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10/08/2012 16.10 | Tutte | Indietro
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Caldissime

Il Manchester United gioca in difesa sul campo di Wall Street

Di Agenzia Mf-DowJones

Apertura negativa a Wall Street

Per il suo esordio nell'arena di Wall Street, la matricola Manchester United ha adottato una tattica difensiva visto che il titolo scambia a un valore superiore di appena 0,002 dollari rispetto al prezzo di collocamento di 14 dollari (+0,14%), già al di sotto della forchetta indicativa di prezzo tra 16 e 20 dollari stabilita in sede di presentazione della Ipo.

Le azioni hanno tentato in apertura di contrattazioni una breve sortita verso quota 14,2 dollari per poi riposizionarsi immediatamente sulla mediana. Al momento comunque gli indici Usa si confermano deboli: il Nasdaq cede lo 0,20% e il Dow Jones lo 0,19% con l'S&P 500 in calo anch'esso dello 0,45% dopo che i prezzi delle importazioni a luglio negli Stati Uniti sono calati a sorpresa dello 0,6%. Gli analisti si attendevano un rialzo dello 0,1%. I prezzi delle esportazioni sono invece cresciuti dello 0,5%.

Il club inglese ha collocato 16,7 milioni di azioni, pari a poco meno del 2% del capitale. La decisione di abbassare il prezzo al di sotto della forchetta era stata presa per attirare un maggior numero possibile di investitori e rendere così più agevole il debutto in Borsa. Ma così non è stato.

Al prezzo di 14 dollari per azione, la capitalizzazione di mercato della società è di circa 2,3 miliardi di dollari che assegnerà al club una delle maggiori valutazioni nel mondo dello sport mondiale, superando anche i 2,15 miliardi sborsati recentemente da un gruppo di investitori guidati dal leggendario cestista Earvin "Magic" Johnson per rilevare la franchigia di baseball dei Los Angeles Dodgers.

Il Manchester United, già quotato a Londra prima di essere delistato nel 2005 tramite un'offerta pubblica d'acquisto da 1,47 miliardi di dollari lanciata dal miliardario americano Malcom Glazer, è la prima società sportiva a sbarcare sul New York Stock Exchange dopo oltre 13 anni. Nel 1998 a quotarsi furono i Cleveland Indians, franchigia della Major League di Baseball, ma la loro permanenza sul listino newyorkese durò poco visto che furono delistati l'anno successivo.

Lo sbarco del club a New York segue diversi tentativi infruttuosi di lanciare un'Ipo sui mercati finanziari asiatici. La famiglia Glazer, che nell'offerta pubblica iniziale a Wall Street ha ceduto la metà delle azioni collocate, ha infatti tentato di quotare il club su Hong Kong e Singapore, scegliendo alla fine la piazza del sud-est asiatico prima di cancellare definitivamente l'operazione per il peggioramento dei mercati globali.

La famiglia americana era intenzionata a sfruttare la popolarità in Asia, in particolare in Cina, del club inglese per raccogliere più proventi possibili e quindi rimborsare più facilmente l'enorme debito contratto per l'acquisizione del 2005. Dopo il rinvio della quotazione nello scorso mese di settembre, il club ha riavviato le procedure di quotazione alla fine della primavera optando per New York alla luce della maggior stabilità raggiunta dalla piazza americana rispetto alle altre Borse, sottoposte negli ultimi mesi ad una volatilità ben superiore a causa delle incertezze scatenate dalla crisi del debito sovrano dell'Eurozona e dal rallentamento economico globale.

Il suono della campanella determinerà dunque la validità o meno della scelta del Manchester United. Il club inglese, considerato fino a poco tempo fa un punto di riferimento dall'intero mondo calcistico europeo per la gestione manageriale, non si presenta ai mercati finanziaria con risultati economici e sportivi esaltanti. Alcuni critici hanno attribuito proprio ai Glazer un ruolo decisivo nel rovinare, almeno in parte, quella che era spesso descritta come una macchina da soldi e di vittorie.

La famiglia statunitense ha infatti subito dai tifosi duri attacchi per aver sovraccaricato di debiti la società limitandone così la capacità di attirare e mantenere i migliori talenti, come nel caso di Cristiano Ronaldo, passato pochi anni fa al Real Madrid. Al 31 marzo, la società aveva un debito complessivo di 423,3 milioni di dollari sterline, che sarà ridotto per il 20% utilizzando in parte i circa 234 milioni di dollari raccolti con l'Ipo.

Se la posizione finanziaria è deficitaria, la società non gode di buona salute neanche su altri fronti. Secondo i dati preliminari dell'esercizio al 30 giugno, i ricavi totali sono calati del 3/5%, principalmente per la mancata qualificazione alle fasi finali della UEFA Champions League, che ha ridotto i ricavi televisivi e i proventi generati dalla gestione dello stadio, il mitico Old Trafford. Nei nove mesi chiusi al 31 marzo, il Manchester United ha registrato comunque un aumento del fatturato del 6% a 246 milioni di sterline (385,2 milioni di dollari) e un utile netto da attività continuative triplicato a 38 milioni di sterline.

La crescita futura del conto economico del Manchester United deriverà invece per la maggior parte dalle sponsorizzazioni e dal merchandising, che già rappresentano circa un terzo dei ricavi. Il 26 luglio, il club ha firmato un accordo di sponsorizzazione settennale con la General Motors. A partire dal 2014 e per una cifra stimata in circa 559 milioni di dollari, sulle magliette del club comparirà il brand Chevrolet, che potrà cosi sfruttare il bacino di 659 milioni di tifosi del club.

La sponsorizzazione, unitamente ai proventi dell'Ipo, che per la metà finiranno nelle casse sociali, consentirà al club di recuperare a livello sportivo il gap con i rivali cittadini del Manchester City, vincitori dell'ultima Premier League, e soprattutto di ridurre il rischio di non poter partecipare alle prossime Champions League a causa delle severe regole sul Fair Play finanziario volute dal presidente dell'Uefa, Michel Platini.


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