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29/02/2012 14.20 | Tutte | Indietro
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Caldissime

Intesa č la banca italiana che ha chiesto pių fondi alla Bce

Di Francesca Gerosa

<a href="/quotazioni/quotazioni.asp?step=1&action=ricerca&codiceStrumento=u2ae&titolo=INTESA">Intesa</a> č la banca italiana che ha chiesto pių fondi alla Bce

Intesa Sanpaolo è la banca italiana che ha chiesto più fondi oggi nell'operazione di rifinanziamento a tre anni della Bce. 24 miliardi di euro per l'esattezza, come indicato dall'Ad della banca, Enrico Tomaso Cucchiani. La cifra è pari al 4,53% dei 529 miliardi nell'intero sistema euro rispetto ai 12 miliardi del primo p/t di pari scadenza del 21 dicembre.

Parte dei fondi verrà destinata all'acquisto di titoli di Stato italiani. L'operazione della Bce è a rubinetto e al tasso del'1%. Secondo quanto hanno riferito all'agenzia Reuters fonti autorevoli, le banche italiane hanno partecipato al p/t odierno della Bce per un ammontare simile ai 116 miliardi dell'analoga operazione di dicembre.

Gli analisti, in realtà, scontavano questa volta una partecipazione più modesta, intorno a 70 miliardi di euro. In particolare, Unicredit avrebbe partecipato per un ammontare "inferiore" ai 12,5 miliardi di bond garantiti emessi dopo il primo p/t triennale di dicembre. A dicembre la quota della banca era stata pari a 15 miliardi.

Ubi Banca avrebbe richiesto 6 miliardi di euro, il Banco Popolare circa 3,5 miliardi di euro di cui circa 1,7 miliardi con bond garantiti rispetto ai 3 miliardi di euro dell'omologa asta precedente. La Popolare Emilia Romagna per 2 miliardi rispetto ai 2,4 miliardi della prima asta. Quanto a Mediobanca, avrebbe chiesto 3,5 miliardi.

L'operazione della Bce, ha riconosciuto il ministro per lo Sviluppo economico, nonché ex consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, crea risorse anzitutto per sostituire altre fonti di finanziamento progressivamente azzerate a causa della crisi e degli spread. E d'altro canto, ha osservato, offrirà molte risorse per l'economia reale.

"Il mestiere delle banche è di fare credito", ha aggiunto Passera. "Se no lo fanno, sono le prime a non avere i conti in ordine". Certamente, ha ragionato ancora, "quello che è successo negli ultimi mesi, con gli spread (oggi quota a 343 punti base, ndr) e con le regole Eba, ha reso a molte banche più difficile fare credito".

Per Francesco Boccia, coordinatore delle commissioni Economiche del Gruppo del Pd alla Camera, l'operazione di liquidità da parte della Bce sarà davvero "fortunata e saggia", come ha detto Passera, se darà ossigeno alle imprese, cioè se davvero le ingenti risorse finanziarie immesse nel sistema creditizio al tasso dell'1% verranno poi drenate nel sistema economico reale.

E comunque, se lo scenario economico dovesse peggiorare, gli economisti di Royal Bank of Scotland non escludono che la Banca centrale europea possa offrire nuove aste triennali di rifinanziamento illimitato. Addirittura arrivano a ipotizzare aste con scadenze ancora più lunghe, fino a 5 anni.

"Simili operazioni darebbero un certo sostegno al sistema bancario, ma allo stesso tempo solleverebbero delle domande sul finanziamento delle banche dell'Eurozona e sulla loro dipendenza dalla Bce", osservano a Rbs. In effetti, sostiene Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane Bnp Paribas, la Bce non dovrebbe ripetere operazioni di tal tipo con cadenza regolare.

Quando una banca centrale concede prestiti a medio termine sorgono, infatti, alcuni rischi: la liquidità immessa potrebbe essere considerata un aiuto pubblico e le banche potrebbero essere portate ad assumere rischi a cui non si sarebbero esposte in  condizioni normali del mercato secondario privato.

Il regolare rinnovo delle LTRO a 3 anni allevierebbe la pressione sui Governi in tema di rigore fiscale. "Sebbene le LTRO a 3 anni abbiano svolto un ruolo cruciale nel calo del rischio sistemico, la Bce ricorrerà ancora a tali operazioni solo in caso di stress bancario nuovamente su livelli elevati", conclude Olivier Beffy.


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