
La recente correzione degli indici di borsa e le modeste previsioni di crescita per il 2010 rendono gli investitori incerti sui destini dei mercati azionari. Anche se i listini chiuderanno il 2010 in rialzo, non mancheranno le sorprese. L’eccessivo ottimismo sui principali indicatori macroeconomici potrebbe infatti innescare delle correzioni, seppur di breve durata. Quindi sarebbe opportuno investire sì nei mercati azionari, ma con cautela, magari proteggendosi da eventuali temporanei ribassi. A questo scopo esistono tre fondi indice definibili come strutturati, emessi da Lyxor, che potrebbero adattarsi al clima d’incertezza. Si tratta di prodotti il cui prezzo incorpora l’indice azionario e il costo di un derivato che ha lo scopo di proteggere il titolo dai ribassi senza alcuna finalità speculativa.
Il primo etf in esame è il Lyxor Etf Daxplus Protective Put. Il benchmark che intende replicare è costituito dall’indice azionario tedesco Dax, e da un’opzione put sullo stesso indice con scadenza a tre mesi e prezzo d’esercizio inferiore al 5% a quello del momento dell’acquisto. Tale strategia permette di evitare perdite superiori al 5% del valore dell’indice sommato al costo dell’opzione. Se l’indice si apprezza, e quindi l’opzione put non viene esercitata, la performance dell’indice Dax sarà ridotta del prezzo d’acquisto del derivato. In sostanza tale strumento è adatto a chi è disposto a rinunciare a una parte dell’eventuale performance positiva dell’indice in cambio di una protezione sul capitale investito. Ciò non significa che non si può perdere parte dell’investimento. L’opzione, come qualsiasi altro strumento finanziario, ha un prezzo, che inciderà negativamente sulla performance, qualunque essa sia.
Gli altri due strumenti che adottano una strategia facente uso di derivati sono il Lyxor Etf Daxplus Covered Call ed il Lyxor Etf DJ Euro Stoxx 50 Buywrite. La strategia covered call, altresì chiamata buywrite, è costituita da una posizione lunga sull’indice di riferimento e la vendita di un’opzione call. In tal caso si tratta di un’opzione call con scadenza ad un mese e un prezzo d’esercizio superiore al 5% di quello dell’indice al momento dell’acquisto. Tale combinazione risulta particolarmente adatta a mercati che si muovono in range abbastanza ristretti, sia al rialzo che al ribasso. In particolare, nel caso in cui l’indice cresca in misura inferiore al 5%, si guadagnerà la differenza tra il prezzo d’esercizio e la quotazione dell’indice. Nel caso invece di un aumento su base mensile dell’indice superiore al 5% si perderà la extraperformance e si guadagnerà solo il 5% più il prezzo pagato dall’acquirente della call. Nel caso di un ribasso del benchmark la perdita verrà in parte mitigata dal prezzo pagato dall’acquirente per l’opzione call. A differenza della strategia protective put con cui si riesce a definire la perdita massima (prezzo dell’opzione più il 5% dell’indice), per la covered call non è possibile definirla. La minor perdita rispetto all’indice tradizionale è costituita dal prezzo ottenuto dalla vendita della call.
La tabella in pagina non riporta il rendimento dei fondi indice, bensì il differenziale tra il rendimento dell’indice strutturato e quello tradizionale. La scelta è motivata dal fatto che gli etf in esame sono relativamente recenti, non è quindi possibile avere una serie storica sufficientemente lunga per mostrare i benefici di tali strategie. Inoltre, l’utilizzo dei differenziali di performance, mette in luce l’extrarendimento dell’indice strutturato rispetto al corrispondente indice tradizionale.
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