i film (29% del totale), seguiti da serie/fiction, programmi e dallo...;







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