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| Chiusura in flessione a Piazza Affari |
Il lunedì nero delle borse europee si è chiuso con il Ftse Mib in calo del 2,76% a 12.706 punti, lontano dai minimi intraday a 12.391 punti, l’Ibex l’1,1% a 6.177 punti, il Dax il 3,18% a 6.419 punti, il Cac il 2,89% a 3.101 punti, il Ftse 100 il 2,09% a 5.533 punti. L'euro scambia a 1,2120 sul biglietto verde e i listini statunitensi proseguono in territorio negativo.
Dopo che venerdì la richiesta di aiuti di Valencia aveva creato il caos sui mercati, oggi è Murcia ad essere stata protagonista. Secondo indiscrezioni di stampa inoltre anche Catalogna, Castiglia-La Mancia, Baleari, Canarie e Andalusia avrebbero delle difficoltà ad affrontare le scadenza dei propri debiti e potrebbero trovarsi costrette a chiedere aiuti al Governo.
L’annuncio della seconda regione spagnola ha generato scompiglio sui mercati e, come se non bastasse, a ciò si è aggiunta la notizia secondo la quale il Fondo monetario internazionale avrebbe segnalato a Bruxelles di non voler più partecipare agli aiuti finanziari alla Grecia, il che significherebbe che Atene potrebbe trovarsi a corto di liquidità già a inizio settembre.
Anche se il flusso di richieste da parte delle regioni ha fatto pensare di essere vicini a una richiesta di aiuti completa oltre a quella già avanzata dal sistema bancario, il ministro dell'Economia Luis de Guindos ha rassicurato dicendo che la Spagna non ne avrà bisogno a differenza della Grecia, dell'Irlanda o del Portogallo. Che Madrid si trovi però in una situazione critica risulta chiaro dall'appiattimento della curva del Paese, che registra ormai rendimenti oltre il 7% a partire dalle scadenze a tre anni. A fine seduta infatti il differenziale spagnolo si è portato a 625 punti base. "Quella di chiedere un piano di aiuti completo è una decisione di tipo politico, che il governo farà solo se sarà con le spalle al muro", ha spiegato Gianluca Ziglio, fixed-income strategist di Ubs.
Anche il differenziale italiano continua a essere teso, dopo aver sfiorato i 530 punti base si è attestato in chiusura a 515 punti base al tasso del 6,33%. Lo spread a questi livelli ha mosso le contestazioni da parte di alcuni esponenti politici italiani che, riferendosi al comportamento dell’esecutivo precedente, hanno invitato il premier Monti a dimettersi.
Cresce anche la preoccupazione della Bce. Mario Draghi ha incontrato il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso. A detta di molti analisti infatti l'unico organismo in grado di fronteggiare la crisi è l’Istituto centrale europeo, ma in questo caso "sarebbe meglio un intervento congiunto da parte di più banche centrali", ha precisato Gerardo Murano di FIDA.
La Bce ha detto ieri che è pronta a sostenere in tutti i modi il progetto euro. Sostenere i mercati, però, adesso è dura e la strada nel breve termine potrebbe essere già segnata. Dal punto di vista tecnico l'unica cosa che potrebbe fare la Banca centrale europea è stampare moneta, ma questo non rientra nel suo statuto. Anche fare un'altra Ltro non servirebbe, hanno commentato da Fxcm Italy.
A metà giornata sono arrivati i divieti di short selling da parte della Consob italiana e spagnola, che hanno parzialmente risollevato il sentiment a Milano e Madrid che erano state per tutta la mattinata le peggiori piazze a livello europeo. L’autorità italiana si è però limitata ad imporre il divieto per una sola settimana, mentre quella spagnola si è sbilanciata su tre mesi. Se le borse ne hanno beneficiato parzialmente, i rendimenti dei decennali sono rimasti sopra le soglie critiche.
Secondo un gestore non c'è solo un elemento che potrebbe far ripartire i mercati, ma diversi fattori messi insieme. Per esempio il divieto di vendite allo scoperto non ha effetti nell'immediato, ma nel medio periodo potrebbe produrre segnali positivi. Non è un caso, infatti, che Francia e Germania (mercati dove il divieto non è stato introdotto) abbiano accelerato al ribasso dopo l’annuncio.
A Piazza Affari le banche hanno apprezzato la notizia e dopo una mattinata pesante caratterizzata da sospensioni a raffica sono riuscite a risollevarsi: Unicredit (-0,16% a 2,432 euro), Intesa SanPaolo (-1,76% a 0,921 euro), Mps (+4,01% a 0,1636 euro), Bper (-1,71% a 3,1 euro), Bpm (-1,21% a 0,3193 euro).
Vendite anche per A2A (-6,23% a 0,3118 euro), Diasorin (-5,45% a 20,8 euro), Pirelli (-5,23% a 6,975 euro), Fiat (-4,44% a 3,832 euro), Impregilo (-4,38% a 2,922 euro), Sogefi (-1,8% a 5,96 euro), Finmeccanica (-4,37% a 2,714 euro) e Telecom (-4,21% a 0,625 euro).
Seduta negativa per STMicroelectronics (-1,3% a 3,942 euro), che rilascerà i risultati del secondo trimestre 2012 dopo la chiusura del mercato Usa. Le stime di Banca Akros (buy e target price a 5,50 euro confermati sull’azione) descrivono una situazione di miglioramento sequenziale, tuttavia l’utile del gruppo ancora una volta sarà depresso dalla joint venture ST-Ericsson che ha registrato un aumento dei ricavi ma anche perdite operative invariate e molto pesanti.
La guidance vede i ricavi di STM in aumento sequenziale del 7,5%, mentre il margine lordo è previsto al 34,4% +/-1,5%. Le stime di Banca Akros per il secondo trimestre implicano ricavi a 2,150 miliardi di euro e un margine lordo del 33,7%, favorito da un più forte dollaro che compenserà una perdita operativa ancora pesante della jv St-Ericcson.