
Quella passata è stata una giornata in cui i timori legati ai nuovi record del petrolio hanno contribuito ad affossare l'umore degli investitori. Tali riflessi si sono manifestati su diversi settori ma ve ne è uno che più di altri è rimasto vittima delle vendite, senza distinzione.
E' il settore delle compagnie aeree continentali che, a causa del rincaro del prezzo dell'oro nero, vedono erodersi i margini. Ecco dunque che sono andate a picco le azioni di Air France (-5%), British Airways (-6,6%) e Lufthansa (-2,5%). Nemmeno le compagnie low-cost si sono salvate: Ryanair a Dublino ha accusato una flessione del 6,16%.
La compagnia di bandiera italiana si è invece disinteressata, dal punto di vista borsistico ma non certamente finanziario, di questa nuova grana che inciderà anche sulle sorti del suo rilancio e ha chiuso in un frazionale calo dello 0,27% a 0,549. Ma sulla società l'interesse degli investitori, almeno nel breve termine, è rivolto su ben altre, e note, vicende.
Tornando ad analizzare il comparto europeo, il Credit Suisse ha dedicato uno studio al settore nel quale sottolinea come assumendo un prezzo del petrolio di 120 dollari al barile nel lungo periodo "nessuna compagnia europea, eccetto quelle che hanno attuato opportune strategie di copertura, può essere profittevole".
Assumendo che tutte le compagnie siano in grado di sopravvivere, gli esperti della banca d'affari elvetica indicano due vie per riuscire a fare fronte a questa situazione: da un lato la riduzione del numero di voli, le assunzioni degli analisti sono di un -10% di quelli a corto raggio in Europa, e dall'altro il contemporaneo aumento delle tariffe (+5% le previsioni).
Nello studio del Credit Suisse viene anche indicata la preferenza per le compagnie low cost, Easy Jet e Ryanair in testa, che rispetto ad altri competitor possono beneficiare "di una struttura di costi più bassa e di una situazione patrimoniale più solida".
L'effetto caro petrolio si fa comunque sentire anche nei prezzi obiettivi delle due compagnie low cost. Gli esperti hanno in tal senso tagliato le stime di Eps di Easy Jet del 24% per il settembre di ques'anno e del 32% per il settembre 2009. Quelle di Ryanair hanno invece subito una revisione del 43% sulle aspettative al marzo 2009 e dell'8% su quelle al marzo 2010.
L'aggiustamento di target price è dunque stato il seguente: per Easy Jet il giudizio rimane ad outperform ma il prezzo obiettivo è portato a 4,25 sterline dalle precedenti 4,45, per Ryanair il rating è neutral e il target di 2,50 euro dai vecchi 2,80.
Ma i rincari dei costi del carburante coinvolgono anche Eads, la casa madre di Airbus. La società francese teme che questi prezzi elevati dell'oro nero costringeranno alcune compagnie aere a rivedere o rinviare le commesse di nuovi velivoli.
"Dobbiamo state molto attenti" agli aumenti legati ai rincari del petrolio, ha avvertito l'amministratore delegato di Eads, Louis Gallois, durante un incontro con i giornalisti. "La situazione finanziaria delle compagnie aeree è un fattore essenziale della loro capacità di acquistare velivoli".
Airbus continua a prevedere che quest'anno l'ammontare degli ordini salirà a quota 700 velivoli, ma ora, ha spiegato Gallois, è molto cauta nelle sue stime. Lo scorso anno i rincari del kerosene sono stati compensati dalle compagnie aeree con progressivi incrementi sui prezzi dei biglietti aerei, quest'anno si cerca fare leva su altre voci, extra come il sovracosto per i bagagli supplementari. In media i costi dei carburanti sono cresciuti dell'82%.
Ancora una volta Gallois ha colto l'occasione per lamentarsi del fattore cambi. Airbus fattura le sue vendite in dollari, mentre sopporta la maggior parte dei costi in euro. Secondo il manager è inevitabile reagire cercando di sposare parte della produzione nell'area del dollaro, ma il gruppo intende mantenere in Europa le tecnologie di punta.