Rinviata l'udienza sul Congo. Eni sale in scia al petrolio
Il rinvio è arrivato dopo la possibilità di giungere a un accordo tra Eni e la procura di Milano. Nel frattempo, il titolo beneficia delle performance del petrolio, che si muove in rialzo per la dodicesima seduta e alimenta gli acquisti del settore
di Marco Vignali 17/02/2021 13:30
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Buone notizie per Eni sul fronte giustizia. Stamani, infatti, il gip del tribunale di Milano, Sofia Fioretta, ha rinviato al prossimo 25 marzo l'udienza per discutere della misura interdittiva richiesta dalla procura di Milano, la quale, se implementata, vieterebbe a Eni di operare in Congo per due anni. La motivazione ufficiale del rinvio sarebbe da ricondursi alla possibilità che si apra una strada per giungere a un accordo tra le parti, dopo che, nel settembre scorso, era stata la stessa procura a promuovere la richiesta per lo stop alla produzione di Eni nello stato africano.
Tale misura era stata avanzata nell'ambito della più ampia inchiesta per corruzione internazionale attuata per verificare l'operato di Eni in Congo, e avrebbe dovuto portare allo stop alla produzione di petrolio di Eni nei pozzi 'Marine VI e VII', valutati oltre 400 milioni. L'accusa alla società energetica è che i modelli organizzativi interni non seppero impedire nel 2015 che Eni, con l'allora capo area subsahariana, Roberto Casula, operasse una "corruzione internazionale innestata sulla direttiva congolese che nel 2013 imponeva ai gruppi stranieri dei partner locali". In caso di accordo tra le parti, che farebbe uscire Eni dall'inchiesta (ancora aperta) e farebbe cadere la misura interdittiva, la procura di Milano potrebbe procedere a una derubricazione del reato da corruzione internazionale a induzione indebita per le sei persone indagate.
Nel frattempo, il titolo Eni sale in scia ai rialzi del prezzo del petrolio e a Piazza Affari segna un +0,74%, portando la propria quotazione a 9,146 euro. Brent e Wti hanno ormai stabilmente superato quota 60 dollari al barile e anche stamani si muovono in rialzo, rispettivamente, dell'1,28% a 64,17 dollari e dell'1,07% a 60,70 dollari. Ieri sera, l'oro nero si è spinto su livelli che non si vedevano da giugno scorso, salvo poi limitare i guadagni nel corso della mattinata odierna, che segna comunque il dodicesimo rialzo su tredici sedute e porta il progresso totale da inizio 2021 intorno al +24%.
Proprio ieri sera, l'S&P500 ha toccato un altro record storico, guidato dalla risalita dei titoli energetici, i cui acquisti sembrano non essere destinati a placarsi nemmeno nella seduta di oggi: tra i big del settore, infatti, Chevron, che aveva chiuso in rialzo dello 0,7%, a mercato chiuso è salita del 3% sulla notizia dell'ingresso del fondo di Warren Buffett nel capitale, con la Berkshire Hathaway che ha una quota da 4,1 miliardi di dollari. Occidental Petroleum, Apache e Marathon Oil hanno registrato un rialzo superiore al +5%, mentre la mattinata europea ha rafforzato i rialzi di colossi petroliferi quali BP (+1,3%) e Total (+1%).
Inoltre, dalla Norvegia arriva un'ulteriore indicazione della solidità del trend del petrolio, con le società del segmento Oil&Gas norvegese che avrebbero aumentato i loro piani di investimento per il 2021. Pur contemplando investimenti minori rispetto ai livelli dello scorso anno, e nonostante la spesa dovrebbe subire un nuovo calo nel 2022, l'Ufficio nazionale di statistica ha mostrato come il settore più grande dell'industria norvegese preveda ora di investire 173,6 miliardi di corone norvegesi (20,5 miliardi di dollari) quest'anno, rispetto a una previsione di 166,3 miliardi di euro a novembre, pur rimanendo in ritardo rispetto allo scorso anno, che aveva assistito ad un valore degli investimenti pari a 179,3 miliardi.
"I livelli di investimento hanno un impatto sia sulla crescita a breve termine dell'economia norvegese che sulla produzione petrolifera a più lungo termine del Paese”", ha evidenziato l'Ufficio di statistica. L'anno scorso, il Parlamento norvegese ha approvato incentivi fiscali temporanei per stimolare gli investimenti in petrolio e gas, alimentando le promesse di Equinor e altri colossi. Per beneficiare degli incentivi, che potrebbero ridurre i costi di sviluppo di circa 10 dollari per barile secondo le stime del settore, i progetti devono essere approvati entro la fine del 2022. (riproduzione riservata)
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