Alle Grida

08/02/2013 - Ore: 17.53


Eni, quell'autolesionismo così made in Italy

di Gabriele Capolino




 

Ironia della sorte, Paolo Scaroni era in Algeria in missione quando la Guardia di Finanza ha perquisito la sua abitazione su ordine dei magistrati De Pasquale, Baggio e Spataro. In attesa di vedere quali saranno i concreti elementi di accusa nei confronti di Scaroni e la sua correità per l'affaire delle tangenti pagate per l'acquisizione della commessa Sonatrach-Saipem, restano tuttavia alcune perplessità di fondo sulla decisione dei magistrati: infatti non sempre ci si può trincerare dietro il concetto di atto dovuto per giustificare decisioni che hanno una rilevanza mondiale, visto il ruolo dell'Eni in campo energetico.

Primo punto, la separatezza fra i business. Eni e Saipem fanno due mestieri completamente diversi, in cui l'unico fattor comune è il colore della materia prima. Saipem concorre a gare d'appalto internazionali per l'estrazione e vanta tra i suoi clienti tutte le compagnie petrolifere del mondo, da Exxon a Bp, a Total. Ovvio che queste ultime pretendano che la Saipem sia ben distante nella sua operatività dall'Eni, pena concorrenza sleale. Ecco quindi che sono stati messi in piedi dei gradi di separazione accentuati tra la governance di Saipem e quella di Eni. Quindi non si applica il teorema del «Non poteva non sapere».

Secondo punto, il presunto incontro tra Scaroni e il faccendiere Farid Noureddine Bedjaoui, che per i magistrati è il reale collettore della tangente grazie a rapporti di conoscenza molto profondi con Pietro Varone, ex direttore generale della divisione Engineering & construction di Saipem. Incontro che sarebbe avvenuto durante un meeting tra il numero uno di Eni e Chabib Khelil, il potente ex ministro dell'Energia algerino ed ex presidente dell'Opec, nel corso del quale Bedjaoui fu presentato alla delegazione italiana come un assistente di Khelil. Ora, si può immaginare di tutto, ma che il capo dell'Eni si metta a indagare sulla reale identità dei presenti è un po' velleitario. E che nella stessa riunione ci si metta a parlare di tangenti apertis verbis, idem.

Terzo punto, la reazione dell'Eni nel momento in cui i magistrati resero note le loro risultanze sull'inchiesta è stata immediata, con la sostituzione dell'amministratore delegato di Saipem, del suo numero due e del direttore finanziario dell'Eni stessa, che in passato era in Saipem. Il che stride con un eventuale coinvolgimento di Scaroni.

Quarto, inutile fare i paracadutati da Marte. Se la tangente di cui si parla è pari a 197 milioni e la gara aggiudicata è di 11,3 miliardi, il quantum illecitamente pagato è pari all'1,7%. I concorrenti francesi, americani e tedeschi di Saipem si sarebbero baciati i gomiti, in confronto a quanto pagano loro per gare del genere. Quell'1,7% implicitamente abbatte anche un altro preconcetto, figlio della prima Mani Pulite, in cui le tangenti pagate all'estero erano molto copiose perché poi in buona parte ritornavano in Italia. In questo caso, sembra l'esatto opposto. Il tafazzismo italiano prosegue imperterrito.


 

4 Commenti

giody - Inviato il: 12/02/2013 15.15

Finmeccanica

Continua il cupio dissolvi, tutti i siti esteri hanno in home page l’arresto del presidente di Finmeccanica per tangenti su una commessa in India. Figurati i tappeti rossi che srotoleranno all’estero nelle prossime commesse in cui si presenterà Finmeccanica  .

Lince71 - Inviato il: 11/02/2013 14.58

R.Tritacarne

Lei ha assolutamente ragione. Come scritto in precedenza, i magistrati dovrebbero essere esposti alla responsabilità civile diretta, col proprio patrimonio personale.

Per es., se un cittadino osa fare un causa su motivazioni poi si riveleranno infondate, va incontro oltre che alle spese di soccombenza, alla possibilità di essere condannato per "lite temeraria".

Il magistrato invece, il pubblico ministero, si può gettare in qualunque lite temeraria senza alcuna conseguenza diretta.

