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17/08/2012 21.26 | Tutte | Indietro
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Caldissime

Oro nero, allarme rosso

Di Giuliano Castagneto e Guido Salerno Aletta

Oro nero, allarme rosso

Venerdì 17 agosto i governi inglese e americano hanno annunciato azioni congiunte volte a controllare l’impennata del prezzo del petrolio innescata dall’embargo alle esportazioni di petrolio iraniano entrato in vigore lo scorso 3 luglio. Addirittura Washington medita di distribuire sul mercato le riserve di greggio per calmierarne i corsi. Eppure, per risolvere il problema dei debiti pubblici una bella fiammata inflazionistica sembrerebbe la soluzione ideale. Non solo il loro peso in termini reali si ridurrebbe drasticamente, ma si rimetterebbero in gioco molti degli equilibri internazionali, politici, economici e finanziari consolidatisi nello scorso decennio. Se l’inflazione fosse determinata da una causa esterna, magari una nuova crisi petrolifera, come accadde nel ’73, il gioco sarebbe fatto.

Già in occasione della prima crisi petrolifera si era reduci da una grave crisi strutturale dell’economia americana, quella che aveva portato il presidente Richard Nixon il 15 agosto del 1971, a dichiarare la non convertibilità aurea del dollaro. Con le due crisi petrolifere l’economia mondiale cambiò profondamente dalla modifica delle ragioni di scambio tra petrolio e manufatti e si concluse così la fase della crescita dell’Occidente europeo basata sul petrolio a basso costo che aveva caratterizzato gli anni 50 e 60. Tuttavia gli Usa guadagnarono avendo svincolato il dollaro dall’oro.

E allora perché si cerca di frenare l’impennata del greggio?

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