
Chiusura in terreno negativo per le borse valori del Vecchio Continente, scivolate di seguito all’andamento negativo di Wall Street. A Milano l'indice Ftse Mib, salito in mattinata fino al +0,8%, ha chiuso in calo dell’1,56% a 20.161 punti e l'All Share dell’1,57% 20.662 a punti, mentre l’euro ha chiuso in rialzo nei confronti del dollaro a quota 1,2931, anche se lontano dal massimo intraday di 1,3007 dollari, che l'ha visto riconquistare per la prima volta dal 10 maggio la soglia di 1,30.
A trascinare al ribasso il mercato è il comparto finanziario, penalizzato dai conti deludenti presentati negli Usa da Bank of America e da Citigroup. Ma sui mercati pesano anche i dati macro provenienti dagli Stati Uniti, in particolare l'indice di fiducia elaborato dall'Università del Michigan, sceso a giugno a 66,5 punti, un livello che non si vedeva da marzo del 2009. La flessione è molto superiore alle attese: gli analisti avevano previsto un calo a 75 punti.
Sul listino milanese in rosso tutti i bancari, con Unicredit in calo dell’1,33% a 1,998 euro, Intesa Sanpaolo dello 0,42% a 2,3925 euro, Ubi Banca dell’1,20% a 7,83 euro, Mps dell’1,26% a 0,9435 euro e il Banco Popolare del 2,67% a 4,5625 euro. Forte calo anche Italcementi (-3,44% a 6,035 euro) e Telecom Italia, che ha ceduto il 4,59% a 0,9145 euro.
Secondo un analista di una primaria casa d'affari straniera la debolezza di quest’ultimo titolo "è legata ai primi ragionamenti sulla trimestrale, che potrebbe non essere stata brillante. Il mercato italiano probabilmente è risultato debole anche nel secondo trimestre, mentre quello brasiliano dovrebbe essere cresciuto". Tim Participacoes, società brasiliana controllata da Telecom Italia, ha incrementato a giugno la quota di mercato al 24% dal 23,8% di maggio, confermandosi al terzo posto dopo Vivo e Claro, mentre la quota delle due concorrenti è rimasta stabile.
Intanto il viceministro con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, ha fissato per il 20 di luglio un nuovo incontro tra azienda e sindacati al ministero dello Sviluppo economico per discutere dei 3.700 esuberi annunciati da Telecom entro metà 2011. Dopo il tavolo con governo e sindacati tenutosi giovedì scorso, la compagnia ha deciso di congelare i tagli e aprire la trattativa con i sindacati fino al 30 luglio per trovare un accordo. "Da oggi al 30 luglio la Cgil vuole trovare un percorso condiviso che eviti, allo stesso tempo, un massacro sociale e dia prospettiva al settore e all'azienda, per concorrere alla ripresa economica del nostro Paese", ha commentato Fabrizio Solari, segretario confederale della Cgil.
All'interno di Telecom, ha aggiunto il sindacalista, "c'è un problema serio di governance, poiché il pacchetto di controllo dell'azienda è affidato da un lato a Telefonica e dall'altro alla partecipazione di grandi banche e soggetti finanziari nazionali. Una situazione irrisolta, nella quale non si capisce mai chi governa, chi fa le scelte".
Fuori dal listino principale, ha resistito in terreno positivo A.S. Roma, che ha messo a segno un +0,3% a 0,955 euro. Il Monte dei Paschi di Siena ha approvato oggi il progetto di piano siglato tra Italpetroli e UniCredit per la sistemazione del debito del gruppo della famiglia Sensi, esposto verso le due banche per oltre 400 milioni di euro e, secondo quanto riferito da alcune fonti, la firma dell'accordo tra la famiglia e l’istituto di piazza Cordusio è attesa per martedì prossimo. La banca presieduta da Giuseppe Mussari, che vanta circa 80 milioni di crediti nei confronti di Italpetroli, avrebbe dato il proprio benestare alla lettera d'intenti approvata lo scorso 8 luglio. Mps ha da sempre seguito le trattative, restando a stretto contatto con UniCredit, che a sua volta vanta crediti per 325 milioni. L'accordo prevede il trasferimento di tutti gli asset della Italpetroli a UniCredit, mentre alla famiglia Sensi verrà lasciato un compendio immobiliare dal valore di circa 30 milioni di euro. Per l'As Roma, come noto, è prevista invece la ricerca di un nuovo proprietario.
Diana Bin