30/07/2012 - Ore: 12.10 L'effetto Draghi stimola gli acquisti. Attese alle stelle per i meeting di Fed e Bce. Ftse Mib al test delle resistenze Di Massimo Brambilla
Le parole chiare e determinate del Presidente della Bce, giunte da Londra nella tarda mattinata di giovedì 26, hanno evitato il disastro finanziario. Dopo il venerdì nero con cui si era chiusa la settimana precedente, in scia all’avvitamento della crisi in Spagna e ai timori che la Grecia venisse abbandonata a sé stessa, le vendite piovute sulle attività in euro hanno preso le sembianze di un uragano lunedì 23, colpendo qualsiasi cosa fosse denominata nella moneta unica ad eccezione dei bond governativi dei paesi core, che venivano acquistati a piene mani grazie alle dismissioni sui titoli di stato spagnoli e italiani: oltre a mandare a picco i listini azionari con sensibili perdite diffuse nella mattinata su tutti i settori, che hanno scaraventato il Ftse Mib su nuovi minimi dell’anno facendolo atterrare sul punto più basso toccato nel 2009, le vendite sul mercato obbligazionario hanno lanciato gli spread sui decennali di Madrid e del Belpaese sopra la soglia di 600 centesimi nel primo caso e quota 500 nel secondo, a causa di rendimenti a 10 anno lievitati rispettivamente fino al 7,5% e al 6,35% che si sono confrontati con i nuovi minimi del Bund tedesco all’1,13%.
L’aberrazione dell’euro
Nelle prime ore di lunedì 23 era però nel tratto a breve delle curve dei rendimenti che si poteva leggere, come lo ha letto Draghi e la stragrande maggioranza del board della Bce, il paradosso scandaloso in seno alla moneta unica: si tratta del costo pari a zero con cui la Germania (-0,072%), l’Austria (0,017%), l’Olanda (0,011%), la Francia (0,15%) e il Belgio (0,28%) possono potenzialmente rifinanziare il debito in scadenza tramite emissioni con maturità entro i due anni (che si abbassano ulteriormente per maturità più brevi). Per i Paesi in questione si va da un rendimento perfino negativo come quello tedesco (significa che è lo stato a guadagnarci sui propri titoli di stato, perché gli investitori sono disposti a pagare qualcosa oltre a rinunciare completamente al classico ritorno obbligazionario) fino a tassi sensibilmente inferiori al costo del denaro appena abbassato dalla Bce allo 0,75%.
A fronte di questa evidente aberrazione finanziaria, visto che si confronta tra l’altro con un’inflazione non certo a zero (+2,3% è l’ultima rilevazione di Eurostat sull’Eurozona), ci sono Paesi che pagano il conto di questa situazione alla stregua di un vero e proprio tributo finanziario, penalizzate unicamente dal fenomeno di flight-to-quality che costituisce una mera strategia operativa adottata pro-tempore dagli operatori finanziari per mettere al riparo i fondi che gestiscono dalle incertezze e dalla volatilità delle quotazioni: la Spagna e l’Italia, che non hanno richiesto gli aiuti e che quindi continuano a rifinanziare il proprio debito emettendo nuovi titoli di stato, lunedì 23 mattina si sarebbero trovate costrette a offrire un rendimento a due anni del 6,33% nel primo caso e del 4,58% nel secondo nonostante abbiano varato un duro aggiustamento dei conti pubblici condiviso con i vertici dell’Eurogruppo.
La Bce lancia la sfida
Alla luce dell’incapacità di recupero dei mercati finanziari nella seduta di martedì 24 e mercoledì 25, che hanno visto anzi ritoccare i minimi in scia alla concreta possibilità che la Spagna possa perdere l’accesso al mercato obbligazionario a causa dei rendimenti proibiti richiesti dagli investitori (la soglia-limite di sostenibilità è stata del 7% per Grecia, Irlanda e Portogallo), il rappresentante dell’Eurotower ha detto basta, fosse sole nell’interesse dell’euro sprofondata verso nuovi minimi dell’anno contro le principali valute: usando i termini chiari che i mercati attendevano da tempo e ponendosi frontalmente contro Berlino e la Banca centrale tedesca (nonché quella finlandese e olandese), Draghi ha ribadito poco dopo le ore 12 di giovedì 26 << che la Bce è pronta a fare tutto il necessario per salvare l’euro>>, frase non certo nuova se non fosse stata seguita dall’ormai leggendario << E credetemi, basterà>>. Dopo aver attirato istantaneamente l’attenzione di tutti, ha proseguito sullo stesso tono annunciando che <<Se il premio sul costo di finanziamento dei governi danneggia la trasmissione della politica monetaria, questo rientra nel mandato della Bce>>.
