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18/07/2012 9.40 | Tutte | Indietro
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Caldissime

Grilli, risposte Ue non ancora soddisfacenti

Di Ilaria Ammendola

Grilli, risposte Ue non ancora soddisfacenti

Il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, nel corso di un'audizione presso la Commissione Bilancio, Politiche Ue ed Esteri della Camera, riferendosi alle iniziative dell'Unione Europea per affrontare la crisi dell'Eurozona ha dichiarato che, come mostrano chiaramente le perduranti instabilità dei mercati, le risposte fornite non sono ancora pienamente soddisfacenti.

A suo avviso è indispensabile che, in particolare gli Stati dell'area dell'euro, siano in grado di dimostrare la chiara volontà di affrontare la crisi con determinazione e unità di intenti. L'obiettivo di lungo termine è, necessariamente, la creazione di condizioni per una ripresa sostanziale e duratura della crescita economica e dell'occupazione nei Paesi europei in modo da ridare loro la competitività necessaria per svolgere il ruolo politico ed economico che loro compete nel mutato quadro economico mondiale.

"Il capitale totale conferito nel Mes (Meccanismo europeo di stabilizzazione-Esm) è pari a 700 miliardi di euro, di cui 80 di capitale versato e 620 di capitale a chiamata, che assume funzioni assimilabili a quelle di una garanzia. L'Italia, con il 17,9% delle azioni, è il terzo sottoscrittore del Mes, dopo Germania e Francia", ha dichiarato il ministro precisando che lo sforzo finanziario dell'Italia è perciò pari a 14,33 miliardi di euro di capitale paid-in, da versare entro il 2014 con le seguenti scadenze: 5,73 miliardi nel 2012 e nel 2013 e 2,87 miliardi nel 2014.

"La quota di capitale a chiamata che riguarda l'Italia è pari a 111,07 miliardi di euro. Il capitale a chiamata non viene versato secondo modalità e tempi prestabiliti, ma ogni Paese deve impegnarsi a rispondere rapidamente e incondizionatamente a eventuali richieste di capitale da parte del Mes", ha evidenziato Grilli. Egli ha spiegato anche che la capacità massima di prestito del Mes è pari a 500 miliardi di euro e sarà raggiunta solo al completamento del conferimento del capitale paid-in. Il Trattato prevede che il capitale paid-in venga conferito in cinque anni, nella misura di un quinto ogni anno, ma contempla la possibilità di accelerare il processo di conferimento.

Il ministro dell’Economia ha detto che l'incremento di debito dovuto ai programmi di assistenza attualmente in corso (Irlanda, Portogallo e Grecia) e ai versamenti di capitale dovuti per il Mes sarà pari a circa 3 punti percentuali di Pil nel 2015 (a regime). A questi andranno aggiunti i contributi dell'Italia per l'intervento per la ricapitalizzazione delle sistema bancario in Spagna, il cui ammontare non è stato ancora esattamente definito.

Grilli ha ricordato poi come, una volta operativo, l'Esm potrà intervenire a favore di un Paese membro in difficoltà finanziaria attraverso: l'accensione di linee di credito precauzionali; la concessione di prestiti allo Stato; l'acquisto di titoli sovrani del Paese beneficiario, sia sul mercato primario, sia sul secondario; la ricapitalizzazione delle banche (attraverso prestiti agli Stati fino a che non sarà costituita una autorità europea per la supervisione bancaria, quando diverranno possibili interventi diretti).

Il fatto che il fondo Esm non sia operativo da luglio non desta preoccupazione perchè c'è l'Efsf, ha rassicurato Gilli. Quanto alle preoccupazioni per il mese prossimo egli ha fatto notare che ci sono solo aste Bot, ma è anche consapevole del fatto che i mercati in agosto sono sottili e perciò è meglio essere prudenti.

Secondo Grilli è l'instabilità generale dei mercati dell'euro che rende difficili le operazioni, in situazioni normali di mercato l'Italia non avrebbe problemi di sorta perciò a suo parere  bisogna passare dalla logica salva-Stati alla logica della regolazione dei mercati finanziari europei.

Il titolare del Tesoro ha fatto notare come si sta vivendo una situazione di crisi in cui i tassi di interesse non sono più governati dalla Banca centrale ma dallo spread. Per queste ragioni ha ribadito che la cosa fondamentale è mantenere integri i mercati finanziari.

"Sono molto ottimista, tutte le dichiarazioni pubbliche, incluse quelle della Germania, sono state convinte sull'approvazione dei Trattati e a farlo velocemente. Non ritengo ci siano motivi di allarme". Ecco il commento del ministro alle ratifiche del Fiscal Compact e del Meccanismo di stabilità europeo.

