
Cali evidenti per le banche dell'area britannica, che pesano sui titoli del credito anche sulle altre Borse europee. Con l'indice settoriale che cede due punti percentuali e il listino di Londra in ribasso dello 0,54%, Royal bank of Scotland arretra del 2,41%.
Pesa l'allarme lanciato dall'agenzia Moody's su un prossimo ritiro del sostegno di cui hanno goduto da parte delle Autorità le banche britanniche, con possibili ripercussioni sul rating di alcune istituzioni finanziarie. Anche il gruppo Lloyds segna un calo dell'1,77%. Meno pesanti i ribassi di Barclays che cede lo 0,83% e di Hsbc (-1,33%).
"Il crescente debito pubblico, impedisce al governo di affrontare altri eventuali salvataggi bancari, senza indebolire il proprio profilo creditizio e/o aumentare le tasse", ha sottolineato Moody's. "Ma, nello stesso tempo, è vitale che non venga meno la fiducia nel sistema finanziario". Le misure straordinarie introdotte durante la crisi creditizia devono ora rientrare gradualmente, ma il Governo deve muoversi con molta cautela, secondo Moody's.
Tra le misure straordinarie introdotte dalle autorità britanniche figurano il Credit Guarantee Scheme (shema di garanzia dei crediti che fornisce garanzia statale ai titoli emessi dagli intermediari), lo Special liquidity scheme (schema speciale per la liquidità, che consente lo scambio di attività incagliate con Buoni del tesoro inglese) e l'Asset protection scheme (schema di protezione che fornisce garanzia statale contro le perdite sui titoli tossici).
"Il Governo deve avere la piena certezza che le grandi banche saranno in grado di sopravvivere autonomamente, prima di decidere che il supporto straordinario può anche essere tolto", ha precisato l'agenzia che non prevede prolungamenti oltre i termini per i primi due strumenti. Ma siccome il Governo si è mostrato molto determinato a non far fallire le banche per problemi di liquidità, lo schema speciale per la liquidità potrebbe, in caso di necessità, essere reintrodotto.
Moody's inizierà ora ad eliminare la componente "straordinaria" incorporata, durante la crisi, nei rating di molti debiti senior e depositi che potrebbero subire dei declassamenti, se gli istituti non si saranno adeguatamente rafforzati. Il supporto del Governo potrebbe essere tolto più velocemente agli istituti più piccoli e successivamente alle grandi banche.
Sul listino milanese scivolano parecchio Unicredit (-1,85% a 1,98 euro) e Intesa Sanpaolo (-2,28% a 2,78 euro). Questa mattina Ubs ha tagliato le stime di Eps delle banche italiane e i target price. Nel caso di Unicredit passa da 2,5 a 2,15 euro (rating neutral), invece per Intesa Sanpaolo il prezzo obiettivo sale da 3,4 euro a 3,5 euro (buy).
Viceversa sempre oggi Mediobanca ha ridotto il target price di Intesa Sanpaolo a 3,4 euro da 3,5 euro (outperform) di riflesso a una revisione delle stime prima della pubblicazione dei conti trimestrali. Gli esperti hanno infatti tagliato le previsioni di Eps del 5% in considerazione della cessione della banca depositaria e, senza considerare l'Ipo di Fideuram, ipotizzano un Core Tier 1 a fine anno al 7,2%.
Il contesto internazionale resta instabile, tuttavia, a detta di Luca Comi di Centrosim, i recenti sviluppi della crisi greca lasciano sperare in un sia pur lento rientro dell'emergenza finanziaria e una normalizzazione degli spread governativi nell'area Euro con conseguenti recuperi dei titoli bancari in Europa.
"Ci preoccupa maggiormente lo scenario domestico in cui le banche si trovano a operare in questo primo scorcio del 2010: bassi livelli dei tassi a breve, dinamica stagnante degli impieghi, qualità del credito sotto pressione, quadro regolatorio incerto", precisa l'analista.
Preoccupano altresì i risultati del quarto trimestre 2009, in calendario per metà marzo, e le possibili guidance sul 2010. "Ma, osserviamo che, dopo la performance negativa delle ultime settimane, le valutazioni di mercato non appaiono tirate. Inoltre, molti broker hanno sensibilmente tagliato stime e target price, il che riduce i rischi da aspettative eccessive", continua Luca Comi.
In sintesi, allo stato attuale, il rischio di ulteriori, sensibili ribassi nel comparto appare remoto, almeno nella prospettiva di una seppur graduale ripresa economica. "Pensiamo che vi siano le condizioni per una visione meno negativa sul settore e rivediamo il rating di Unicredit e della Popolare di Milano da sell a neutral con target price rispettivamente a 2,1 da 2,2 e a 5 euro", conclude l'esperto di Centrosim.
Francesca Gerosa