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Società fittizie per yacht personali, nei guai anche Vasco e Boldi
Di Diana Bin
Finte società di charter nautico nel mirino del fisco. Nel corso di controlli sulle attività stagionali, l'Agenzia delle Entrate ha individuato numerosi casi di false società di "noleggio di mezzi di trasporto marittimo e fluviale" realizzate esclusivamente per gestire una sola imbarcazione a fini personali, ottenendo così benefici fiscali.
I vantaggi nella costituzione di una società di comodo sono vari, hanno spiegato all'Agenzia delle Entrate: dichiarare di svolgere l'attività di noleggio anziché di possedere a titolo personale la medesima imbarcazione consente infatti di ottenere numerose agevolazioni di natura fiscale, economica e finanziaria.
Prima di tutto separare il proprio patrimonio da quello della società comporta una minore responsabilità; inoltre con questo "stratagemma" si evita di versare l'Iva sui costi riconducibili all'acquisizione della barca in leasing e di pagare le accise sul gasolio, pari a circa il 50% del prezzo del carburante, e, non ultimo, si possono detrarre le spese sostenute per mantenere la barca e il suo equipaggio.
I controlli sono stati condotti in particolare in Liguria, Campania e Friuli Venezia Giulia tramite i cosiddetti accertamenti sintetici del reddito delle persone fisiche: in sostanza si tratta di stabilire se vi è proporzione fra il reddito dichiarato e il possesso o la disponibilità dell'unità da diporto in questione, soprattutto se, come in questi casi, si parla di imbarcazioni di un certo valore.
Le società contestate sono per lo più unipersonali, o con pochi soci riconducibili allo stesso ambito familiare, hanno un capitale sociale minimo (circa 10.000 euro) e detengono in leasing un'unica imbarcazione di lusso utilizzata dai diretti titolari: il natante, in media di oltre 20 metri e di valore superiore a 1,5 milioni di euro, viene noleggiato esclusivamente ai soci o ad altre società che hanno la medesima compagine sociale.
Così dopo Flavio Briatore, nella rete di questi nuovi controlli sono caduti, insieme a imprenditori e professionisti, anche il cantante Vasco Rossi e l'attore Massimo Boldi, colpevoli di aver utilizzato il "trucco" delle società fittizie per i loro yacht individuati in due porti liguri.
Decisamente evocativi i nomi delle imbarcazioni dei due vip, entrambe da 24 metri: Cipollina e Jamaica. La prima appartiene a Massimo Boldi, e non potrebbe essere altrimenti, perché richiama una delle sue macchiette di punta. Secondo le prime ricostruzioni, lo yacht è intestato a una società di charter interamente riconducibile all'attore e alla figlia, ai quali sarebbe già stata notificata la cartella dell'Agenzia delle Entrate.
Guarda invece ai mari dei Caraibi l'imbarcazione del cantante rock. E Jamaica No Problem è anche il nome della società fittizia, posseduta dallo stesso Vasco Rossi al 90% e per il restante 10% da altri soci residenti in Svizzera, a cui il natante risulta intestato. "A quanto mi risulta Vasco Rossi ha da sempre una sua irreprensibilità fiscale, peraltro già più volte accertata", ha commentato Guido Magnisi, avvocato storico e amico del cantante rock.
Oltre alle società di comodo proliferano inoltre i casi di beni di lusso intestati a prestanomi ultraottantenni o nullatenenti per evadere le tasse. Secondo le rilevazioni dell’associazione Contribuenti.it, sono cresciuti del 5% nel 2010 “i poveri possidenti che vivono spendendo migliaia di euro per beni di lusso e non dichiarano al fisco quello che guadagnano effettivamente”. In particolare il 64% degli yacht che circolano in Italia risultano riconducibili a prestanomi o a società fittizie italiane o estere.
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