Immediata la risposta dei mercati, perché non desideravano sentire altro da tempo ma soprattutto perché intravedono ora la nascita di un unico saldo punto di riferimento nel circo di Eurolandia: nel giro di pochi minuti gli acquisti hanno spinto il Ftse Mib a guadagnare il 4% trainando l’intera Europa (+3,5% l’Ibex di Madrid, +3% il Cac di Parigi, + 1,7% il Dax di Francoforte e +1,5% il Ftse100 di Londra), sostenuta da una repentina discesa degli spread italiani e spagnoli (da 515 a 470 centesimi quello dei Btp e da 600 a 552 quello dei Bonos) e da un immediato recupero della moneta unica (da 1,2125 a 1,2285). Le banche sono state ovviamente le protagoniste, risollevandosi dai nuovi minimi dell’anno, a spese del decennale tedesco dove le vendite ne hanno ridimensionato le quotazioni nel giro di mezz’ora da quota 145 a 144.
Rimbalzo e poi?
L’intervento verbale del banchiere centrale dell’euro è stato cruciale per il Ftse Mib: le forti vendite partite venerdì 20 erano infatti giunte a spingere l’indice sui minimi del 2009 a quota 12.300, a cui si era aggrappato disperatamente martedì 24 e nella mattina successiva, nonostante la reintroduzione del divieto di vendita allo scoperto dei titoli finanziari adottato in tutta fretta lo stesso venerdì 20 da Consob (e che rimarrà in vigore fino al 14 settembre, ovvero dopo il sì della Corte costituzionale tedesca su Esm e Fiscal compact atteso il 12 settembre). La reazione seguita alle parole di Draghi, guidata dalle banche, ha riportato il Ftse Mib sopra la soglia di 13.500, che costituisce la prima barriera grafica; il successivo ostacolo compreso tra 13.900 e 14.100 segna il limite del rimbalzo tecnico su cui è lecito aspettarsi un arresto dello spunto in attesa del cruciale doppio meeting Fed-Bce in agenda rispettivamente l’1 e il 2 agosto, oltre il quale si riaprirebbe la strada prima verso il picco di inizio luglio segnato a quota 14.500 e poi verso la resistenza dell’ultimo anno creata sul livello a 15.000.
Un simile scenario ottimistico, che comporta un parallelo recupero del cambio euro-dollaro prima della resistenza a 1,24 (compatibile con il superamento di 14.100 da parte dell’indice italiano) e poi di quella successiva a 1,27 da cui è stato respinto in giugno e in luglio (compatibile con il passaggio del Ftse Mib oltre l’area 14.500-15.000), arriverebbe solo con un segnale forte di inizio agosto da parte di almeno una delle due banche centrali, visto che contempla anche una riduzione degli spread con i Bund almeno fino ai livelli minimi di giugno (almeno quota 400, se non più sotto): nel caso di quella americana la speranza dell’1 agosto riguarda l’annuncio di un nuovo quantitative easing, o almeno di un finanziamento straordinario in dollari al sistema finanziario dell’Eurozona attuato sempre stampando nuova moneta.
Su quella europea (2 agosto) c’è invece grande attesa sul seguito operativo alle parole di Draghi, dato che la Bce è l’unico soggetto a cui possono guardare i mercati in attesa della decisione della Corte costituzionale tedesca prevista per il 12 settembre e delle successive lente mosse dell’Eurogruppo: gli investitori scommettono non tanto su una decisa ripresa dell’acquisto di titoli di stato spagnoli e italiani, estesa su tutta la curva, da parte dell’Eurotower nell’ambito del Securities Markets Programme (Smp) interrotto lo scorso febbraio, bensì sulla relativa quantità e modalità di funzionamento, ovvero sulla sua potenza di fuoco e velocità di attuazione. Il fatto che la Bundesbank proprio venerdì 27 mattina, durante l’asta Bot, si sia affrettata a comunicare che la licenza bancaria all’Esm violerebbe il mandato della Bce perché costituirebbe un finanziamento monetario, così come l’acquisto illimitato di bond dei paesi in crisi, pone la Banca centrale europea in rotta di collisione con le istituzioni monetarie e politiche dei paesi core (ad esclusione della Francia), che vedono un intervento in stile Fed o BoE come stampa di moneta finalizzata al finanziamento dei deficit pubblici.
