L'Europa prende il largo dopo i dati macro Usa. Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è salito all'8,3% a luglio quando gli economisti avevano previsto che il dato restasse fermo all'8,2% di giugno. Ha sorpreso in positivo il dato sugli occupati, saliti di 163 mila unità lo scorso mese.
Gli analisti avevano previsto 100mila nuovi occupati. Il dato di giugno è stato rivisto al ribasso da 80 mila a 64 mila nuovi occupati, mentre quello relativo a maggio è stato rivisto al rialzo da 77 mila a 87 mila nuovi occupati. I future sugli indici di Wall Street hanno esteso i guadagni dopo il dato e ora a Piazza Affari il Ftse Mib guadagna il 4,24% a 13.847 punti.
Lo spread Btp/Bund si contrae ulteriormente a 472 punti (rendimento al 6,08%). Mentre l'euro scende sul dollaro a 1,2272. In evidenza in Europa anche Francoforte (+2,32%), Parigi (+2,64%), Londra (+1,55%) e Madrid (+2,98%), tutte trainate da due settori in particolare: banche (+2,95% allo Stoxx) e assicurazioni (+2,96%).
Sul listino milanese sale ancora Unicredit (+6,06% a 2,73 euro), pur avendo chiuso il primo semestre 2012 con un utile netto pari a 1,1 miliardi di euro, in calo del 18% rispetto allo stesso periodo del 2011, a causa degli accantonamenti su crediti, pari a 3,3 miliardi, in aumento del 23,6% su base annua.
Degli 1,1 miliardi di utile, 477 milioni vengono dal riacquisto delle obbligazioni Tier I e Upper Tier II effettuato nel primo trimestre. Nel solo secondo trimestre di quest'anno, l'utile netto si è ridotto a 169 milioni dai 511 milioni del secondo trimestre 2011 (-66,9%). Il dato è inferiore alle stime del consensus degli analisti, che indicavano un utile di 302 milioni.
''Il calo dell'utile netto è da imputare in particolare agli accantonamenti su crediti, con un rapporto di copertura in complessiva crescita in Italia nel trimestre'', ha spiegato l'ad di Unicredit, Federico Ghizzoni. Mentre a livello operativo il risultato è stato pari a 5,8 miliardi (+3,1% su anno, -9,4% se si esclude il riacquisto di obbligazioni nel primo trimestre).
I ricavi sono calati leggermente, -0,2% a 13,4 miliardi, trainati da una flessione del 3,9% del margine d'interesse, dovuto al costo del funding che si è mantenuto elevato per tutti i tipi di passività, dal calo dei tassi d'interesse e dalla scarsa domanda di finanziamenti commerciali.
''Nonostante il rapido peggioramento del contesto economico mondiale, nel secondo trimestre 2012", ha proseguito Ghizzoni, "il margine operativo lordo di Unicredit mostra una buona tenuta, sostenuto dal dinamismo che caratterizza l'attuazione del programma di riduzione dei costi previsto dal piano strategico''.
Inoltre per l'ad il margine d'interesse ha tenuto bene, nonostante il rallentamento dei volumi commerciali, mentre Unicredit raccoglie i frutti prodotti dal modello aziendale diversificato. A livello patrimoniale, il Core Tier 1 ratio a giugno è migliorato al 10,4%. Partito da un Core Tier 1 al 10,31% a marzo 2012 (grazie all'emissione di diritti di opzione e dal riacquisto di titoli obbligazionari nel primo trimestre), il coefficiente è ulteriormente migliorato per la dinamica degli RWA, che ha aggiunto 18pb.
Il Core Tier I, ha osservato la banca, è pienamente conforme alle regole dell'Eba, ben al di sopra della soglia del 9% richiesta entro il giugno 2012. Solida anche la posizione della liquidità: gli attivi disponibili coprono oltre il 100% del finanziamento wholesale in scadenza entro 12 mesi. Il gruppo peraltro ha già completato il 68% del piano di finanziamento del 2012, pari al 78% del funding plan italiano.
Quanto ai depositi, hanno raggiunto 417,6 miliardi, in crescita del 2,8% trimestre su trimestre. I conti indicano, in particolare che l'area Cee (Europa Centrale e Orientale) e Polonia cresce dell'1,3% trimestre su trimestre e l'Europa occidentale sale del 3,2% trimestre su trimestre. In Italia i depositi totali sono cresciuti, mentre i depositi commerciali, compresi i certificati di deposito, hanno segnato solo un aumento moderato.
Unicredit deteneva poi, al 30 giugno 2012, circa 90 miliardi di euro di obbligazioni sovrane. Si tratta di un portafoglio "ben diversificato", fa sapere la banca. E l'esposizione di 41 miliardi di euro in titoli di Stato italiani è "stabile" rispetto alla fine del primo trimestre 2012.
L'istituto ha anche definito le controversie in essere con l'agenzia delle entrate riguardo al trattamento tributario per alcune operazioni di finanza strutturata realizzate nel 2007, 2008 e 2009. Tra queste c'è anche l'operazione Brontos. Il costo complessivo per imposte e sanzioni è di 264,435 milioni di euro. Su Brontos, la presunta maxi frode fiscale da 245 milioni di euro realizzata attraverso un'operazione di finanza strutturata, sta indagando la magistratura milanese, che ha rinviato a giudizio l'ex amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, e altre 19 persone.
Unicredit, comunque, ha l'obiettivo di remunerare gli azionisti. L'amministratore delegato dell'istituto, Federico Ghizzoni, presentando in conferenza stampa, la semestrale ha dichiarato che non ci sono discussioni in atto sul tema con i soci e che si vedrà a fine anno. “Ovviamente il nostro obiettivo è pagare un dividendo e, se ci saranno le condizioni, lo faremo senz'altro", ha spiegato.
Nell'unico commento rilasciato sulla vicenda Fonsai, che vede indagato l'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, Ghizzoni ha detto che su Mediobanca non sembrano esserci tensioni particolari, né all'interno né tra i soci. A settembre ci sarà un cda e, come da tradizione, è nel consiglio di amministrazione che il management si esprime. “Non avverto, né che ci sono, né la necessità che ci siano particolari discorsi”, ha sottolineato. Unicredit è serena riguardo tutte le implicazioni della vicenda del riassetto di Fonsai.
Il banchiere ha però opposto un secco no comment sulla posizione di Nagel. "Non è una mancanza di rispetto e fiducia nei confronti di Nagel, ma è una forma di rispetto delle regole e della magistratura", ha precisato Ghizzoni, cui era stato chiesto in particolare se, essendo Unicredit primo azionista di Mediobanca, ritenesse necessario un passo indietro dell'attuale ad dopo la notizia dell'indagine. Ghizzoni non ha neppure voluto rispondere sulla possibilità di essere chiamato di fronte al pm di Milano Luigi Orsi, che sta curando l'inchiesta.
A detta di Ghizzoni tra le banche del consorzio di garanzia degli aumenti di capitale di Unipol e Fonsai non c'è ansia per le quote rimaste inoptate, vicine in entrambi i casi al 30%. "L'operazione penso si concluda la prossima settimana, credo ci saranno due o tre giorni per negoziare l'inoptato. Vedremo la vera percentuale alla fine della settimana". Secondo il banchiere era quasi impossibile pensare che gli aumenti fossero interamente collocati, non tanto per l'operazione di suo quanto anche per il momento di rischio Paese.