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Grecia, le Banche centrali potrebbero intervenire già lunedì
Ci apprestiamo a vivere un momento cruciale per la sopravvivenza dell’area euro. Domenica la Grecia tornerà alle urne per decidere il governo che guiderà il Paese fuori dalla crisi più importante della sua storia recente. Dopo l’incapacità di formare una coalizione nel primo turno elettorale, quella di domenica potrebbe essere l’ultima chiamata per la permanenza nell’area euro.
Si voterà domenica dalle 8 alle 20 (ora italiana) e i primi exit poll si avranno immediatamente dopo la chiusura dei seggi. I primi risultati attendibili saranno disponibili a partire dalla 22 di domenica, mentre lunedì alle 20.00 il Ministro dell’Interno rilascerà in diretta tv stime più accurate sui risultati finali.
Il Paese sembra diviso in due. Da un lato ci sono i partiti che vogliono continuare a utilizzare l’euro, dall’altra, i partiti favorevoli a un ritorno della dracma. Questi due fronti si contenderanno i voti di un popolo ormai stremato da tasse e disoccupazione.
"La nostra sensazione è che, come accaduto il 6 maggio scorso, prevarrà l’incertezza", sottolinea Vincenzo Longo, Market Strategist di IG Markets Italy. Il risultato elettorale non sarà schiacciante tanto da permettere a un singolo partito di raggiungere la maggioranza dei seggi in Parlamento (ovvero 250+1).
"Quindi lo scenario più probabile prevede che il partito con il maggior numero di consensi riceva l’incarico dal presidente della Repubblica a formare una coalizione di governo. Nel caso in cui non si riesca a raggiungere un accordo l’incarico passerà al secondo partito con la più alta percentuale di consensi e così via per i primi tre partiti. Nel caso non si arrivi a una formazione di un governo, ipotesi questa che escludiamo, si procede con un terzo turno elettorale", precisa Longo.
"La nostra sensazione è che questa volta si riesca a evitare una terza tornata elettorale vista la gravità della situazione". Secondo alcune fonti bancarie, i prelievi presso gli sportelli hanno toccato l’enorme cifra di 700 milioni di euro al giorno questa settimana.
Inoltre, secondo quanto rilasciato dal quotidiano Kathimerini il Paese avrebbe fondi per arrivare sino al 20 luglio e necessiterebbe di una rinegoziazione degli aiuti ed eventualmente di un terzo pacchetto di salvataggio. Secondo gli ultimi sondaggi (che non possono essere rilasciati nelle due settimane precedenti al voto) sarebbe in vantaggio il partito Nuova Democrazia guidato da Samaras, favorevole alla permanenza nell’area euro.
"Se Samaras dovesse vincere con un vantaggio tra i 2 e i 4 punti percentuali è possibile che si vada verso una coalizione con i Democratici di Sinistra e il Pasok che possa consegnargli i 2/3 dei consensi del parlamento. Se questo tentativo dovesse fallire il testimone passerà al partito Syriza del leader Tsipras (favorevole a un’uscita dall’area euro), che potrebbe con molta probabilità fallire il tentativo di costituire un governo di maggioranza", prevede il Market Strategist di IG Markets Italy.
Nelle ultime settimane i toni rivendicatori di Tsipras si sono attenuati, probabilmente perché il partito vuole attirare i voti della parte più moderata della sinistra. Nel caso il leader riesca a formare un governo, il primo timore non sarebbe un’uscita immediata dall’area euro. Infatti per quello è probabile che si arrivi all’Eurogruppo di fine giugno, dove si cercherà di rinegoziare gli accordi di marzo.
Il problema potrebbe essere che eventuali decisioni non unanimi possano portare malcontento nel governo che portino a venire meno della maggioranza. Quindi la stabilità sembra essere il vero punto debole di Tsipras. "Riteniamo che, viste le difficoltà del Paese, in ogni caso si andrà verso la rinegoziazione del piano di aiuti a prescindere da chi vinca le elezioni. La sensazione è che se a vincere sarà la Nuova Democrazia è più probabile che si raggiunga un accordo con la Troika", continua Longo.
Come operare?
"Ci aspettiamo una seduta molto volatile e incerta in scia ai primi risultati che arriveranno dalla Grecia". Secondo Reuters, le principali Banche centrali del mondo starebbero studiando l’azione congiunta per prepararsi a un’uscita dall’area euro. Riteniamo che se le news che dovessero arrivare da Atene non siano positive, "le Banche centrali potrebbero decidere di intervenire già lunedì, al massimo entro mercoledì, giorno in cui il Fomc dichiarerà le proprie scelte di politica monetaria".
"La nostra visione è che l’euro potrebbe essere soggetto a forte volatilità. Il cross euro/dollaro potrebbe finire sotto pressione a causa delle forti vendite sulla moneta unica e degli importanti acquisti sul dollaro statunitense". Da monitorare anche i cross tra il biglietto verde e le valute più rischiose (Aud, Nzd e Cad).
Le tensioni potrebbero portare a forti acquisti sull’oro, con i primi target importanti che si collocano poco sotto soglia dei 1.700 dollari/oncia. Il petrolio potrebbe tornare sotto i minimi da settembre a 80 dollari/barile, mentre l’avversione al rischio potrebbe alimentare la corsa verso i Treasury e in parte sui Bund.
Chi opera sull’euro/dollaro, "potrebbe tentare una copertura con il cross dollaro/yen. Eventuali discese dell’euro/dollaro potrebbero essere bilanciate da cali su dollaro/yen. Una buona strategia sarebbe quella di andare long sull’oro, che potrebbe essere favorito sia in scia all’avversione al rischio sia qualora le Banche centrali dovessero decidere di iniettare liquidità sul mercato", conclude Vincenzo Longo.
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