
Il Governo greco è pronto ad adottare le giuste misure fiscali per far fronte al nodo dei conti pubblici e nei prossimi giorni, se ce ne sarà bisogno, varerà una nuova Finanziaria. E' la risposta del ministro delle Finanze greco, George Papaconstantinou, al taglio del rating sovrano da parte di Fitch che "rispecchia una mancanza di credibilità".
Contemporaneamente, il governatore della Banca centrale greca, George Provopoulos, ha provato a rassicurare i mercati dicendo che sono ''esagerati'' i timori sulla solidità delle banche greche e che tutti gli istituti del Paese hanno già in cantiere nuovi piani finanziari volti a trovare liquidità nel momento in cui la Banca Centrale Europea incomincerà a ritirare le misure di stimolo.
Alla Borsa di Atene sono però crollati i titoli bancari dopo che l'agenzia di rating Fitch ha abbassato il rating del Paese a BBB+ con outlook negativo, di riflesso alle preoccupazioni che circondano l'andamento delle sue finanze pubbliche e alle incertezze che gravano sulla ripresa economica, e dopo che ieri S&P aveva posto il rating sotto esame con implicazioni negative in vista di un possibile downgrade.
In un listino che perde il 6%, la National Bank, il maggiore istituto greco, cede il 6,3% mentre Efg Eurobank il 5,7%. I giudizi di Fitch e S&P si riflettono anche sui titoli di Stato. Lo spread fra i bond governativi a 10 anni di Grecia e Germania ha raggiunto i 226 punti base, ai massimi da aprile.
Al contempo il costo per assicurare il debito sovrano della Grecia contro il rischio default è salito ulteriormente: i credit default swap (CDS) a cinque anni sul debito greco sono cresciuti a 211 punti base, in rialzo di 20 pb dalla chiusura di lunedì.
In altri termini a oggi costa 211.000 euro l'anno assicurare un'esposizione di 10 milioni di euro ai titoli di Stato greci, contro i 191.000 di lunedì. L'assicurazione del debito greco diventa così più cara di quella sui bond turchi visto che i Cds della Turchia quotano intorno a 191,6 pb.
Atene si trova sotto la pressione di tutta l'Unione europea per la deriva che sta investendo le sue finanze pubbliche. Per quest'anno il deficit di bilancio ellenico è infatti atteso a livelli notevolmente fuori scala, al 12,7% del Pil secondo le stime dello stesso Governo, facendo lievitare il debito al 113,4% del Pil e al 120,8% nel 2010.
Solo ieri il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha avvertito che la situazione della penisola ellenica è "molto difficile". Comunque si è detto fiducioso che Atene adotterà "misure molto coraggiose e molto difficili, ma assolutamente necessarie da prendere" soprattutto dopo che i ministri finanziari dell'Ue hanno deciso di proseguire con la nuova fase della procedura per deficit eccessivo a carico della Grecia, che prevede anche la possibilità di comminare sanzioni.
La situazione è tornata sotto la lente dei mercati dopo l'allarme globale innescato dalle difficoltà sui debiti di Dubai World. Nel progetto di bilancio per il 2010 Atene punta a ridimensionare il deficit al 9,1% del Pil. Un "passo nella giusta direzione", secondo gli altri paesi Ue, ma per un risanamento consistente del quadro serviranno misure supplementari, hanno avvertito i ministri delle finanze la scorsa settimana.
Senza contare che il downgrade di Fitch del debito sovrano greco a BBB+ risveglia i timori che "un eventuale default all'interno dell'unione monetaria è possibile", a detta di Peter Vanden Houte, capo economista per l'area euro di Ing, secondo cui la reazione del mercato all'annuncio di Fitch è dettata "da una genuina paura della bancarotta" di Atene.
Una possibilità che sembrava essere stata scongiurata nel periodo più nero della crisi finanziaria, ma che si ripresenta per la Grecia, il membro più debole dell'Eurozona. Lo scorso anno si era temuto per l'allargamento degli spread in tutti i Paesi europei, in particolare Francia e Italia. A un anno di distanza gli spread si sono ridotti, tranne che per Irlanda e Grecia.
"E lo stesso differenziale in crescita tra i titoli di Stato dei due Paesi segnala lo stato disastroso in cui versano i conti pubblici di Atene". Secondo l'economista della banca olandese, la Grecia non ha alternative all'euro. L'uscita dall'unione monetaria e la successiva svalutazione della moneta provocherebbero un terremoto di portata ancora maggiore per il sistema bancario greco e per le società con esposizione in euro, "oltre a non essere una proceduta prevista dal trattati di Maastricht".
La soluzione potrebbe essere la deflazione forzata, suggerisce Vanden Houte, così come accaduto per la Germania nei primi anni Duemila, quando i marchi tedeschi erano stati convertiti in euro a un tasso di cambio troppo alto. Da parte loro, anche i Paesi dell'Eurozona non hanno alternative se non quella di intervenire in aiuto del Governo ellenico.
Il trattato di Maastricht non prevede il salvataggio di un Paese membro, se non in caso di calamità naturale. Ma in questo caso gli altri 15 Governi potrebbero appellarsi ed effettuare un salvataggio simile a quelli del Fondo monetario internazionale. Se le pressioni di Bruxelles hanno funzionato nei confronti di Dublino, il compito sarà più difficile in questo caso. L'Irlanda ha risposto alla crescita del deficit con una politica fiscale rigida e il taglio degli stipendi pubblici. In Grecia il nuovo Governo è stato eletto con la promessa di alzare i salari.
Francesca Gerosa