Il Trader

04/03/2013 - Ore: 11.52


Segnerà le sorti non solo dell'Italia, ma anche della moneta unica. Non è il nuovo governo del Belpaese, è lo spread Btp-Bund

di Massimo Brambilla




Dopo l’esito elettorale inaspettato e ben poco gradito alla comunità internazionale, finanziaria e non, il rischio spread è tornato prontamente ad agitarsi, accompagnato da affermazioni stizzite, fuori luogo, provenienti da personaggi anche di rilievo del mondo politico dell’Eurozona. Lo spread, ovvero il differenziale tra rendimenti dei Btp decennali e i Bund tedeschi di pari scadenza, è entrato prepotentemente in scena nell’autunno del 2011 quando, lievitando giorno dopo giorno fin a sorpassare quota 500 centesimi, ha di fatto obbligato il governo Berlusconi a cedere le redini ai tecnici di Mario Monti sostenuti da una guida politica di larghe intese.
Da allora l’inasprimento fiscale, più che i tagli opportuni promessi alla spesa pubblica improduttiva (pubblica amministrazione e politica in testa), ha consentito all’Italia di accondiscendere ai desiderata di Bruxelles e Francoforte in tema di pareggio primario di bilancio dello Stato, al prezzo di una recessione, di una disoccupazione e di un impoverimento nazionale montante.

Parallelamente lo spread si è ridimensionato, ma solo grazie alle decisioni più incisive di politica monetaria escogitate dall’altro Mario, il presidente della Bce: quota 500 è stata infatti abbandonata la prima volta, per scendere fino a 275, in occasione delle due operazioni di finanziamento straordinario alle banche (“Ltro”) varate da Draghi nel dicembre 2011 e a fine febbraio 2012; la seconda volta, scendendo nuovamente da quota 500 fino ai minimi di fine 2012 segnati sotto 250 centesimi, lo spread è gradualmente rientrato grazie al piano Omt preannunciato ai primi di agosto dalla Bce, l’ombrello protettivo sul mercato secondario dei titoli di stato (con scadenza massima a tre anni) che può aprire la banca centrale una volta che un paese in difficoltà chiede e ottiene l’aiuto finanziario dall’Unione.

L’americana Citigroup si è affrettata a esternare, giovedì 28 febbraio, la previsione che l’economia italiana peggiorerà nel prossimo biennio (-1,6% nel 2013 e -1,4% nel 2014) e durante i prossimi 2-4 anni il rating sul debito italiano scenderà fino a livello “junk” (spazzatura), o perfino sull’orlo del default, obbligando il governo a chiedere gli aiuti all’Unione e a ristrutturare anche con un haircut il proprio debito.
L’affinità, fuori luogo, con la Grecia è evidente: è palese che si se dovesse verificare un simile scenario sarebbe da imputare a una crescita dello spread, e quindi dei rendimenti richiesti dal mercato per sottoscrivere i titoli di stato italiani, tale da non consentire all’Italia di avere risorse sufficienti per onorare il pagamento delle cedole o peggio il rimborso del capitale a scadenza, rincaro che prima ancora prosciugherebbe la già ridotta capacità di credito delle banche nei confronti di imprese e famiglie, attuabile solo a tassi d’interesse esorbitanti.

A questo punto si ripresenta la domanda: la lievitazione dello spread è la conseguenza fisiologica a una situazione di progressivo dissesto dei conti pubblici di un paese o ne è piuttosto la causa?
Il quesito non è da poco, visto che nel secondo caso le sorti di un paese, o quantomeno la direzione di marcia del relativo governo, verrebbero in realtà stabilite dal mercato finanziario. Ovvero, potenzialmente, da pochi operatori di grosso calibro. Osservando i volumi medi giornalieri che caratterizzano, sia sul Mot e sia sull’Mts, i titoli chiave del debito pubblico italiano, operando al ribasso sui quali si riuscirebbe a spingere verso l’alto l’intera curva dei rendimenti a media e lunga scadenza, ci si accorge che procurarne una discesa dei  prezzi non è cosa semplicissima ma nemmeno ardua: con un budget di vendita giornaliero di circa 50-70 milioni di euro sul Btp future quotato all’Eurex (equivale a vendere 30-40 mila contratti al giorno), di altri 100 milioni di euro di controvalore sul Btp decennale benchmark (1.9.2022 5,5%) più eventualmente 100 milioni distribuiti sugli altri due-tre Btp decennali ricompresi nel paniere di consegna del future, di 30-50 milioni di euro di controvalore sul Btp settennale (1.9.2019 4,25%) e di altri 200-250 milioni di euro di controvalore sul Btp quinquennale di riferimento (1.11.2017 3,5%) è possibile esercitare una costante pressione verso il basso dei relativi prezzi e conseguentemente un’ascesa dei rispettivi rendimenti.

