23/07/2012 - Ore: 18.38 Così lo scudo anti-spread. Germania & C. hanno il dovere morale di impiegare nell'Eurozona l’indebito guadagno Di Massimo Brambilla
La piega presa dagli eventi di Eurolandia (finanziari, politici ed economici) è a dir poco scandalosa. Un fatto, in testa a tutti, dovrebbe essere fonte di sdegno morale e politico in un’area chiamata Unione monetaria: si tratta del costo pari a zero con cui la Germania (-0,072%), l’Austria (0,017%), l’Olanda (0,011%), la Francia (0,15%) e il Belgio (0,28%) stanno rifinanziando il debito in scadenza tramite emissioni con maturità entro i due anni (tra parentesi sono citati i rendimenti di lunedì 23 mattina per la scadenza a due anni, che si abbassano ulteriormente per maturità più brevi). Per i Paesi in questione si va da un rendimento perfino negativo come quello tedesco (significa che è lo stato a guadagnarci sui propri titoli di stato, perché gli investitori sono disposti a pagare qualcosa oltre a rinunciare completamente al classico ritorno obbligazionario) fino a tassi sensibilmente inferiori al costo del denaro appena abbassato dalla Bce allo 0,75%, aberrazione finanziaria che al di fuori della moneta unica bacia anche la Danimarca (0,372%), la Finlandia (-0,038%) e la Svizzera (-0,548%), oltre che la Gran Bretagna (0,063%).
A fronte di questa evidente anomalia, visto che si confronta con un’inflazione non certo a zero (+2,3% è l’ultima rilevazione di Eurostat sull’Eurozona), ci sono Paesi che pagano il conto di questa situazione alla stregua di un vero e proprio tributo finanziario: si tratta naturalmente della Spagna e dell’Italia, che non hanno richiesto gli aiuti e che quindi continuano a rifinanziare il proprio debito emettendo nuovi titoli di stato, costrette a offrire un rendimento a due anni del 6,33% nel primo caso e del 4,58% nel secondo nonostante abbiano varato un duro aggiustamento dei conti pubblici condiviso con i vertici dell’Eurogruppo. Per l’Italia il rendimento biennale risulta superiore al 4,07% del Libano e al 4,31% della Polonia, nonché di poco inferiore al 4,87% del Sudafrica, che si confrontano però con un’inflazione al 4,3% nel primo caso e del 5,5% nell’ultimo.
La situazione rimane la stessa allungando la scadenza dei titoli di stato ai classici 10 anni, aggiungendo più o meno un misero punto percentuale ai ritorni biennali, ad eccezione di Francia e Belgio che devono offrire di più: il decennale tedesco rende infatti l’1,13%, quello olandese l’1,56%, quello austriaco l’1,9%, quello francese il 2,11% e quello belga il 2,5%, mentre al di fuori dell’euro la Danimarca può offrire un misero 0,9%, la Finlandia l’1,37% e la Svizzera perfino lo 0,44%. Come prima, a pagare il conto di questo regalo elargito dai mercati obbligazionari sono la Spagna, costretta a un salasso pari al 7,39% per le emissioni a 10 anni, e l’Italia, dove gli investitori richiedono oggi il 6,32% per sottoscrivere i relativi bond governativi.
Flight-to-quality e rendimenti: l’operato dei money manager
Il quadro descritto, che in questi ultimi giorni si è fatto più esasperato a causa delle tensioni bancarie (e non) spagnole e dei nuovi dubbi sulla Grecia, non è peraltro cosa nuova: come mostra il grafico proposto (dove la curva più alta riferita ai rendimenti dei Btp decennali viene messa a confronto con i titoli a 10 anni tedeschi, mentre la curva singola nella metà inferiore riporta l’andamento dello spread, ovvero la differenza, tra i due rendimenti di cui sopra), la divergenza nel movimento dei rendimenti decennali tra Italia e Germania, prima in totale sincronia, è iniziata nel primo semestre del 2011 ed è andata accentuandosi fino ad oggi, riportando lo spread sopra quota 500 come già avvenuto lo scorso inverno, quando Berlusconi fu costretto a cedere la guida al governo tecnico di Monti.
