03/08/2012 - Ore: 18.15 Prof. Monti, vogliamo sfruttare l’agosto caldo dei mercati per fare breccia nell’indebita roccaforte tedesca? Di Massimo Brambilla
La prima settimana di agosto ha visto intensificarsi lo scontro in seno alla Bce, tra gli attivisti capitanati da Draghi e gli ultraconservatori dalla parte della Bundesbank, ormai in netta minoranza e sempre più isolati, sulla decisone di mettere mano con forza e decisione, con strumenti non convenzionali di politica monetaria, alla patologia che va intensificandosi in seno alla moneta unica, potenzialmente in grado di disintegrarla: nel tratto a breve termine dei debiti sovrani dell’Eurozona, la Francia ha collocato infatti il primo agosto più di sette miliardi di euro a tassi ancora negativi, proseguendo dunque la raccolta a costo zero sperimentata per la prima volta lo scorso 9 luglio che le ha procurato il quarto posto alla tavola del felice banchetto riservato alla Germania, all’Olanda, alla Danimarca e perfino al Belgio. Il 30 giugno anche l’agenzia del Tesoro belga è riuscita a vendere Tc con scadenza a tre mesi offrendo un rendimento del -0,003% (già nella precedente asta del 17 luglio era stato registrato un rendimento negativo), un passo storico praticamente raggiunto ora pure sulla scadenza a sei mesi (0,002% contro lo 0,226% del 3 luglio). Pochi giorni prima, venerdì 27 giugno, l’Italia si è invece dovuta accontentare nell’asta dei Bot semestrali di fine mese, da 8,5 miliardi di euro, di un calo di 50 centesimi dei rendimenti, scesi al 2,454% rispetto al 2,971% dell’infuocata asta precedente. Risultato: gli italiani dovranno comunque pagare 104 milioni di interessi, i francesi e i belgi zero.
Più esasperata è la situazione nel tratto a medio termine della curva: il primo agosto anche la Germania ha collocato Bobl a 5 anni per 3,35 miliardi di euro, a fronte di richieste per 8,63 miliardi di euro, a un tasso dello 0,31% rispetto allo 0,52% dell’asta precedente. Il giorno prima il Tesoro italiano è riuscito invece a spuntare, nelle aste Btp da 5,479 miliardi, il 5,29% sulla scadenza a cinque anni, che equivale a uno spread di ben 500 centesimi (il 4,98% per la precisione) sulla raccolta tedesca, differenziale che viene poi sostanzialmente mantenuto fino alle scadenze a 10 anni. Sul fronte sovranazionale, nello stessa seduta l’Efsf ha collocato 1,484 miliardi di bond a tre anni a un tasso dello 0,54%, che si confrontano con gli interessi decuplicati richiesti ai paesi dell’euro che si sono trovati costretti a richiedere l’aiuto finanziario in cambio della firma del famigerato “Mou”, il Memorandum of understanding con cui vengono attuati i piani lacrime e sangue di aggiustamento dei conti pubblici.
E’ evidente che qualcosa non funziona: forse il professor Monti, più che far balenare a tratti l’idea della richiesta di attivazione dello scudo anti-spread da parte dell’Italia, dovrebbe ricordare a Francoforte, approfittando del torrido agosto in cui i mercati si trovano senza appigli fino alla decisione della Corte costituzionale tedesca in agenda per il 12 settembre, che di questo passo gli italiani potrebbero essere più propensi in un prossimo futuro a pagare di più in termini di importazioni e di tassi d’interesse in lire (nonché qualcosa in più di inflazione), a fronte però di un decollo dell’export e di un ritorno delle attività produttive in Italia, piuttosto che finanziare il costo zero, o poco di più per le scadenze più lunghe, del debito pubblico di Germania & Co. Guardando infatti ai primi anni ’90, quando la speculazione capitanata da George Soros impose nell’estate del 1992 l’uscita della lira dallo Sme, si può calcolare che la valuta italiana perse contro l’Ecu un massimo del 32,5% dall’agosto del ’92 al picco del maggio ’95; l’impatto maggiore fu peraltro quello più immediato, misurato fino all’aprile del ’93 e pari al 20%, poi mantenuto su questi livelli negli anni dal 1996 al 1999 fino all’entrata in vigore dell’euro. Anche lo spread di rendimento tra Btp e Bund decennali raggiunse un massimo poco drammatico del 6,5% a metà del 1995, che si confronta con il record a 549 centesimi (5,49%) registrato lo scorso novembre e avvicinato nuovamente con i 531 centesimi raggiunti il 24 luglio. Certo, allora il debito pubblico denominato in Ecu era solo una piccola parte rispetto alla totalità denominata ora nella moneta unica, rendendo molto più critica e delicata la situazione attuale.
In ogni caso un primo avviso Monti lo ha già mandato a Berlino a fine luglio, avvertendo che la strada imboccata potrebbe stimolare sentimenti anti-europeisti nel corso delle prossime elezioni. Ma è bene ribadirlo con più forza e a chiare lettere. (riproduzione riservata)
abbiocco spero di non sbagliarmi, lo spread sta scendendo e sembra che DAX abbia smesso la discesa , ho chiuso lo short F ed aperto un long ISP, pronto ad invertire ISP-F
ya ya......ok.....non é la decennale.....ma intanto sono scesi questi. Insomma a guardare il bicchiero mezzo pieno da qui a 6 mesi l’euro dovrebbe continuare ad esistere he he....
buona cmq.....era una vita che non vedevo il numero uno davanti ai rendimenti italiani.
Lince non ci siamo capiti, ero short su F al livello di chiusura di ieri e stamane lo rishortata più su e lì l’ho tenuta, ora la ricompro per 1/3 e la rivendo quando recupera, (trayliing-scalping?)
Io ora.... ...non entrerei cmq....da dentro, entrato qualche giorno fa tengo, ma se non fossi entrato col ciufolo sarei entrato ora. Aspetterei la rottura del range.
Atollo Sì l’ho scritto io, non ho capito perchè hai stoppato lo short se pensi ci arrivi....quindi nno ho capito più probabilmente cosa tu abbia detto he he
Wè....basta riferimenti.....stiamo tranquilli qui no? ;)
ISP hai ragione , per lo meno da scalpare ogni volta che DAX accenna a risalire, ma occhio che questo sta tende a scendere comunque, e lo spread non aiuta.
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