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Russia e Cina campioni di corruzione, l'Italia è quinta

09/12/2008
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La stecca non conosce crisi. Secondo l'annuale rapporto dell'organizzazione non governativa Transparency International, Russia, Cina, Messico e India sono i paesi esportatori più inclini alla corruzione. L'Indice è calcolato in base alle risposte di 2.742 alti responsabili d'impresa di 26 paesi sviluppati, o in via di sviluppo, scelti in funzione dei volumi delle loro importazioni e degli investimenti. 

Nel dettaglio, l'Indice della Corruzione dei Paesi Esportatori (Icpe) calcolato dall'Ong indica che la Russia, con un rating di 5.9 su 10 (dove dieci è il massimo della virtuosità), è il paese dove le imprese sono più suscettibili a corrompere verso l'estero. La Cina, grande potenza esportatrice emergente, ottiene una nota di 6.5 e si piazza tra l'ex Repubblica sovietica e il Messico (6.6).

L'Italia conquista il quinto posto a pari merito con il Brasile con un coefficiente di 7,4. Tuttavia può vantare la prima posizione nella speciale classifica in Europa, davanti a Spagna, Francia e Inghilterra. Tra i paesi che hanno fatto meno ricorso alla corruzione all'estero figurano invece Belgio e Canada (ex equo con coefficiente 8.8), Paesi Bassi e Svizzera (8.7).

“Un certo numero d'imprese dei grandi paesi esportatori continuano a ricorrere alla corruzione per penetrare mercati esteri nonostante sappiano che questo rovina la loro reputazione”, ha spiegato il presidente di Transparency International, Huguette Labelle. “L'iniquità e l'ingiustizia create dalla corruzione mostrano fino a che punto risulti vitale per i governi raddoppiare gli sforzi per applicare le leggi e i regolamenti esistenti”, ha aggiunto il presidente, precisando inoltre che le imprese devono attivare misure effettive di lotta contro questa condotta.

Nonostante la maggior parte dei paesi ricchi si trovi d'accordo sul divieto delle stecche, nel quadro della Convenzione dell'Ocse sulla lotto contro la corruzione, un numero molto ridotto dei partecipanti all'inchiesta era a conoscenza di tale convenzione. I governi ricoprono dunque un ruolo essenziale nell'assicurarsi che la corruzione venga fermata alla fonte attraverso il controllo e il sanzionamento di questa pratica.

“La trasparenza deve essere assicurata aldilà delle frontiere, includendo una gestione migliore dei rischi sull'insieme della filiera d'approvvigionamento delle imprese”, fa notare il direttore generale di Transparency, Cobus de Swardt. “La crisi finanziaria ha messo a confronto le società in una complessa situazione, ma gli sforzi intrapresi per migliorare le pratiche professionali, per esempio collaborando con gli intermediari, fornitori e le filiali mostrano che nulla impedisce di estendere le norme anti-corruzione a livello internazionale”. 

Transparency, basata a Berlino, chiama dunque i principali paesi esportatori ad allinearsi alle prescrizioni dell'Ocse, notando come il settore delle costruzioni sia il più toccato dai versamenti occulti. Seguono poi i settori immobiliare e della promozione immobiliare, petrolio e gas, industria pesante e dell'esplorazione mineraria. Gli ambiti più virtuosi invece sono l'informatica, la pesca e quello bancario e finanziario.

Emerick de Narda




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