Le motivazioni di questa divergenza tra i rendimenti italiani e tedeschi, così come tra quelli della Spagna e della Germania, è peraltro nota a tutti: in gergo si chiama flight-to-quality e indica la tendenza da parte degli operatori a vendere le attività considerate più rischiose (in termini di potenziale deprezzamento del valore) a favore di quelle che, oggettivamente o per comune intendimento, dovrebbero garantire la maggiore sicurezza del capitale. In sostanza il ragionamento operativo dei money manager è il seguente: se prima si conseguiva un rendimento medio del 3% detenendo in portafoglio un terzo di Bund tedeschi, un terzo di Bonos spagnoli e un terzo di Btp, ora lo stesso 3% medio di ritorno viene conseguito detenendo il 67% di Bund, il 16,5% di Btp e il 16,5% di Bonos (moltiplicando infatti ognuna di queste percentuali per il rendimento decennale riportato sopra e poi sommando i tre risultati si ritorna al 3%). La quota di titoli tedeschi in portafogli risulta quindi raddoppiata rispetto a prima (sostenendone le quotazioni), mentre quella di bond spagnoli e italiani risulta dimezzata (appesantendone i corsi).
Questo è ciò che hanno fatto gli operatori finanziari: hanno attuato un puro e semplice trasferimento di risorse, dall’Italia e dalla Spagna verso la Germania & C., senza alterare le loro aspettative di guadagno. E senza quindi pensarci troppo sopra sul grado di fondatezza alla base di un simile trasferimento: non importa dunque se sia fondata o meno la considerazione che il Belpaese esponga gli investitori a un rischio più elevato rispetto alla storia più o meno recente, nonostante abbia sempre dimostrato di saper far fronte al proprio debito, nonostante goda di un eccezionale risparmio privato, nonostante abbia attuato importanti manovre strutturali per riportare il bilancio annuale in utile e nonostante la Germania & C. non offra concretamente garanzie sensibilmente maggiori sulla capacità di preservare nel tempo l’investimento; fosse anche solo per le quotazioni stratosferiche (e di conseguenza rendimenti magrissimi) raggiunte dai titoli di stato tedeschi, che espongono l’investitore al rischio di assistere prima o poi a una vistosa correzione.
Spread, un puro e semplice trasferimento di risorse
Non c’è quindi alcun merito di Germania & C. per i costi eccezionalmente bassi a cui si riescono oggi a finanziare (la Svizzera può essere ancora giustificata alla luce di un’inflazione negativa, al -1,1%), così come non c’è demerito nella Spagna e soprattutto nell’Italia (che non ha sofferto di bolle immobiliari o finanziarie, che gode di un sano sistema bancario e che è priva di indebitamento del settore privato) che giustifichi tassi del 5-6% più alti. Tale livello dei rendimenti, che si riflette in maggiori oneri finanziari a carico dello Stato per ogni asta di emissione di nuovi titoli di stato in sostituzione di quelli scaduti, persiste ormai da un anno e oltre a una certa soglia (per Grecia, Irlanda e Portogallo è stata quella del 7%) rende insostenibili i costi di rifinanziamento pubblico: di fatto il Paese si trova impossibilitato a emettere nuove obbligazioni governative (il rendimento richiesto dal mercato, e quindi il costo, sarebbe troppo alto) e la domanda di aiuto finanziario (che costa mediamente il 5,5%) diventa quindi un passo obbligato all’alternativa del default.
Anche la Spagna è ormai vicina a questa trappola e l’Italia sarebbe poi il quinto candidato nel mirino dei mercati obbligazionari, dove gli operatori agiscono nei propri interessi secondo le logiche illustrate creando al contempo, diciamo involontariamente, un grande beneficio per i conti pubblici di Germania & C.; tant’è che solo nel Nord Europa si parla di aumenti salariali nell’ordine del 3,5%, mentre in Spagna e in Italia imperversa la recessione economica, dilaga la disoccupazione e aumenta la povertà delle famiglie.