Come  funzionario statale, il magistrato al momento é esposto alla rivalsa civile  solo da parte dello stato e non del cittadino che ha subito le sue ingiuste vessazioni.

Cioè il cittadino fa rivalsa allo stato, e poi lo stato di conseguenza " a sua discrezione" decide se rivalersi sul magistrato.

Questo di fatto, garantisce impunità civile al magistrato. Infatti difficilmente lo stato, dopo aver subito già il danno economico dovuto dalla persona fisica/giuridica per ingiusta accusa, detenzione o altro, si farà carico del rischio dell’onere della prova nel dimostrare la colpa grave, finanche al dolo del magistrato nell’aver condotto ingiustamente le indagini, cosa che invece il privato dimostrerebbe, se del caso, nel momento della rivalsa diretta.

Il problema in Italia é la magistratura, oltre alla politica. La magistratura é una casta che sta distruggendo l’Italia conquistandosi anche il potere politico.

L’Ilva si chiude perchè fa venire i tumori.
Anche lo stress da mancanza di lavoro però fa venire depressioni, tensioni, ansie che fanno venire i tumori.

Che che se ne dica, con buona pace degli ambientalisti ,con le cose "genuine"  100 anni fa si campava 30  anni di meno.
 
L’ambientalismo sta diventando una religione....e sta paralizzando tutto il settore turistico italiano, e presto arriveranno a crear le basi culturali per vietare il consumo di cibi come la carne.
Occhio.

Atollo - Inviato il: 10/02/2013 22.50

autolesionismo così eat_Italy

Non sono un esperto in materia per cui potrei sbagliarmi, ma mi pare che tra i doveri dei magistrati non ci sia quello di operare per il bene del paese, avendo come proprio obiettivo quello di perseguire chi viola la legge, tuttalpiù vi possono essere magistrati che lo sentano come un loro obbligo prioritario e, sfruttando la discrezionalità riconosciutagli dalla legge, operano di conseguenza.
Di certo dubito che fino agli anni 90, preparando i loro laureati in legge alla loro scuola delle Frattocchie, i compagni si fossero preoccupati che, una volta entrati in magistratura, avessero la priorità del bene della patria. Infatti fino ad allora avevano sempre dato del fascista a chiunque osasse parlare di patria e dopo ha maldigerito il doverne revisionare il pregiudizio, per questo gli è venuto facile da bravi internazionalisti diventare accaniti €uro_peisti .
Ora han perdipiù il conforto psicologico d’avere al loro fianco il candidato della Trilateral ( a proposito, chissà se anche in questa occasione ci sian state visite di PM al Console USA a Milano come aveva fatto Di Pietro durante Mani pulite )
Mi gioco perciò una gonade che se chiedessero a Bersani e Monti la loro opinione sulla questione Eni, ripeterebbero ciò che han sempre detto in occasione dell’apertura, per atto dovuto, di tantissimi procedimenti assurdi finiti nel nulla, pur pesando lo stesso sulle nostre tasche: "ho fiducia nella magistratura italiana" ( può rimanere il dubbio se avrebbero avuto ancora oggi la stessa convinzione se tanti di quei procedimenti non avessero riguardato Berlusconi).
Mi giocherei sempre la stessa gonade, vincendo la prima scommessa altrimenti no, che su Saipem-Eni verranno fuori alcuni testimoni pronti a rilasciare ai PM dichiarazioni fra loro concordanti, che coinvolgerebbero nelle vicende di corruzione il capo di governo Berlusconi. Dovessi nuovamente salvarmi, vedremo il cavaliere sommerso dalle risate mentre dice che l’avrebbe fatto per il bene del paese.

giody - Inviato il: 08/02/2013 18.04

Tritacarne


questo commento  è particolarmente apprezzato da parte di chi, come me,  lavora in aziende come ENI e Finmeccanica alle prese con sfide di mercato ogni giorno più "impossibili" ....
Malgrado ci si faccia un mazzo così per cercare di far crescere l’azienda di fronte ad un mercato sempre più critico ed ad una concorrenza spietata, noi abbiamo anche l’ulteriore freno tafazziano cui si fa  riferimento nell’articolo: d’altra parte, mi permetto di dire, tale riflessione dovrebbe investire anche la categoria dei media che, spesso e volentieri, è una componente chiave del tritacarne ..