12/07/2012 - Ore: 19.35I tedeschi pensano a una euro-patrimonialeDi Gabriele Capolino
Alessandro Fugnoli, uno dei migliori strategist italiani, attualmente impegnato con Kairos, ha scritto un'interessante analisi sul post Eurogruppo di Bruxelles nella sua newsletter "Il Rosso e il nero", con un excursus storico molto utile per comprendere la mentalità dei tedeschi: chi perde la guerra (in questo caso economica) deve pagare una patrimoniale. Quindi... Ecco il suo brano.
(...) “Un’altra illusione è quella che, proponendo ogni giorno ai tedeschi un modo per mutualizzare il debito (eurobond, eurobill, fondo di ammortamento), questi prima o poi ci cascheranno e cederanno. Succede invece che i tedeschi stanno cominciando loro a elaborare schemi per noi dove la sostanza è che, a pagare, dovremmo essere noi. Ecco dunque il Diw di Berlino, uno dei cinque grandi istituti di ricerca economica, uscirsene con una proposta dettagliata di patrimoniale e prestito forzoso tutta pensata per noi italiani (e in parte per i portoghesi, non per gli spagnoli).
I tedeschi hanno una lunga esperienza su queste cose. Nel 1913, per finanziare il riarmo, il Reich impose una patrimoniale tutto sommato contenuta e pari all’1.7 per cento del Pil. Finita (e persa) la guerra, la Germania si ritrovò con un debito pari al 180 per cento del Pil, cui si aggiunsero i risarcimenti imposti dai vincitori. Nel 1919 fu varata una patrimoniale durissima, con aliquota marginale del 65 per cento, da pagare a rate nei successivi 30 anni. Ci furono ingenti fughe di capitali e l’inflazione (a sua volta una tassa) rese irrisoria la riscossione in termini reali, tanto che la tassa fu fatta decadere già nel 1922.
Nel 1923 si ricorse a un prestito forzoso pari al 10 per cento del patrimonio. Il prestito dava interesse e aveva un piano d’ammortamento, ma fu restituito inizialmente in carta resa priva di valore dall’inflazione e fu poi trasformato retroattivamente in una patrimoniale. Un altro prestito forzoso fu imposto allora alle imprese nel 1924.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1949, fu imposta una patrimoniale ad aliquota progressiva (la marginale al 50 per cento) calcolata sugli asset di fine 1948 e da pagare in rate trimestrali nei 30 anni successivi. Lo stock di capitale era stato severamente ridotto dalla guerra, ma l’imposta produsse i risultati che ci si era proposti e ridusse del 60 per cento il debito originario. L’imposta fu pesante negli anni Cinquanta, ma la forte crescita degli anni Sessanta e l’inflazione degli anni Settanta ridussero di molto il peso reale delle rate, che i tedeschi finirono di pagare nel 1979.
Il governo socialdemocratico-liberale introdusse nel 1982 un prestito forzoso per persone fisiche e giuridiche destinato a finanziare l’edilizia sociale. La riscossione fu interrotta nel 1985 da una sentenza della suprema corte, che la dichiarò incostituzionale. Da allora nessuno ha mai più parlato, in terra tedesca, di finanza straordinaria.
Come si nota, nell’esperienza giuridica tedesca il prelievo sul capitale non è ordinario, come è invece in Francia. È invece, in tutto e per tutto, un fatto straordinario, legato alla guerra, che si applica a un patrimonio calcolato una volta sola nel momento iniziale e con una rateizzazione del tributo nei 30-50 anni successivi. La ratio è che la ricostruzione e la forte crescita tipiche delle fasi postbelliche rendono progressivamente irrilevante il prelievo.
La proposta del Diw, basata sull’esperienza tedesca, è di un prestito forzoso pari al 10 per cento del patrimonio, da ripagare successivamente attraverso i progressi nel risanamento fiscale o da trasformare retroattivamente, ove questi progressi non ci fossero, in una patrimoniale tout court. Il Diw fa finta di fare questa proposta anche alla Germania, che per ora ha risposto con un coro di No, grazie. Lo Zew, istituto concorrente, ha accusato il Diw di fare scempio dello stato di diritto. Più interessante la reazione del ministero delle finanze. Proposta incostituzionale e irricevibile per noi, ha detto, ma eccellente per gli altri paesi.”
Inviato il: 13/08/2012 12.54
Da: CERVOHOLD
Risparmio e proprietà privata.Dopo che i risparmi dei piccoli risparmiatori sono stati polverizzati dal 2007 ad oggi per salvare gli Stati sociali e il loro folle debito pubblico, adesso vorrebbero ancora altre risorse con una patrimoniale sul poco che resta ? Devono morire dove meritano ! Chi parla di patrimoniale dovrebbe essere bandito dal consesso civile ! Cervohold
Inviato il: 13/08/2012 12.49
Da: CERVOHOLD
****** pazzesca !Visto che in Italia ne paghiamo già 7 (Registro, aree fabbricabili, indennizzo espropri, ICI, IMU Successione e donazione) ............aggiungiamone un’altra europea..........cialtroni all’ennesima potenza......................si può ragionare solo dopo che le altre sette autoctone saranno cancellate Cervohold
Inviato il: 13/08/2012 08.31
Da: Lince71
MeccanismoAmpliare mandato BCE come prestatore ultima istanza e taglia debito proposto da class editori. Il resto é accellerare la morte di un malato terminale.