Così dovrebbe funzionare lo scudo anti-spread
Alla luce di questo ingiustificato trasferimento di risorse dalla periferia al centro-nord dell’Europa, con cui i Piigs (Spagna e soprattutto Italia in testa, visto che il Belpaese detiene un debito pubblico di importo simile a quello tedesco) stanno di fatto finanziando il benessere dei paesi core, dovrebbe costituire un dovere morale dei fortunati “Beneficiari” destinare la porzione di risparmio dei costi di finanziamento, frutto del fenomeno di flight-to-quality, all’acquisto di titoli di titoli di stato dei Paesi “Benefattori” (come la Spagna e l’Italia) in proporzione ai risparmi conseguiti sul fronte delle nuove emissioni, in modo da esercitare una pressione al rialzo dei corsi dei bond spagnoli e italiani e dunque un conseguente ridimensionamento dei rendimenti. L’acquisto di questi ultimi, da parte di una istituzione (che si chiami Bce, Esm o altro poco importa) rifornita trimestralmente con fondi dei “Beneficiari”, dovrebbe avvenire nelle aste del mercato primario tenute periodicamente dai “Benefattori”, con una proposta di rendimento che annulli lo svantaggio di chi subisce indebitamente il flight-to-quality; l’altra alternativa sarebbe infatti il trasferimento diretto e definitivo di queste risorse ai Paesi “Benefattori,” a titolo di risarcimento del maggior esborso in conto interessi infondatamente richiesto dal mercato. Tutte e due le soluzione garantirebbero a entrambe le parti di non pagare più di quanto sarebbe obiettivamente dovuto, rafforzando a ragione i bilanci degli Stati “Benefattori” e appesantendo quelli dei “Beneficiari”, con l’effetto di guidare una progressiva convergenza dei rendimenti (e quindi un restringimento degli spread) anche sul mercato secondario.
Il giusto rendimento che in questo momento dovrebbe pagare la Germania da un lato e l’Italia dall’altro, per quanto riguarda i titoli decennali, è peraltro facilmente desumibile dal grafico: i Bund hanno sempre pagato mediamente attorno al 3% nel biennio precedente il 2011, prima cioè che prendesse il via il fenomeno di flight-to-quality, mentre il rendimento dei Btp oscillava tra il 4% e il 4,5%, mantenendo uno spread medio di tra 100 e 150 centesimi (1%-1,5%). Un differenziale di rendimento attorno all’1% o poco più (come la Francia) è anche la misura massima che è lecito aspettarsi nell’ambito di una stessa valuta, oltre la quale, per periodi di tempo prolungati, la disparità di condizioni di finanziamento governative mal si conciliano con l’esistenza di un’unica banca centrale; con la Bce peraltro impossibilitata a compiere vere e proprie azioni di quantitative easing per comprimere quando necessario i ritorni dei titoli di stato, come ha fatto la Fed, la Banca centrale britannica e quella giapponese. Tale differenziale di rendimento, oltre il quale scatterebbe il contributo dei “Beneficiari” a favore dei “Benefattori”, potrebbe essere utilmente determinato, aggiornato e reso pubblico da un’apposita agenzia di rating governativo dell’Eurozona (come proposto qui nel mese di maggio), bilanciando così la leadership di Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch.
Gli italiani pagheranno le Porsche ai tedeschi?
Un meccanismo del genere differisce da quello attualmente in uso per gli aiuti ai paesi in crisi dell’euro (Efsf o Esm, e più in generale per la Troika costituita da Fmi, Ue, e Bce), perché non sarebbero più chiamati in causa tutti i Paesi a fornire, in proporzione alle proprie economie, le risorse per finanziare gli interventi; bensì solamente gli Stati che, in virtù di questa situazione di mercato patologica, beneficiano di un ingiustificato risparmio (su basi macroeconomiche) sul fronte dei tassi d’interesse. Una simile soluzione sarebbe equivalente in termini di effetto finale all’utilizzo degli Eurobond, soluzione sempre fermamente osteggiata dalla Germania, e a questo punto costituisce l’unica (equa) strada per evitare il peggio, ovvero l’unico modo per perseguire equamente lo scudo anti-spread annunciato a Bruxelles a fine giugno.
