Orsi Tori
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Marco Patuano lo aveva indicato prima di ogni altro. Telecom Italia deve diventare una public company, cioè una società dove non ci sono maggioranze precostituite attraverso holding o peggio patti di sindacato, ma dove le maggioranze si formano in assemblea intorno a manager e amministratori che ottengono la fiducia degli investitori, principalmente investitori istituzionali. Così è stato con l'assemblea di mercoledì 16, durata ben 11 ore, grazie a un duro lavoro preparatorio che il management, con in testa Patuano, ha svolto in questi ultimi mesi.

A suggerire questa svolta, che non ha precedenti in Italia, sono stati più fattori. 1) Il disimpegno dei grandi azionisti (Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Benetton) da Telco, la holding che era stata creata per rilevare la quota di maggioranza relativa che era di Pirelli e bloccare un possibile passaggio del controllo in mani straniere per un'azienda che conservava un valore strategico per il Paese. Telco era servita a cooptare e quindi a stoppare Telefonica, il grande operatore spagnolo con presenza in larga parte del mondo. Nei mesi scorsi gli azionisti italiani hanno ridotto la loro quota in Telco a vantaggio di Telefonica e deciso il prossimo scioglimento dopo il quale il gruppo spagnolo...

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