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Caldissime
La Germania deprime le borse
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| Chiusura negativa a Piazza Affari |
I mercati, sostenuti nelle ultime sedute dalla determinazione del numero uno della Bce, hanno ceduto all’ennesimo nein della Germania. Il Ftse Mib dopo aver toccato un minimo a 13.741 punti ha recuperato leggermente sul finale chiudendo a 13.890 punti, in calo dello 0,62%, il Cac dello 0,87% a 3.291 punti, il Dax dello 0,03% a 6.772 punti, l’Ibex dello 0,94% a 6.738 punti e il Ftse 100 dell'1,02% a 5.635 punti. L’euro, che era sceso sotto quota 1,23 sul dollaro, ha riconquistato leggermente terreno attestandosi a quota 1,2316.
Prima era stata la federazione delle banche pubbliche tedesche a ribadire la propria contrarietà alla concessione della licenza bancaria all’Esm, ma i mercati erano riusciti a resistere. Quando però anche il ministero delle Finanze ha confermato la non necessità del provvedimento, l’ottimismo è svanito. Le dichiarazioni di Monti e Hollande determinati a salvaguardare l’area euro non sono bastate per risollevare le borse.
Il premier Monti e la sua controparte francese hanno chiesto che le decisioni del Consiglio europeo possano essere presto applicate con particolare riferimento agli strumenti antispread. Misure di questo genere sembrano essere sempre più urgenti. Il differenziale Btp-Bund, dopo aver toccato un massimo a 485 poco prima della chiusura, si è attestato a 479 punti base. Anche lo spread spagnolo è salito a 547 punti base, poco sotto il picco a 549.
Ora non resta che aspettare l’incontro della Bce e della BoE. I mercati si aspettano probabilmente un’azione congiunta. E' presto per dire che il presidente della Bce Mario Draghi non è riuscito a convincere quello della Bundesbank, Jens Weidmann, sulla necessità di prendere nuove misure per arginare la crisi. Ecco come Marco Valli, economista di Unicredit, ha commentato le notizie provenienti dalla Germania. "Sicuramente la Bundesbank fa pressione perchè sia attivato prima l'Efsf, ma anche la Bce è convinta di questo", ha osservato Valli.
Intanto gli indici americani sono contrastati. La debolezza è dovuta non tanto ai dati macro, che non sono stati poi così negativi, quanto alla crescente attesa per il meeting del Fomc: nell’aria c’è il rinvio di un nuovo allentamento quantitativo a settembre.
Lo slancio che le banche avevano mostrato in avvio si è annullato, Unicredit ha chiuso in calo del 2,12% a 2,768 euro, Intesa Sanpaolo del 2,18% a 1,033 euro, Mps dell'1,85% a 0,1804 euro. Controcorrente Bpm in rialzo del 2,92% a 0,373 euro. Male invece Finmeccanica (-2,3% a 2,98 euro), che attendeva i risultati del primo semestre, Pirelli (-1,31% a 8,24 euro) e A2A (-2,13% a 0,3406 euro). Ancora più consistente la perdita di Fiat (-4,44% a 4 euro), che ha visto l'utile crollare più delle attese a 358 milioni a causa della debolezza del mercato europeo.
Sul versante del risparmio gestito male Mediolanum (-1,75% a 2,702 euro) dopo la pubblicazione dei conti semestrali, stabile Azimut a 7,78 euro. La società ha chiuso il primo semestre 2012 con un utile netto consolidato pari a 79,1 milioni di euro, in aumento rispetto ai 44,78 milioni registrati nello stesso periodo del 2011. Il totale delle masse gestite a fine giugno 2012 ha raggiunto i 16,5 miliardi di euro; il dato comprensivo del risparmio amministrato e gestito da case terze direttamente collocato è arrivato a 18,6 miliardi.