Visto che Berlino non accetterà mai questa giusta proposta (la corte costituzionale tedesca vaglierà con tutta calma solo il 12 settembre le modalità operative dell’Esm) sarebbe bello che il Professor Monti ricordasse pubblicamente alla cancelleria tedesca che Roma sta facendo tutto quanto il possibile per assicurare i conti pubblici e riavviare l’economia italiana, che vanta il poco invidiabile primato sulla pressione fiscale. Oltre a questo rimane solo l’attuazione del piano taglia debito proposto da tempo da Milano Finanza, e poi il destino dell’Italia rimarrà in balia dei mercati: epilogo che, dopo tutti gli sforzi fatti, non può essere accettato dai cittadini, poco disposti a sobbarcarsi altri sacrifici per sostenere il benessere di Germania & C. A quel punto potrebbero anche rivalutare l’ipotesi del ritorno alla lira e al conseguente ruolo a tutto campo che tornerebbe a giocare Bankitalia: un monito doveroso per Angela Merkel e gli esportatori tedeschi. (riproduzione riservata)
R: articolo un po’ piagnone Da ciò che dice è evidente che non ha compreso la sostanza dell’articolo: mi spiace, credevo di aver usato parole e concetti molto semplificati per renderlo comprensibile anche a chi, come lei, si trova molto a digiuno di finanza internazionale e politica monetaria.
P.S.: se crede che le banche italiane non siano sane perché non va a vedere i bilanci di Deutsche Bank o Commerzbank, dove l’attivo a rischio è ben oltre il 50%?
R:la bundesbank In un condominio puoi avere diritto a fare qualcosa e farla, ma un conto é farla contro il parere degli altri condomini che alla prima occasione potrebbero fartela pagare, ed un altro farlo con la loro approvazione frantumando il fronte contrario. Non é la mia opinione ma quella dei giornali di mezzo mondo il fatto che Draghi sia riuscito ad imporsi in maniera tale da porre Merkel vs Boba. Poi vabbé se per te é tutto scontato ognuno la pensi come vuole, a me non lo sembra affatto.
la bundesbank infatti è sempre stata contraria agli acquisti ma la bce ha piena autonomia per poterlo fare convenzionalmente come ha sempre fatto quando lo ha ritenuto opportuno vedi 2010 e 2011 come ho detto prima il resto è il balletto delle parti dichiarazioni contro dichiarazioni ridicoli draghi chiaramente che aspetta sette mesi per poter dire d’intervenire certo essendo a libro paga come tutti cosa dovrebbe fare ? quando gli telefona la GS lui si attiva sarei curiso di sapere cosa ne pensa del libor magari sta già preparando un bel LITRO per rinvigorire i bonus dei suoi colleghi
Draghi btp Rientra talmente nel suo mandato che ha dovuto tessere una tela per mettere la cancelliera tedesca contro la propria banca centrale. Ma sì....che ce vó....ma cazzatella da niente...coi tedeschi poi....ma per favore....
El drago /El Marchió Non é una sorpresa trovarsi in disaccordo. A mio avviso Marchionne e Draghi sono stimati da tutto il resto del mondo tranne che da alcune "sacche sociali" italiane che hanno fatto sempre di tutto per distruggere la voglia di investire in Italia, corresponsabili quindi dell’attuale crisi produttiva in cui versa il Paese. Marchionne e Draghi sono due genii di taratura internazionale: proprio le tue parole, cioé l’ aver acquistato Crysler per 2 noccioline, entrando in un mercato auto nazionalista come quello USA a Detroit, dimostra che Marchionne é un genio. Io mi immagino la Fiat senza Marchionne .Questa crisi....anzi nin me la immagino proprio dato che nemmeno ci sarebbe arrivata fallendo nel 2005.a Marchionne gli operai Fiat dovrebbero fare un monumento, e se non glielo faranno loro glielo faranno quelli della Chrysler. Per la questione Fiat/ Volkswagen non so, devo informarmi ma a quanto pare non é una posizione isolata quella del Marchió. Per l’intervento del nuovo ospite, spero abbia i requisiti professionali per ridurre semplicisticamente l’articolo, se ho capito bene, ad un articolo "piagnone". Bhá..,.che dire....meglio piagnoni che autolesionisti....almeno i primi hanno una reazione naturale e preservante al dolore ed al pericolo.
