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17/08/2012 13.35 | Tutte | Indietro
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Caldissime

Le parole della Merkel sono musica per euro e petrolio

Di Francesca Gerosa

Le parole della Merkel sono musica per euro e petrolio

Le parole di Angela Merkel a supporto dell'azione della Bce sono pura musica per l'euro, tornato sopra 1,23 a 1,2355. Ma anche per il prezzo del petrolio che, secondo Michael Hewson, analista senior di Cmc Markets, potrebbe presto tornare a 100 dollari al barile (il Wti oggi quota a 94 dollari) sulla scia anche dei dati sulle vendite al dettaglio e delle costruzioni provenienti dagli Usa, a conferma delle speranze che sussista una vera e propria ripresa della domanda e soprattutto che la Bce a settembre si decida ad acquistare i bond dei Paesi europei a rischio.

''Per tutte queste ragioni", spiega Hewson, "e nonostante l'assenza di buone notizie, che rafforzano l'ipotesi di intervento da parte delle banche centrali, i mercati proseguono il rimbalzo". Oggi i future sul greggio sono in calo, con gli investitori che effettuano qualche presa di profitto dopo i massimi da tre mesi toccati ieri, in scia al calo delle scorte, alle tensioni in Medio Oriente e alle dichiarazioni del cancelliere tedesco.

Il future sul Brent con scadenza a ottobre scende dell'1,41% a 113,65 dollari al barile, ma nelle ultime settimane i prezzi del petrolio hanno registrato un rialzo, coi prezzi del Brent che hanno chiuso a 120 dollari al barile, rispetto ai 90 di luglio. Oggi frenano i prezzi le indiscrezioni secondo le quali gli Stati Uniti starebbero considerando la distribuzione delle riserve petrolifere per contrastare il rialzo dei prezzi della benzina e impedire che i forti costi energetici indeboliscano le sanzioni contro l'Iran.

Secondo quanto riferito da una fonte a conoscenza della situazione, citata dall'agenzia Reuters, le autorità statunitensi monitoreranno le condizioni di mercato nel giro delle prossime settimane, cercando di capire se i prezzi dei carburanti caleranno dopo la festa del Lavoro, il 3 settembre, come accade di solito. Gli Usa comunque non hanno ancora discusso coi partner internazionali di una mossa coordinata.

Intanto la Russia, primo produttore mondiale di petrolio, rischia di perdere la sua posizione di leadership. A superarla, già quest'anno, potrebbero essere l'Arabia Saudita e gli Stati Uniti. A sostenerlo è l'agenzia di stampa russa Ria Novosti che cita un rapporto di esperti del settore nel quale si evidenzia che nel primo semestre dell'anno la Russia è sempre in testa alla classifica dei Paesi produttori di petrolio seguita dall'Arabia Saudita e dagli Stati Uniti.

Ora rischia non solo di perdere la sua leadership, ma anche di scendere in terza posizione, dietro all'Arabia Saudita e agli Usa. Infatti la produzione di petrolio in Russia si sviluppa molto lentamente. Secondo l'Opec nei primi sei mesi del 2012 la crescita è stata solo dell'1,6% contro +11,3% per l'Arabia Saudita e +11% negli Usa.

''La crescita della produzione di greggio saudita", sottolinea il rapporto, "è determinata da considerazioni politiche". Desideroso di punire l'Iran, l'Occidente gli blocca l'accesso al mercato mondiale del petrolio. L'Arabia Saudita, principale concorrente politico ed economico dell'Iran, si è impegnata a colmare la penuria. E' perfettamente in grado di farlo''.

Anche gli Stati Uniti, che sembrano aver puntato sull'indipendenza energetica, hanno la possibilità di accrescere la loro produzione di petrolio a un ritmo molto elevato e di ''rinunciare alle loro importazioni di greggio''. La Russia, invece, ''non potrà accelerare sostanzialmente la sua produzione di petrolio: le risorse che sono sfruttate da molto tempo sono quasi esauste. I nuovi giacimenti scoperti in Siberia hanno permesso di accelerare la produzione nel 2009 e nel 2010 ma non saranno sufficienti a lungo". Pertanto, sottolineano gli esperti, ''sarebbe indispensabile sfruttare le riserve dell'Artico''.



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