In sostanza, vendendo quotidianamente un controvalore di Btp pari a 500 milioni di euro o poco più, meglio se in stretto coordinamento con il mercato dei Cds (Credit default swap), sarebbe possibile,  sfruttando un sentiment politico-economico-finanziario già traballante, arrivare a mettere in crisi lo stato italiano: nel giro di un mese o al massimo due lo spread è infatti storicamente in grado, partendo da quota 350, di varcare la soglia di allerta di 500 centesimi, mettendo in campo una ventina di miliardi di euro pari solamente all’1% del debito pubblico.


L'influenza diretta su piazza Affari e sul cambio euro-dollaro

Volendo prescindere dalle cause che muovono lo spread, a livello operativo è invece importante studiare quale tipo di influenza eserciti la dinamica del differenziale di rendimento tra Btp e Bund su piazza Affari e, a livello internazionale, sul cambio euro-dollaro.

L’intento è di sfruttare a proprio vantaggio l’operatività in borsa e sul forex. La statistica degli ultimi anni evidenzia infatti un buon grado di correlazione inversa tra l’andamento dello spread e il Ftse Mib o l’euro-dollaro, inversa perché quando sale il primo scendono le quotazioni dei secondi e viceversa, dove il legame è senz’altro più marcato in riferimento all’indice azionario italiano: -70% nel primo caso (il massimo è pari a 100%) e -30% nel secondo; ciò significa che ben il 50% dei movimenti di piazza Affari è mediamente spiegato dagli alti e bassi dello spread, mentre il cambio, se lo spread non è in tensione, ne subisce gli effetti in misura molto ridotta.
La sensitività di questo legame è mediamente pari a -30% per l’indice italiano, ovvero se lo spread sale del 10%, passando per esempio da quota 250 a 275 centesimi, il Ftse Mib tende ad arretrare del 3% (ovvero il -30% del 10%) spinto verso il basso dalle banche.

Questo dato medio, tuttavia, va analizzato nei diversi gradi di tensione che interessano lo spread: la correlazione con piazza Affari e l’euro-dollaro, nonché la sensitività con cui influisce su di essi, cresce infatti di pari passo con l’aumento di valore dello spread: con il differenziale in zona relativamente tranquilla attorno a 250 centesimi, la correlazione tra lo spread e il Ftse Mib è un po’ più blanda (tra -50% e -70%) e la sensitività si colloca tra il -20% e il -25% (l’indice cresce o arretra del 2,5% per ogni discesa o salita dello spread nell’ordine del 10%), mentre rispetto al cambio la correlazione scende sotto il -30% senza esercitare un’apprezzabile influenza.

Quando lo spread è invece in crescita oltre quota 300 la correlazione e la sensitività verso il Ftse Mib e l’euro-dollaro crescono fino ai valori medi inizialmente indicati (-70% di correlazione con il Ftse Mib e -30% di sensitività, mentre verso il cambio la correlazione non va oltre un modesto -30%), per poi decollare quando lo spread supera quota 400: in questo caso la correlazione con piazza Affari si porta a -80% e più (fino a sfiorare il -90% quando il differenziale viaggia verso quota 500, indicando che tutto il movimento azionario è spiegato dallo spread), spingendo il livello di influenza oltre il -40% per giungere fino al -50% con lo spread a 500 centesimi (il Ftse Mib tende quindi a retrocedere del 5% quando lo spread lievita del 10%, passando per esempio da 450 a 495).
Anche l’euro-dollaro diventa molto più sensibile al rincaro dei rendimenti dei Btp: la correlazione cresce infatti al -60% o perfino al -70%, innalzando anche la sensitività del cambio tra il -9% e il -12%. (riproduzione riservata)


 

838 Commenti

Atollo - Inviato il: 15/04/2013 13.43

oro

sbaglio se dico che l’allentamento deciso della pressione sull’oro l’han indirettamente provocato le recenti decisioni del giappone dopo le rassicurazioni della Fed sul proseguimento del QE per tutto l’anno, in quadro generale che è comunque stabilizzato nelle sue criticità:
ovvero la previsione di un rialzo delle borse e dei titoli di stato ha fatto defluire liquidità dall’oro
S.E.e/oC.

trading7 - Inviato il: 15/04/2013 13.15

oro

possibile una discesa a 1300 circa.. accc
io preferisco il corn che tra qualche settimana
potrebbe essere interessante acquistare

zampa - Inviato il: 15/04/2013 13.02

gold

in caduta libera a 1406 $ oz
minkia che botta

Lince71 - Inviato il: 15/04/2013 12.34

Spread

a 300 .....perfetto per rimbalzare.

Lince71 - Inviato il: 15/04/2013 12.33

ns situazione politica non è al momento così influente

zi zi...lo è secondo me ....falli finire di distribuire. il mib ha picchiato a 15000 da lì è rimbalzato ora siamo sul secondo massimo descrescente secondo me, perfetto per shortare fino a 14500.
Stop 16000 e passa la paura.

