|
|
Alitalia, è ufficiale: Cai ritira l'offerta
 L'assemblea di Cai, Compagnia Aerea Italiana, ha deciso all'unanimità di ritirare l'offerta per l'acquisto delle attività di Alitalia. Lo rende noto un comunicato diffuso al termine della riunione, tenuta questo pomeriggio a Milano e durata poco più di un'ora. Il ritiro dell'offerta viene motivato con il mancato raggiungimento di un "largo accordo sindacale" sul piano industriale della nuova Alitalia e su contratto di lavoro da dare alla nuova compagnia aerea. "Tale accordo - si afferma - non è stato raggiunto, come dimostrato dalle sole tre lettere di accettazione ricevute da Cisl, Uil e Ugl".
La drammatica situazione di Alitalia, molto peggiore di quella che aveva dato luogo ad altre offerte di acquisto in passato, e dei mercati internazionali, non permette di allungare ulteriormente una trattativa che è stata approfondita e che ha portato a numerose concessioni. Ulteriori concessioni e dilazioni metterebbero irrimediabilmente a rischio la realizzazione del piano".
"Cai esprime la più profonda delusione nel constatare che non si è realizzata la prima e principale condizione del progetto 'Nuova Alitalia' che avrebbe permesso la nascita di una nuova compagnia aerea competitiva malgrado il momento molto difficile per il settore aereo e per l'economia in generale".
Cai scrive inoltre che il piano avrebbe permesso di «dotare la nuova Alitalia, entro due anni, di una delle flotte più moderne del mondo attraverso l'acquisto di più di 60 nuovi aerei di breve medio e lungo raggio, per un valore della flotta utilizzata a regime superiore ai quattro miliardi di euro; raggiungere l'equilibrio economico e finanziario entro due/tre anni».
Cai «ci tiene anche a ribadire che il contratto di lavoro proposto alle organizzazioni sindacali avrebbe permesso alla nuova Alitalia di riallinearsi ai parametri medi del settore in Europa, minimizzando l'onere per i lavoratori. Infatti avrebbe permesso di mantenere sostanzialmente invariate le retribuzioni del personale di terra così come quelle del personale di volo, in considerazione di aumenti della produttività tali da portare la stessa ai livelli medi dei principali competitor europei; adottare una regolamentazione contrattuale del lavoro nel trasporto aereo già vigente in Italia, con limiti di impiego per il personale navigante, ferie e riposi in linea con quanto previsto da vettori europei di riferimento; introdurre un sistema di relazioni industriali più coerente con gli obiettivi del piano industriale.
Era inoltre previsto di distribuire ai dipendenti una quota dell'utile di esercizio appena la compagnia fosse tornata all'utile. Infine, i dipendenti di Alitalia che avrebbero visto terminare il loro rapporto a tempo indeterminato avrebbero beneficiato di ammortizzatori sociali tali da permettere fino a sette anni di accompagnamento alla pensione». Infine, conclude la nota, «Cai esprime la più profonda delusione nel constatare che non si è realizzata la prima e principale condizione del progetto nuova Alitalia che avrebbe permesso la nascita di una nuova compagnia aerea competitiva malgrado il momento molto difficile per il settore aereo e per l'economia in generale».
Inviato il:
18/09/2008 19.58
Da: Antitalia
Se l’italia mettesse le aliho seguito da vicino lo svilupparsi della vicenda Alitalia, e mi rammarico nel vedere che ci sono delle persone che continuano a svolgere imperterriti la loro attività speculativa anche di fronte a 7.000 persone che saranno senza lavoro. Mi chiedo perchè si debba avviare una attività lucrativa sottoforma di stipendi da capogiro di aziende statali in perdita, armandosi dello scudo "Salvataggio"! Se Salvataggio fosse, le due alternative senza scagliare la pietra sarebbero: da una parte i lavoratori si dovrebbero assumere le loro responsabilità acquistando l’azienda; dall’altra non aspettare che un’azienda fallisca contribuendo a mantenere la poltrona dei signori. Che i sindacati si sognino la notte gli sviluppi della vicenda Alitalia
Inviato il:
18/09/2008 17.06
Da: Alberto
E’ dura.Se gli imprenditori italiani si ritirano è comprensibile perchè quelli esteri snobbino il ns. bel paese; non c’era molto da aspettarsi contro il mantenimento dei previlegi ( loro pagano la tessera ) e con un buon salario. Ci vuole un Brunetta bis; non è corretto che siano sempre i soliti a pagare per persone che mantengono visioni antiquate e conservative: il futuro riguarda i deboli. Povera bell’Italia.
|