Egli vede inoltre di buon occhio l’accelerazione nei meccanismi decisionali dell’Unione europea rispetto a tre anni fa e, consapevole della complessità dell’organismo, è ottimista a riguardo.  "C'è la costruzione europea che deve essere completata con l'unione politica, fiscale e bancaria, questo è l'obiettivo concreto su cui è stata mostrata ampia volontà politica, anche da parte della Germania", ha fatto notare Grilli.


1 Commento
Inviato il: 18/07/2012 18.25   
Da: s.cannavale
Perchè aspetterei il "completamento della costruzione europea"?
Non appare sensato aspettare il "completamento della costruzione europea". Sarebbe opportuno deciderei da subito in Italia un’imposta patrimoniale del 5%, escludendo dal calcolo di base il valore della prima casa. Con il ricavato di circa 350 miliardi di euro - su un patrimonio privato di 8.500 miliardi di euro – si abbatterebbe il debito pubblico italiano da 1.966 a circa 1.600 miliardi di euro, con la possibilità di diradare le aste di BOT e BTP. A quel punto, con i tassi sui BTP decennali italiani al 2%, al posto dell’attuale 6,5%, il nostro Paese potrebbe giocarsela tutta,avviando le possibili riforme e le necessarie riduzioni di spesa (spending review).
Moody’s, di fronte ad una manovra di questo spessore, dovrebbe rivedere e rivalutare il giudizio sull’affidabilità finanziaria dell’Italia. L’Italia potrebbe fare concorrenza alla Svizzera in quanto ad affidabilità e capacità di attrazione di capitali stranieri. Sarebbe concreta la possibilità di rientro di capitali nazionali temporaneamente sistemati all’estero. Si creerebbero le condizioni favorevoli per fare nuovi investimenti nel nostro Paese, offrendo uno sbocco ai giovani preparati in cerca di opportunità di lavoro.
Ritornando all’ipotesi di imposta patrimoniale, occorre sottolineare che gli interessi pagati sul nostro debito pubblico finiscono per buona metà all’estero. Annualmente paghiamo agli investitori situati fuori dal nostro Paese più di 45 miliardi di euro (circa 50% del totale sborsato dal Tesoro). Questo è senz’altro il più grande, insopportabile spreco di risorse in Italia.
I mercati, valutando la positività dell’imposta patrimoniale, applaudirebbero, la borsa con le sue quotazioni da saldo risponderebbe con aumenti del 50% e più, i BTP a lunga scadenza si apprezzerebbero, i tassi d’interesse sulle nuove emissioni dititoli pubblici si adeguerebbero, come già accennato sopra, a livelli minimi. Da qui il più grande risparmio di costi. Il resto verrebbe da sè.
L’intervento andrebbe spiegato con pacatezza ai destinatari interessati, sottolineando il carattere non punitivo del provvedimento, anzi riconoscendo ai possessori di grandi patrimoni il merito storico di poter salvare il Paese. Gli stessi avrebbero la concreta possibilità di recuperare l’esborso con lauto guadagno aggiuntivo sul patrimonio disponibile a seguito dei rialzi dei mercati e del miglior andamento dell’economia attualmente penalizzata da ridimensionamenti di consumi e posti di lavoro.
Il rialzo delle quotazioni di borsa contribuirebbe, tra l’altro, a difendere il patrimonio aziendale nazionale che, alle attuali valutazioni di mercato, potrebbe essere assorbito da investitori internazionali e fondi sovrani velocemente ed a prezzi di saldo. Resta ovviamente ferma l’utilità di capitali stranieri in entrata, nuovamente fiduciosi dell’affidabilità del sistema Italia.
In contemporanea si dovrebbe “semplicemente replicare ed applicare" tra Italia e Svizzera l’accordo stipulato il 13 aprile 2012 tra il Governo austriaco e quello svizzero. Detta intesa, sottoscritta tra le rispettive Ministre delle Finanze Maria Fekter ed Eveline Widmer-Schlumpf, prevede un prelievo sui capitali austriaci parcheggiati in Svizzera ad una tassazione media del 25%. A questo introito “una tantum” a sistemazione del passato, vanno aggiunti per gli anni a venire i prelievi annuali alla fonte del 25% sugli interessi maturati.
La replica puntuale di questo accordo tra Italia e Svizzera, così come hanno fatto in precedenza e con modalità particolari, Francia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, frutterebbe all’Italia un incasso particolarmente corposo, tenuto conto che in Svizzera risultano parcheggiati circa 150 miliardi di euro di "solerti risparmiatori” italiani.
Con l’accordo tra Italia e Svizzera sulla falsariga di quello austriaco dello scorso aprile e con l’imposta patrimoniale al 5% il nostro Paese, liberato dalla morsa di finanziatori famelici e distruttivi, avvierebbe un percorso virtuoso e creativo e farebbe da volano ad un’Europa di grandi potenzialità ma pericolosamente bloccata per divergenze di “governance” e per mancanza o limitata visione d’assieme.
Sàntolo Cannavale






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