Atollo - Inviato il: 15/04/2013 11.36

R: Cmq Bull trap intraday in corso

in questo caso sarebbe la seconda del giorno.
Ma a giudicare dallo spread l’evoluzione della ns situazione politica non è al momento così influente

trading7 - Inviato il: 15/04/2013 11.28

tengo short

però che confusione
con tutti queste indicazioni contraddittorie
ma se qualche notizia anche minimamente
positiva dovesse uscire su intese politiche
non mi meraviglierei se facesse una virata
inprovvisa

Lince71 - Inviato il: 15/04/2013 11.27

Cmq

Bull trap intraday in corso su rimbalzo e parte dal fut S&P500.

Lince71 - Inviato il: 15/04/2013 11.23

Atollo

Nuove elezioni alle porte con PD frantumato e mercato che dovranno scegliere tra m5s e il cav....ma dove vuoi che vadano i mercati ita? naaaaaaaa....tengo short con stop largo sopra 16000.

Atollo - Inviato il: 15/04/2013 11.07

Insisto

il calo cinese li influenza direttamente, ma qui si deve pensare a cosa farà il governo cinese :
reagirà utilizzando un po’ di quei 3400mld di $ che ha in cassa per sostenere la domanda interna o starà a guardare?
Forse più che ad oro e petrolio bisogna guardare al dato inflazione che mi pare sia il fattore che condiziona di più le decisioni del governo cinese, e non mi ricordo gli ultimi dati usciti.
Per me in questo momento stiamo recuperando da un bel trappolone partito dopo le 9,30, come soglio dire... S.E.e/oC.

Lince71 - Inviato il: 15/04/2013 10.26

Insisto

Oro e petrolio in caduta libera.....non può essere un caso.

Atollo - Inviato il: 13/04/2013 15.11

anticipando uno mega storno a WS ?

ho dei dubbi in merito, propendo più per prese di beneficio sui bancari dopo i cospiqui guadagni degl’ultimi giorni, e ieri in chiusura ed in asta c’è già stato un recupero, poi abbiam visto WS chiudere quasi in parità.
Riguardo al PIL cinese qualche giorno fa avevano attribuito i guadagni di WS alle notizie inferiori alle attese delle esportazioni Cinesi, perchè i mercati han ritenuto che di conseguenza la Cina debba spingere i consumi interni dando così opportunità anche alle esportazioni USA.

Lince71 - Inviato il: 13/04/2013 09.35

Oro argento e petrolio

allora...qualcuno capisce esattamente cosa ci sia dietro il botto? Il dollaro non mi risulta in corsa quindi a cosa é dovuta questa maxi ribasso?non vorrei che stesse anticipando uno mega storno a WS....soprattutto il petrolio non vorrei che la crescita futura, il nodo, sia arrivata a una verifica, il pettine.e quale sarebbe la verifica? Lunedì mattina alle prime ore sará pubblicato il pil cinese.....non é che i cinesini  interessati giá sanno e sono fuggiti in fretta e furia?anche perché non trovo spiegazioni certe a questo crollo....

Atollo - Inviato il: 12/04/2013 18.09

a francoissss ....

ma sto picchio verde è passato o no ? che dicono i tuoi informatori dagli USA?
doveva iniziare il sell-off per l’occupazione e non è successo niente, ora lo faranno mica per il calo della fiducia consumatori del Michigan ?

**fedez** - Inviato il: 11/04/2013 20.04

Cipro: governo, costi salvataggio salgono da 17,5 a 23 mld

rally azionario fino al grande implosione? Probabile

Atollo - Inviato il: 11/04/2013 09.15

buondì

nessuna nuvola in cielo...... si fa per dire....
attoolate
§:-))))

Lince71 - Inviato il: 10/04/2013 21.09

Cmq....

.....sarà difficile da valutare la questione. non sanno dove mettere la liquidità e credo proprio che il fiume di yen sia arrivato sugli euro bond periferici e short covering al seguito. E mò come ci si rapporta a questo fiume? bhò....

Atollo - Inviato il: 10/04/2013 20.52

....da cosa è dipeso?

scusa son fuori dal trading e ti ho letto solo ora.
Probabilmente avrai già letto altro oltre a trading7, comunque sembra sia stata una di quelle giornate in cui tutte le ciambelle escono col buco: forse liquidità in arrivo dal giappone sui titoli europei, poi Rehn in mattinata che annuncia la prossima uscita dell’Italia dalle procedure di controllo applicate agli sforatori del 3%, tassi ai minimi nelle aste della mattina, poi nel primo pomeriggio uscita anticipata per errore dei dati Fomc che oltre a dare certezza che il riacquisto titoli andrà avanti a fine anno, lascia intendere che il tasso rimarrà basso.
Credo che comunque siano tutti motivi che domani potrebbero evitare prese di beneficio..

trading7 - Inviato il: 10/04/2013 20.21

xLince71

si sale x il fomc
che è stato diffuso per errore
seee  vabbè

Lince71 - Inviato il: 10/04/2013 20.06

azz...

...non trovo niente....ma perché azz è salito? Mi rispondete prima della chiusra tah please?

 
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