ll nuovo fondo salva stati Esm (Meccanismo Europeo di Stabilità) da solo sarebbe insufficiente a fronteggiare la crisi. Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, intervenendo a un convegno organizzato dall'Università di Roma Tre, ha dichiarato che se questo fondo fosse l'unico meccanismo per fronteggiare la crisi finanziaria sarebbe insufficiente, c'è anche il ruolo della Bce che ha il compito di fare la politica monetaria generale. Parlando della decisione della Corte Costituzionale tedesca, Visco ha osservato che non ha fatto nient'altro che dire che l'Esm è legittimo, niente di nuovo rispetto al disegno complessivo.
A suo avviso la costruzione politica europea rischia di essere percepita come non credibile e la risposta politica è che in realtà è credibile, solo ci vuole tempo per metterla a regime con tre tappe: unione economica, bancaria e fiscale. Si è mostrato comunque fiducioso sul piano della Commissione europea per la vigilanza bancaria nell'Ue, che dovrebbe prendere avvio a gennaio. "A gennaio si comincia, non si finisce", ha detto.
Riferendosi al discorso del premier Mario Monti dei giorni scorsi, ha dichiarato che l'effetto recessivo delle manovre era previsto ma era anche necessario per il Paese. Si sapeva che questo insieme di misure avrebbe ridotto il pil quest'anno e forse il prossimo, ma era necessario per la stabilizzazione finanziaria del Paese. Egli ritiene, infatti, che non sia importante solo la stabilizzazione monetaria, bensì anche quella finanziaria.
A suo avviso ora bisogna agire incrementando la produttività, il che significa fare investimenti, cambiare l'organizzazione produttiva, spostare risorse dagli incentivi verso ciò che garantisce la crescita, sulla legalità, il capitale umano. "Non vuol dire far correre di più sul posto i lavoratori ma creare investimenti su altri fattori ed eliminare lacci e lacciuoli", ha spiegato.
"Ho scoperto appena ieri che super-Mario è un videogioco, non lo sapevo: questi supereroi sono un gioco, una fantasia, non esistono". Così il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ha risposto a chi gli chiedeva se dopo super-Mario (Monti) e super-Mario (Draghi) si parli ora anche di un super-Ignazio. "Dobbiamo stare nella normalità, ha proseguito Visco, che però non ha un equilibrio stabile".
Un piccolo passo avanti si scorge comunque dai dati pubblicati oggi nel Supplemento al Bollettino Statistico Finanza pubblica di Bankitalia riferiti al mese di luglio dai quali è emerso che il debito pubblico italiano è diminuito di 5,5 miliardi rispetto a giugno a 1.967,5 miliardi di euro, dal record di 1.972 miliardi toccato nel giugno scorso. A luglio 2011 il debito ammontava a 1.911 miliardi. L'andamento riflette essenzialmente l'avanzo di cassa registrato nel mese, pari a 5 miliardi (5,5 miliardi escludendo la quota di pertinenza dell'Italia delle erogazioni effettuate dall'European Financial Stability Facility).
Al netto di queste ultime, l'avanzo del mese è stato per 0,5 miliardi superiore a quello del corrispondente periodo del 2011. Sono inoltre salite a luglio le entrate tributarie di 4 miliardi (+10,6%) rispetto allo stesso mese del 2011 a 41,652 miliardi. Nei primi sette mesi gli incassi sono cresciuti di 7,7 miliardi (+3,6%).
E' risultato in crescita anche il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche. Nei primi 7 mesi del 2012 si è attestato a 42,7 miliardi, superiore di 0,1 miliardi rispetto a quello registrato nel corrispondente periodo del 2011. Su tale risultato hanno influito i maggiori esborsi in favore degli altri Paesi dell'area dell’euro (pari, nel periodo di riferimento, a circa 17,1 miliardi, a fronte di 7,1 nel 2011).
In senso opposto hanno invece operato le misure relative alla Tesoreria unica, che hanno comportato il riversamento da parte degli enti decentrati presso la Tesoreria centrale di 9,0 miliardi, precedentemente detenuti presso il sistema bancario. Escludendo questi due fattori, il fabbisogno rispetto al corrispondente periodo del 2011 sarebbe stato più basso di circa 0,8 miliardi.