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06/03/2013 16.15

caldissime

In Europa serve una Yalta dell'economia

di Roberto Sommella




Le analisi del voto italiano non hanno colto un problema fondamentale: è stata ormai superata la sottile linea rossa che separa in Europa la crisi finanziaria da quella sociale, i ricchi dai poveri, le banche dai governi, le assurde regole di bilancio dall'economia reale. Il boom dei movimenti antagonisti anti-euro sta mandando un segnale che i partiti italiani tradizionali non vogliono capire. Le norme europee vanno cambiate prima che un'ondata di neo-nazionalismi travolga il Vecchio continente. Bersani, Berlusconi, Monti dovrebbero riflettere su un altro dato passato un po' sotto silenzio durante la campagna elettorale: gli italiani non sanno che si è votato il bilancio europeo limando le spese per investimenti e sviluppo e mantenendo in piedi la bellezza di mille miliardi per il prossimo settennato necessari fondamentalmente a tenere in piedi le burocrazie giurassiche di Bruxelles.

Che cosa accadrà quando lo scopriranno sul blog di Beppe Grillo? Qualsiasi governo nasca nei prossimi mesi, se non vuole finire travolto dalla crisi e dalla rabbia delle gente, deve mettere sul piatto, come ha suggerito su queste colonne l'ex ministro Giuseppe Guarino, la revisione degli accordi europei successivi al 1999. Serve una Yalta dell'economia, senza che ci sia stata una guerra. Il Fiscal Compact, così come è, produce solo nuova recessione, visto che obbliga l'Italia a ridurre il debito pubblico ogni anno di 45 miliardi; il pareggio di bilancio è un inutile simulacro, può e deve essere sospeso; la regola del 3% di rapporto deficit/pil va congelata. Sono armamentari di una vecchia Europa che non piace a nessuno, nemmeno a Merkel.

La Francia, che sta lentamente franando, ha fatto sapere che l'equilibrio dei conti lo raggiungerà quando possibile e ogni manovra servirà allo sviluppo. La Germania va avanti da sola confidando sempre nell'exit strategy rappresentata dal ritorno al marco. Spagna, Portogallo e Grecia sono sempre più allergiche alle troike imposte da Bce e Fmi. In Italia si inseguono gli ardori del Movimento 5 Stelle che in fondo vuole una decrescita generalizzata in un Paese che già vive con l'economia sottozero. L'Italia batta un colpo prima che sia troppo tardi. (riproduzione riservata)




 
 



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