Inviato il: 13/08/2012 08.27
Da: Lince71
Roba da mattiAddirittura un’idea delle aliquote...5% sotto i 250000 e udite udite 10% sopra i 2000000 ben 200.000,00 euro secchi...a parte la follia delle proporzioni sarei proprio curiosi di sapete in base a quali calcoli relativi al bilancio statale sarebbero state concepite. Ma ho capito bene? Forse no vero? Ditemi di no.Roba da matti.
Inviato il: 24/07/2012 17.15
Da: anonimo
Sisifoeuro-patrimoniale? L’avevo proposta tre mesi fa sulle pagine di *****.
Inviato il: 20/07/2012 16.15
Da: anonimo
il problema è sempre l’accumulo...Non siamo in pochi in Italia a credere che quella qui enunciata sarebbe la soluzione migliore. In fondo il governo Monti, sebbene non eletto democraticamente, è stato digerito proprio per ’guarire il malato’, lo spread, che trae la sua forza dal debito pubblico. Capisco bene che Monti, essendo un liberale doc, non voglia ricorrere a patrimoniali e prestiti forzosi, ma questo ha un senso fintantochè è sufficiente l’obiettivo del pareggio di bilancio, pur se raggiunto con manovre ’lacrime e sangue’. Se invece l’obiettivo (come era prevedibile e logico dato il peso abnorme degli interessi) è la riduzione del debito (con tempi che siano convincenti per i mercati e per l’eurogruppo), solo la patrimoniale può dare le risorse necessarie, includendo evidentemente anche il patrimonio pubblico. L’unico modo moralmente più accettabile di farlo, oltre alla progressività dell’imposta, è agire sulla corerenza tra patrimonio (stimato in base agli asset e agli immobili) e reddito dichiarato, facendo delle ipotesi valide su larga scala (e rendendo in parte giustizia di 30 anni di evasione fiscale senza eguali). Oltre a vendere i principali asset e beni immobili pubblici e vendere ’meglio’ le concessioni già esistenti (evidentemente con normative che salvaguardino il patrimonio artistico, culturale e paesaggistico), si dovrebbe quindi ricorrere ad un prelievo forzoso progressivo per grandi patrimoni (es.con scaglioni del 5% sopra i 250.000 €, 10% sopra i 2.000.000 €), da rimborsare (rigorosamente in titoli di stato) solo per coloro che manifestino ampia compatibilità tra patrimonio e reddito dichiarato (leggi: per la maggioranza sarebbe prestito, per una minoranza una vera patrimoniale, da pagare per mancata trasparenza nelle dichiarazioni). E’ chiaro che passeremo comunque per una fase di decrescita, ma è proprio per questo che la manovra non può essere dilazionata in 20 anni... (chiaro, ministro Grilli?). Le incombenti normative europee antispeculazione, il recupero fiscale e il ridotto peso degli interessi proteggeranno i titoli già investiti, liberereranno progressivamente risorse con cui finanziare la crescita e ridurre il cuneo fiscale. Non so immaginare un altro meccanismo per uscire dalla crisi che non produca povertà estrema, recessione, svendita ai capitali stranieri di tutti i nostri beni più preziosi per arrivare fino a inflazione incontrollata, rivolte sociali, etc. Per coloro che vi si oppongono, questo intaccherebbe i loro capitali molto peggio della patrimoniale stessa, che in fondo è un processo limitato e soprattutto, ’controllato’. Non si può pretendere la botte piena e la moglie ubriaca! E i liberisti ’tutti d’un pezzo’ dovrebbero sapere bene che ogni sistema capitalista sano si regge sulla libera ’circolazione’ del denaro e delle merci, non sulla ’libera (e opaca, aggiungo io) accumulazione’, che sottrae linfa dal ciclo vitale dell’economia e finisce per strozzarla. Alla fine è questa la motivazione alla base di tutte le crisi economiche e dalla quale ogni sistema giuridico avveduto deve proteggersi. Quando ne prenderemo coscienza? Saluti Paolo da Roma
Inviato il: 13/07/2012 17.37
Da: anonimo
certoquesta europa e’ una ****** pazzesca
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Fino al 1991 in Italia le azioni si compravano e si vendevano Alle Grida: gli specialisti dei vari titoli,
allora agenti di cambio, gridavano gli ordini ai loro colleghi, accompagnandoli con gestualita' ben precise,
tutti intorno alle corbeilles (i recinti) di palazzo Mezzanotte. Al centro delle corbeilles un funzionario
raccoglieva tutte le notifiche, in modo che il comitato direttivo alla fine della seduta fosse in grado di
pubblicare il listino ufficiale. Per chi l'ha vissuta, era un'esperienza esaltante. Riproviamo a crearla,
con il vostro aiuto. gcapolino@class.it
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