

«Non prendiamoci per i fondelli».
Nella apparente volgarità, la frase di Sergio Marchionne, in occasione del referendum per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, resta una pietra miliare non solo per il futuro della Fiat ma anche del Paese. Tuttavia, è stato necessario un altro passaggio, la giusta intransigenza nei confronti dei tre operai sabotatori dello stabilimento di Melfi, perché la posizione realistica, laica, appassionata di Marchionne sulla necessità che nel Paese molte cose cambino, a cominciare dalla mentalità vetero sindacale della Cgil, per smuovere il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, a fare dichiarazioni di adesione piena alla linea rinnovatrice del capo della casa torinese.
Marchionne è stato bravissimo a condurre l'affondo con la decisione di far rientrare i tre operai-sabotatori in fabbrica, impedendo però loro di avvicinarsi alla catena di montaggio. Il loro appello al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha generato una presa di posizione assolutamente non condivisibile dell'inquilino del Quirinale, il quale mentre ha chiesto che la Fiat rispetti la legge (e la Fiat l'ha rispettata, reintegrando i tre), non ha però detto una parola sul comportamento dei tre estremisti... Continua
I lettori abbonati possono leggere il testo integrale dell'articolo di Orsi & Tori gia' dalle 5.00 di mattina del Sabato di uscita. Tutti gli altri lettori avranno libero accesso ai contenuti dell'articolo a partire dal martedi' successivo alla sua pubblicazione.