
Boom di richieste per i produttori francesi di mascherine. Dopo l'annuncio della scorsa settimana del Ministro dell'istruzione, Luc Chatel, sulla possibilità di chiudere le scuole in forma preventiva contro la diffusione del virus H1N1, e l'ampio piano varato dal Governo per far fronte all'emergenza, la popolazione francese ha preso d'assalto farmacie e negozi specializzati alla ricerca di mascherine con filtro.
Un settore fino ad oggi modesto, che non sta subendo il colpo della crisi e che, in seguito alla diffusione della nuova influenza, vede moltiplicarsi gli ordinativi. Tanto che in certi casi per far fronte alla domanda i fornitori si sono rivolti addirittura alla Cina. E non ci sono solo le mascherine: l'eventualità dell'epidemia potrebbe ben presto rendere introvabili i flaconcini di gel disinfettante per le mani.
I clienti non sono solo i privati cittadini: gli ordini più grandi arrivano dallo Stato, poi dagli organi locali e dalle grandi imprese. Lo Stato francese ha già acquistato un miliardo e 700mila mascherine con vari gradi di protezione, molte in realtà già come precauzione per la precedente grande allerta, quella per l'influenza aviaria. E ha sbloccato 46,2 milioni di euro per l'acquisto di altri 92,4 milioni di mascherine.
"Ho richieste venti volte superiori a quelle che posso accettare", assicura Eric Durant, presidente di Alltex, una piccola impresa che produce mascherine filtranti di categorie FFP2 (idonee per proteggere da polveri nocive, fibre e fumi derivanti da particolato). "Produciamo centomila mascherine al giorno", il massimo consentito dagli impianti. La sua piccola società ora impiega 11 dipendenti invece di 5.
Il boom, oltre che a far crescere l'occupazione e i fatturati del settore, sta incidendo negativamente sui tempi di consegna: "Prevediamo di consegnare in novembre-dicembre gli ordini ricevuti oggi", ha spiegato Durant. Sperian Protection, uno dei più grossi produttori francesi, non vuole dire quali tempi di attesa ha per gli ordini.
Tuttavia conferma che funziona "a pieno regime" (100-150 milioni di maschere fabbricate all'anno) e che intende aumentare la sua capacità produttiva del 60% nei prossimi mesi. L'azienda ha ricevuto dal Governo un ordine "da circa 25 milioni di euro" per maschere da consegnare entro la fine del 2010.
Sul fronte delle grandi aziende che si preoccupano per i dipendenti si contano anche le ferrovie francesi (SNCF) che hanno ordinato 8 milioni di maschere; il polo chimico Arkema calcola che, con le sue riserve, i suoi 9.000 dipendenti francesi possono consumare tre maschere ciascuno al giorno per due settimane.
La frenesia sta contagiando anche le piccole realtà: "organi locali, municipi, prefetture", elenca Guillaume Ziegler, del distributore Girod Medica. E anche i privati cittadini cominciano a chiederne. Un'esigenza in aumento con il rientro dalle vacanze. "Arriveremo all'acme a fine settembre, quando l'influenza si propagherà in Francia".
La Francia ha registrato finora 550 contagi del virus ma nessun decesso. Secondo alcuni esperti, in autunno e con la riapertura delle scuole il virus potrebbe contagiare dal 25% al 50% della popolazione. Altri, invece, sono decisamente più cauti: a fine luglio il celebre urologo Bernard Debré, che è anche deputato conservatore, ha rassicurato la popolazione sostenendo che l'influenza A "è meno rischiosa dell'influenza stagionale", aggiungendo anche un commento sulla strumentalizzazione politica del virus "da parte dei poteri pubblici".
Prime ripercussioni negative, invece, per il comparto turistico: il tour operator elvetico Kuoni, quotato alla Borsa di Zurigo, ha chiuso il primo semestre 2009 in rosso a causa dell'effetto negativo dell'influenza A. La società ha accusato perdite nette per 51 milioni di franchi svizzeri (33,6 milioni di euro), contro un utile di 26,5 milioni di franchi un anno prima, su un fatturato in calo del 21% a 1,8 miliardi di franchi.
"La crisi economica e finanziaria mondiale, importanti effetti negativi valutari e le prime ripercussioni dell'influenza A hanno pesato sui nostri risultati semestrali", ha spiegato la società. Per l'intero 2009 Kuoni ha stimato comunque "un utile operativo", anche se l'evoluzione dell'influenza A "potrebbe avere un impatto negativo sulla redditività dell'impresa", che ha già deciso nei mesi scorsi sensibili tagli dei prezzi per mantenere i margini.
Sara Scheggia