a ho capito era uno scherzo della fiom quando ha chiesto ai produttori tedeschi di accordarsi sul taglio delle produzioni chiudendo le fabbriche in europa e affitando quelle fiat in italia ? adesso vorrebbe mettere penna sul listino della golf ? ma sarà mica che li rode da quando voleva prendersi la opel per tre noccioline come in usa e la merkel invece li ha chiesto il piano industriale e lui è caduto dall’albero , perchè di industria macchine camion e trattori non ci capisce una mazza e vuol rompere il kazzo a chi ci capisce e investe
sui btp il fondo esm sarebbe il salva spread ed è un’altra cosa poichè non può essere attivato prima della ratifica tedesca di settembre
quello di cui draghi sta ragionando si tratta di acquisto sul mercato secondario di titolo di paesi in difficoltà e rientra nella piena autonomia della bce tanto è vero che tutto questo è già stato adoperato sia nel 2010 che nel 2011 a novembre con il bot semestrale a 92 a botte di 10 15 miliardi al giorno la bce si è trovata in pancia 200 miliardi di btp poi è stato sospeso con le dimissioni di berlusconi e il decreto salva italia
così partirebbe il nuovo assalto alla diligenza da parte della speculazione poichè essendo un mercato totalmente inliquido ( nessun investitore o fondo sovrano o fondo privato compra più btp da mo sul secondario !!!!!) ecco che arrivano soldi veri da facocitare
lA fINLANDIA É NELL’euro (PER ORA ALMENO) La proposta ci puó anche stare...ma CHI LO HA DETTO CHE proprio 100-150 basis point é il "GIUSTO" differenziale all’interno di un’area con moneta comune ? Solo perché sarebbe "sostenibile"? Il meccanismo potrebbe peró funzionare cosí da misurare i costi che i tedeschi & Co sosterrebbero per dare una mano ai Latinos...
P.S. credo sia un typo quando dice: "il decennale tedesco rende infatti l’1,13%, quello olandese l’1,56%, quello austriaco l’1,9%, quello francese il 2,11% e quello belga il 2,5%, mentre al di fuori dell’euro la Danimarca può offrire un misero 0,9%, la Finlandia l’1,37% e la Svizzera perfino lo 0,44%. " ma la Finlandia é Area Euro
articolo un po’ piangina PARTE II articolo ben scritto ma un po’ vittimistico: povera Spagna e soprattutto povera Italia che finanziano i cattivi nordici, tedeschi in primis. Noi abbiamo dal 1992 il debito/PIL al 120 danzante trda 105 (gestione Prodi e ciclo economico positivo) e il 125 (gestione Berlusconi e ciclo economico stagnante); nello stesso tempo il Belgio lo ha portato dal 120 all’80 circa. Non dovevamo farci trovare con le brache calate.. Quanto ai salari, le tasse impattano certo, ma anche la produttivita’ e l’educazione della forza lavoro e i settori in cui lavora...l’Italia é media tra un Nord europeo e un Sud balcanico con salari simili al Nord. I salari sono legati alla produttivitá e i tedeschi hanno avuto grande modrazione salariale negli ultimi 10 anni, maggiore che in Italia o Spagna, mentre la loro produttivitá aumentava. Siccome l’aumento di produttivitá necessita di anni di duro lavoro e di investimenti in capitale (incluso quello umano) la variabile salari é - ahinoi - quella che si aggiusta piú velocemente. Dire poi che il sistema bancario italiano é sano...
E’ vero che gli italiani hanno alti risparmi, specie il 30 di loro piú patrimonializzato (non andiamo a guardare come una parte di essi ha accumulato risorse ma il 20 del PIL é in nero...); queste risorse che i privati hanno vanno messe a riduzione del debito pubblico. Se non c’e’ la volontá politica e la percezione da parte dei mercati che queste risorse verranno prelevate (piú tasse ? Patrimonialone ? certo, anche tagli alla spesa non farebbero male, anzi...anch emeglio) possiamo avere anche risparmi doppi ma non contano.
La proposta ci puó anche stare...ma CHI LO HA DETTO CHE proprio 100-150 basis point é il "GIUSTO" differenziale all’interno di un’area con moneta comune ? Solo perché sarebbe "sostenibile"? Il meccanismo potrebbe peró funzionare cosí da misurare i costi che i tedeschi
articolo ben scritto ma un po’ vittimistico: povera Spagna e soprattutto povera Italia che finanziano i cattivi nordici, tedeschi in primis. Noi abbiamo dal 1992 il debito/PIL al 120 danzante trda 105 (gestione Prodi e ciclo economico positivo) e il 125 (gestione Berlusconi e ciclo economico stagnante); nello stesso tempo il Belgio lo ha portato dal 120 all’80 circa. Non dovevamo farci trovare con le brache calate.. Quanto ai salari, le tasse impattano certo, ma anche la produttivita’ e l’educazione della forza lavoro e i settori in cui lavora...l’Italia é media tra un Nord europeo e un Sud balcanico con salari simili al Nord. I salari sono legati alla produttivitá e i tedeschi hanno avuto grande modrazione salariale negli ultimi 10 anni, maggiore che in Italia o Spagna, mentre la loro produttivitá aumentava. Siccome l’aumento di produttivitá necessita di anni di duro lavoro e di investimenti in capitale (incluso quello umano) la variabile salari é - ahinoi - quella che si aggiusta piú velocemente.
