Carige in rosso: gli hedge fund (e non solo) aumentano le vendite
Titolo e diritti cedono in apertura di settimana. Il fondo Guevoura ha incrementato le posizioni corte, ma anche Mediobanca e Intermonte. La settimana scorsa il ceo Fiorentino aveva detto che l'aumento di capitale sarebbe andato in overbooking. Domani cda, che discuterà, pare, della cessione di Creditis
di Elena Dal Maso 27/11/2017 11:15
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Il titolo Banca Carige, in pieno aumento di capitale da 500 milioni di euro voluto dalla Bce, apre la settimana in rosso. L'azione segna al momento un calo dello 0,94% a 0,0105 euro. Mentre i diritti cedono il 27,37% a 0,0276 euro. Dalle comunicazioni di Borsa italiana è emerso che giovedì scorso, 23 novembre, il fondo hedge Guevoura Fund ha incrementato la posizione corta (vendita) portandola dall'8,72% al 13,63%. E anche Mediobanca, assieme a Intermonte, si sono posizionate in vendita sul titolo della banca ligure, rispettivamente al 3,69% e al 3,48%.
Chi ha oggi il titolo in mano e decide di non aderire, vendendo i diritti, avrebbe ricavato 76 euro ai prezzi di borsa dei diritti mercoledì, 42,5 euro giovedì e 38 euro venerdì e a fine operazione avrebbe in mano titoli per un controvalore di 11-12 euro. Se aderisse all'aumento di capitale dovrebbe, invece, sborsare 600 euro per avere in cambio 60mila nuove azioni. Complessivamente si ritroverebbe in portafoglio 61mila azioni ordinarie, con la differenza che i 600 euro in contanti si sarebbero trasformati in azioni, esposte alle oscillazioni del mercato e all'andamento della banca.
Mercoledì scorso, all'avvio dell'aumento di capitale, il ceo, Paolo Fiorentino, aveva detto che la banca ha ricevuto impegni formali per il 60% dei 500 milioni di rafforzamento patrimoniale, ovvero 300 milioni di euro e che sperava che l'aumento sarebbe andato in overbooking. Malacalza Investimenti ha accettato di acquistare il 17,6% del titolo e di poterlo incrementare al 18%, mentre Gabriele Volpi ritiene di portare la partecipazione dall'attuale 6% al 9,9%.
E il fondo Algebris, sede a Londra, sottoscriverà il 2%, secondo quanto ha detto l'amministratore delegato, Davide Serra. Mentre le banche del consorzio, Credit Suisse e Deutsche Bank, global coordinatore e joint bookrunners, hanno accettato di assicurare 200 milioni di euro e Barclays sottoscriverà le eventuali azioni non vendute per 100 milioni di euro.
Intanto domani pomeriggio è prevista una riunione del cda a Genova che, con ogni probabilità, avrà al centro il dossier Creditis. La banca ha ricevuto tre offerte vincolanti tutte provenienti da fondi internazionali e il candidato più probabile per l'acquisizione è Crc, ovvero Christofferson Robb & Company, un hedge fund americano specializzato nel settore. Negli Usa ha dimestichezza con dossier di questa natura, meno in Europa dove comunque, secondo indiscrezioni di stampa, punterebbe a irrobustire la sua presenza nel credito al consumo (da qui l'interesse per Creditis). Sarebbe proprio Crc ad aver rinunciato nel corso della procedura alla condizione che prevedeva l'accettazione della sua offerta vincolante entro il 22 novembre contenuta nell'accordo di subgaranzia di prima allocazione sottoscritto con Equita Sim.
Questo perché alla banca occorreva più tempo per analizzare le offerte, confrontarle, limarle, negoziare e decidere per l'assegnazione della trattativa in esclusiva. Se tutto procederà come sembra, Crc dovrebbe avere la meglio su Chevanari Financial Group e StormHarbour, gli unici altri due fondi ad aver presentato un'offerta vincolante. Nessuna banca è rimasta in gara per la società del credito al consumo. Sia Mediobanca che Santander hanno fatto marcia indietro nei giorni scorsi, probabilmente per una questione di prezzo. Secondo quanto emerso dalla conferenza stampa della scorsa settimana a Genova il prezzo di Creditis dovrebbe essere a tre cifre. L'istituto ligure ha in carico la società a bilancio a 40 milioni. Aveva provato a cederla nel 2015 con una valutazione di 75 milioni al fondo Apollo, ma poi la trattativa non era andata a buon fine. L'unico tassello da chiarire è che cosa preveda il possibile accordo con Crc e se quest'ultimo abbia intenzione o meno di intervenire anche nell'aumento di capitale in corso.
Intanto l'aumento di capitale sta entrando nel vivo. Domani scade il termine per la comunicazione da parte della clientela retail delle intenzioni in merito ai diritti sulla ricapitalizzazione. In assenza di indicazioni, mercoledì i diritti giacenti saranno messi in vendita. Dal 1 al 6 dicembre i diritti potranno solamente essere esercitati. A questo punto si avranno indicazioni più sull'andamento dell'operazione di rafforzamento: i piccoli soci rappresentano infatti lo zoccolo duro dell'azionariato della banca e pesano per la metà del capitale.
Secondo fonti vicine alla banca le posizioni short sono nell'ordine del 2%. Il disallineamento rispetto al dato fornito dal sito Consob (24%) nasce dal fatto che il numero delle azioni che costituisce le posizioni short viene rapportato al numero delle azioni che costituiscono il vecchio capitale sociale, fintanto che l'aumento di capitale non è concluso. La differenza è così marcata per la natura iperdiluitiva dell'operazione, per cui al momento esistono circa 830 milioni di azioni e al termine dell'offerta in opzione ne esisteranno circa 50miliardi (56miliardi inclusa la tranche riservata ai portatori dei titoli rivenienti da Lme).
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