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Caldissime

Moody's attacca l'Italia
Spread sotto pressione
Btp e borse resistono

Di Ilaria Ammendola

Partenza negativa a Piazza Affari

Il rimbalzo del pomeriggio ha permesso alle principali borse europee di archiviare la seduta in rialzo, con il Dax che ha guadagnato il 2,15% a 6.557 punti, il Cac l'1,46% a 3.180 punti, il Ftse 100 l'1,03% a 5.666 punti e l’Ibex lo 0,52% a 6.664 punti. 

Il Ftse Mib (+0,96% a 13.714 punti) non ha ceduto all’attacco di Moody’s, stringendo i denti fino all’apertura di Wall Street. L’andamento delle borse americane, sulla scia dei buoni risultati delle trimestrali di Jp Morgan e Wells Fargo, è riuscito a portare il buon umore malgrado il deludente indice sulla fiducia dei consumatori elaborato dall'Università del Michigan. 

L'indice è sceso a 72 all'inizio di luglio, a fronte del 73,2 di giugno, segnando il valore più basso di quest'anno. Tale dato dovrebbe richiamare l'attenzione della Fed. I prezzi alla produzione invece sono aumentati a giugno dello 0,1% rispetto al mese precedente, rivelandosi migliori delle attese degli analisti. Wells Fargo ha registrato nel secondo trimestre un aumento dei profitti del 17% grazie all'incremento delle entrate dal settore mutui e al calo degli accantonamenti per eventuali perdite sul credito. Per Jp Morgan gli utili sono stati superiori alle attese nonostante il buco da 4,4 miliardi legato all'attività di trading su derivati. Oltreoceano gli indici principali continuano a viaggiare in positivo con rialzi superiori all'1%.

Secondo un gestore il rialzo registrato a Piazza Affari è dovuto anche alle ultime dichiarazioni della Bce. E' stata annunciata una politica di easing del credito a sostegno dei titoli sotto pressione, ha commentato l'esperto, evidenziando che le regole dei mercati non sono rigide ma variabili. A situazioni di maggiore gravità esistono anche risposte significative.  

L’andamento degli spread è stato più teso, soprattutto in mattinata. A pesare sull’obbligazionario è stato prevalentemente il declassamento, l’asta positiva di Bot di ieri e quella di oggi di Btp non sono bastate a riportare lo spread quantomeno ai livelli di ieri. Il differenziale italiano si è attestato a 480 punti base al tasso del 6,06%, quello spagnolo si è portato a 541 punti base al tasso del 6,66%. 

Sul listino milanese in luce Salvatore Ferragamo (+6,61% a 15,32 euro), che sale dopo i cali di ieri, e Telecom(+4,56% a 0,7335 euro) in scia al newsflow positivo dopo il -6,47% dell'ultima seduta. Sulla società Ubs ha confermato la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 1,15 euro. Secondo gli analisti nel secondo trimestre i trend del business in Italia dovrebbero essere stati solidi, ma l'America Latina dovrebbe aver mostrato segnali di rallentamento della crescita. Nel trimestre i ricavi sono visti complessivamente in rialzo del 2% a 7,476 miliardi di euro, con un utile netto a 550 milioni.  Acquisti anche per Prysmian (+4,41% a 12,54 euro), Tenaris (+3,11% a 14,61), Terna (+2,18% a 2,818 euro), Impregilo (+3,35% a 3,266 euro) e Mps (+2,76% a 0,1823 euro).

Vendite invece su Fiat (-3,33% a 3,944 euro), che paga i cali di Peugeot su cui Moody's ha posto in revisione il rating, Unicredit (-0,59% a 2,704 euro), che ha ridotto le perdite rispetto alla mattinata, e Pirelli (-0,69% a 7,905 euro), su cui pesa la valutazione negativa di Intermonte. In deciso ribasso Fonsai (-18,48%) e Unipol (-7,82%) prima della partenza dell'aumento di capitale previsto per lunedì.


1 Commento
Inviato il: 14/07/2012 19.01   
Da: s.cannavale
Da Moody’s prendiamo " il lato stimolante".
Moody’s ci declassa, taglia il rating dei titoli italiani da A3 a Baa2 e conferma l’outlook negativo (prospettiva) per rischio contagio di Spagna e Grecia. Non badiamo all’evidente conflitto d’interessi della società di rating, prendiamo “il lato stimolante” dell’evento e cioè la spinta forte ad adottare nel nostro Paese misure efficaci per uscire dall’insostenibile situazione di indebitamento pubblico. Sarò ripetitivo, ma occorre porre mano da subito in Italia ad una imposta patrimoniale del 5%, escludendo dal calcolo il valore della prima casa. Con il ricavato di circa 300/400 miliardi di euro - su un patrimonio privato di 8.500 miliardi di euro – si abbatterebbe il debito pubblico italiano da 1.950 a circa 1.600 miliardi di euro, con la possibilità di diradare le aste di BOT e BTP. A quel punto, con i tassi sui BTP decennali italiani al due per cento, al posto dell’attuale 6,5 per cento, il nostro Paese potrebbe giocarsela tutta, avviando le necessarie riforme e le opportune riduzioni di spesa (spending review). Moody’s dovrebbe rivedere e rivalutare il giudizio sull’affidabilità finanziaria dell’Italia. L’Italia potrebbe fare concorrenza alla Svizzera in quanto ad affidabilità e capacità di attrazione di capitali stranieri. Sarebbe concreta la possibilità di rientro di capitali nazionali temporaneamente sistemati all’estero. Si creerebbero le condizioni favorevoli per fare nuovi investimenti nel nostro Paese, offrendo uno sbocco ai giovani preparati in cerca di opportunità di lavoro.
Ritornando all’ ipotesi di imposta patrimoniale, occorre sottolineare che gli interessi pagati sul nostro debito pubblico finiscono per buona metà all’estero. Annualmente paghiamo agli investitori situati fuori dal nostro Paese più di 45 miliardi di euro (circa 50% del totale sborsato dal Tesoro). Questo è senz’altro il più grande, insopportabile spreco di risorse in Italia.
I mercati, di fronte ad un siffatto intervento (imposta patrimoniale), applaudirebbero, la borsa con le sue quotazioni da saldo risponderebbe con aumenti del 50% e più, i BTP a lunga scadenza si apprezzerebbero, i tassi d’interesse sulle nuove emissioni di titoli pubblici si adeguerebbero, come già accennato sopra, a livelli minimi. Da qui il più grande risparmio di costi. Il resto verrebbe da sè.
L’intervento andrebbe spiegato con pacatezza ai destinatari interessati, sottolineando il carattere non punitivo del provvedimento, anzi riconoscendo ai possessori di grandi patrimoni il merito storico di poter salvare il Paese. Gli stessi avrebbero la concreta possibilità di recuperare l’esborso con lauto guadagno aggiuntivo sul patrimonio disponibile a seguito dei rialzi dei mercati e del miglior andamento dell’economia attualmente penalizzata da ridimensionamenti di consumi e posti di lavoro.
Il rialzo delle quotazioni di borsa contribuirebbe a difendere un patrimonio aziendale nazionale che, alle attuali valutazioni di mercato, potrebbe essere assorbito da investitori internazionali semplicemente ed a prezzi di saldo. Resta ovviamente ferma l’utilità di capitali stranieri in entrata, nuovamente fiduciosi dell’affidabilità del sistema Italia. Sàntolo Cannavale

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