Dire poi che il sistema bancario italiano é sano...
E’ vero che gli italiani hanno alti risparmi, specie il 30 di loro piú patrimonializzato (non andiamo a guardare come una parte di essi ha accumulato risorse ma il 20 del PIL é in nero...); queste risorse che i privati hanno vanno messe a riduzione del debito pubblico. Se non c’e’ la volontá politica e la percezione da parte dei mercati che queste risorse verranno prelevate (piú tasse ? Patrimonialone ? certo, anche tagli alla spesa non farebbero male, anzi...anch emeglio) possiamo avere anche risparmi doppi ma non contano.
La proposta ci puó anche stare...ma CHI LO HA DETTO CHE proprio 100-150 basis point é il "GIUSTO" differenziale all’interno di un’area con moneta comune ? Solo perché sarebbe "sostenibile"? Il meccanismo potrebbe peró funzionare cosí da misurare i costi che i tedeschi
stendiamo un velo pietoso, sì , sma sulla FIOM Marchionne ha fatto fin troppo, avendo avuto all’inizio , a quanto ne sò, l’incarico di salvare la baracca in quel momento sull’orlo della svendita , grazie a Giovannino ed alle strategie aziendali concordate con politici e sindacati. Doveva dargli un imbellettata ed un assestamento finanziario, per renderla più desiderabile ai pretendenti. Non avrebbe quindi potuto fare quella rivoluzione che ha cercato di fare in anni recenti con nuovo contratto tipo Pomigliano che andasse a migliorare la produttività ma anche le remunerazioni dei dipendenti, perchè Fiom & ComPM avrebbero sollevato un pandemonio tale che quel salvataggio sarebbe saltato. L’ampiamento della base produttiva e del mercato con l’affiancamento a Chrisler , gli ha ora permesso di imporre ai gabellieri locali ( politici, sindacalisti e confindustriali ) quella rivoluzione che prima era impossibile fare, ma la contrazione del mercato gli ha messo il bastone fra le ruote. Per quanto riguarda le accuse a Volks , come noi lo facciamo per lo spread, ha ragione Marchionne a lamentarsi per i tedeschi, che si finanziano a tassi scontati rispetto ai nostri. Ma per il resto la sua idea di contingentare le produzioni europee mi sembra un improvviso attacco da influenza Statal-dirigistica , tuttalpiù fattibile all’epoca delle importazioni contingentate. Inoltre come l’Italia non può ignorare le proprie colpe per lo spread elevato, così non è colpa dei tedeschi se producono in un sistema paese migliore del nostro, con costi di energia inferiori, senza le interdizioni di sindacati tipo Fiom, con produttività maggiore (che permette stipendi più elevati) grazie al contributo partecipe dei loro sindacati. Non aggiungo commenti al comportamento della Fiom, giustificabile solo dal lato ideologico, ma deleterio per gli investimenti e l’occupazione.
r: El drago A quanto ho letto fino a ieri, il governo tedesco aveva già ceduto alle pressioni USA ed FMI dando in BCE appoggio a Draghi, che , dicono, non avrebbe potuto parlare a nome della BCE senza il loro consenso. Chi si è messa di traverso è stata proprio la Buba ( vedi dichiarazioni iniziali , poi smorzate evidentemente su intervento del governo ). L Esfs che la BCE pensa di utilizzare momentaneamente in attesa dell’ESM ha in cassa liquidità per 150 mld contro 2700 mld di titoli Spagnoli ed Italiani in circolazione, salvo errori di lettura. Possono sembrar pochi ma intanto -chi specula lo può fare solo su una piccola parte di questa massa o sbaglio? ( a parte che il 62% di BTP è in mani italiane ) mentre sul mercato non ci sarebbe solo BCE a comprare, per cui quest’ultima interverrà solo sui rialzi oltre certi tassi; -per i mercati è importante constatare che la BCE grazie a Draghi sta prendendo un ruolo più attivo che va a bilanciare l’azione da bradipo dell’Eurogruppo, e tutto lascia credere che sicuramente in caso estremo potrà essere in grado di aumentare l’armamentario se la speculazione dovesse insistere convinta dei suoi mezzi scarsi.