La partita è quindi aperta e si può star certi che se la settimana entrante portasse a una completa disattesa delle aspettative minime del mercato, nel giro di qualche seduta la situazione precipiterebbe nuovamente, riportando il Ftse Mib sotto quota 13.000: in questo caso 12.800 è l’ultimo valido sostegno in difesa dei minimi a 12.295. (riproduzione riservata)
xLince71 io ho tenuto giusto qualcosina ma sono liquida e non mi fido tutte queste aspettative mi inducono ad essere prudente e poi secondo me ci saranno altre occasioni di entrare anche a prezzi migliori però potrei sbagliarmi, vediamo
grazie per la risposta comunque il sep a 1380 mi fa un pò specie sarà per l’invidia che bisogno hanno di un QE3 se offrono l’1.8% sul bond a 10 anni ? non capisco una volta per attrarre i capitali bisognava aumentare i tassi adesso succede il contrario chi ci capisce più niente poi tutti esportano merci ma ci sarà qualcuno che le importa ? CINA esporta USA esporta INDIA esporta GERMANIA esporta ITALIA esporta BRASILE esporta ect ect ma chi le compra queste merci ?
dunque??? che si fa secondo me domani succede pochino io ho tenuto qualcosa nel caso.. ci sarà un passo avanti ma non credo la soluzione e poi bisogna vedere come il mercato interpreterà quanto verrà comunicato, sarà buy o sell ? insomma ci azzecca è bravo ma il QE3 non volevano farlo prima delle elezioni americane?
Inviato il: 01/08/2012 18.01
Da: Massimo Brambilla
R: ma il sep Perché dovrebbe scendere il sep quando è in vista un QE3 della Fed? Tutti sappiamo quali siano gli effetti su WS, che peraltro conta su aziende che sanno macinare utili in un contesto di bassissimo costo del denaro e di abbondanza di cash
minkia a ny le mele costano 606 dollari l’una devessere stata stagionaccia mentre quella chiavica che vende i libri on line capitalizza un centinaio di miliardi di dollari quanto enel finmeccanica mediaset unicredit mps intesa ect ect messe insieme che facciamo ? andiamo a WS a fare i lustrascarpe ?
R: in toscana Il Pitigliano non mi pare tanto male, annata 2007 credo.
Quanto all’Ecb-day di Lince, abbiamo elogiato più le belle parole più che i (non) fatti che seguiranno sostanzialmente nel breve-brevissimo: ogni guerra si decide con più battaglie seguite dallo scontro finale ... e questo non ci sembra ancora lo scontro finale.
Io cmq Con tutto il rispetto per Radi che sicuramente mi acchiapperà, gli ultimi due giorni di tah li devo sfruttare per principio se lo spread cala. Indi entrati in asta pronto a riprendere il volo....dai un paio di squamette con stop a i 13800 e spread in calo si possono rischiare...
in toscana siamo più per i ROSSI di bianchi non m’intendo anche se ultimamente......qualche annata storta..... comunque per me uno vale l’altro tanto mettono tutti il cerchio alla testa quando ne bevi i rossi sono troppo più sinceri la mattina ti svegli fresco come una rosa
Pescherecci Ma che di dice da quella parti, dove l’acqua é alta? Sí pensa che il grande drago marino riuscirá a tirar fuori la testa oppure, temendo la grande aquila che domina i cieli blu con le stelline gialle, se ne rimarrá lì sotto a far vedere ogni tanto uno spruzzo d’acqua salata....e rossa sangue ovviamente?
ma il sep non scende mai ? sale sale sale sale poi non scende quindi risale risale risale cosa c’hanno l’artrosi deformante alla mano sinistra ? perchè non si curano e lasciano il bottone del buy ?
la pesca del giunti acqua tanta e pesci punti .... che faccio passo in pescheria ? compro un kiletto di sarde belle grasse e le faccio sulla carbonella un vinello bianco fresco e via a nanna
i rimbalzini ammiccanti certo , infatti oltre alla canna uso il retino , per beccarne qualcuno mentre salta fuori dall’acqua, non prenderò i tonni, ma almeno non finisco anch’io in una rete, insieme al pescato...§:-))))))
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