le armi della Bce taglio dei tassi ( effetto neutro sui mercati se non per i monetari con ulterire indebolimento euro
ltro ( uno schiaffo per l’economia reale e per i cittadini contribuenti )
programma di acquisto sul mercato secondario quest’ultimo punto risulta il più interessante per lo speculatore vedi il programma di novembre quando la bce comprava e tutti vendevano risultato bot a 92 e 200 miliardi per la bce andati in fumo
in conclusione conta solo l’iniziale effetto placebo sulle dichiarazioni il resto convenzionale è fuffa
le brevi fasi di euforia seguite da periodi più lunghi depressivi in cui si cacciano le streghe in preda a manie persecutorie sono il frutto più evidente del nostro mondo malato
El drago Secondo me qualcosa é cambiato....Draghi ha messo con le spalle al muro i tedeschi, che controvoglia hanno dovuto accettare questa incursione, e lo dimostrano l’atteggiamento della Boba e della Merkel. Magari non c’entra una mazza ma guarda caso pure il grande Marchionne, un altro genio assoluto di cui andare fieri, ha preso una chiara posizione vs l’industria automobilistica tedesca, ma quest’ultima vicenda non l’ho approfondita affatto. Era solo per notare la strana coincidenza. In ogni caso secondo me,Draghi ha davvero salvato mezzo mondo ponendo i crucchi nella posizione di apparire uccisori di feriti se avessero provato a bloccarlo. L’unica cosa era attaccarsi al mandato, ma Draghi ci si é ficcato dentro...io non credo che tutte le persone si siano rese conto di quello che ha ottenuto, mettendo o costringendo ad andare tutti d’accordo sotto il suo cappello.Infatti ieri leggevo un articolo di un trader anche conosciuto che diceva "vabbé ma in fondo cosa ha detto?". In più i crucchi potranno fare le loro elezioni, avendo fatto aiutare i periferici senza che sembri l’abbiano fatto...e giá....la politica monetaria va difesa esseren mandaten bce! ******* che genio....e che coraggio: si sarebbe potuto tranquillamente chiudere nella sfera delle sue competenze ordinarie. Per quanto riguarda i mercati USA misá che se interviene Draghi non interviene Bernanke...stavolta concordillo con Cardillo, il quale non vede grosse possibilitá per qe 3.Quantomeno se la cartuccia la spara Draghi, Bernanke dovrebbe tenersi la sua di riserva....just in case. Per me qualcosa é cambiato....sì ok...per ora é solo un rimbalzo....ma si dice sempre così....pure a marzo 2009 lo dicevano.Vedem
R:3 persone sul mib a proposito di panic-buying, per un attimo ho pensato che gli indici USA si fossero impennati cominciando a scontare i rumors del nostro rally a 3 verso la riunione di gabinetto della C.C.T.sca, invece ora leggo che è successo dopo Bloomberg ha riferito che Draghi sta lavorando per raggiungere un consenso su nuove misure che comprendono acquisti di obbligazioni, un taglio del tasso di interesse e un nuovo lungo termine operazione di rifinanziamento.
3 persone sul mib Lince considera i vantaggi , intanto non ci farem prendere dal panic-buying, se poi ci coordiniamo bene facciamo un rally in 3 fino alla riunione di gabinetto della Corte C.Tedesca
R:divieto di short fino al 14/09 Siccome di liquiditá in agosto ce ne é tanta, allora dai,via gli shorters così sì,con 3 persone sul mib che si stabilizzano i prezzi gh gh E poi proprio ora che misá che chi avrebbe shortato non avrebbe fatto altro che alimentare il rimbalzo con gli stop.....bhá....al limite un mese fa( non sono d’accordo col divieto, dico al limite....)
divieto di short fino al 14/09 meno male , non possiamo shortare, ma dicono che così non ci faremo neanche prendere dal panic-selling. Non han pensato a qualcosa di simile per il panic-buy <:-ç
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