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18/12/2012 17.54

MF Online

Instagram, l'abbraccio mortale di Facebook è solo l'inizio

di Davide Fumagalli




Instagram, l'abbraccio mortale di Facebook è solo l'inizio

L'annuncio, in parte atteso e fortemente temuto, è arrivato. Dopo aver unilateralmente modificato il contratto con gli utenti del servizio, dal 16 gennaio Instagram si è arrogata il diritto di utilizzare in ogni contesto le immagini condivise dai suoi milioni di utenti senza riconoscere loro nulla, anche in caso di vendita commerciale o utilizzo in pubblicità e altri attività commerciali. Un vero e proprio schiaffo a milioni di utenti che hanno portato al successo l'app amata da decine di milioni di aspiranti fotografi, che l'hanno utilizzata per trasformare immagini del proprio pranzo catturate con il telefonino in potenziali scatti d'autore.

Una scelta che ha scatenato naturalmente una sollevazione da parte degli utenti, che si sono giustamente sentiti defraudati dei propri diritti. Secondo le nuove norme Instagram, che è stata acquisita da Facebook facendone subito propria la logica commerciale, avrà infatti non solo il diritto di utilizzare le immagini senza corrispondere alcun compenso agli autori, ma non sarà nemmeno tenuta ad avvertire l'utente. Agli autori non resterà quindi altro che la nuda proprierà delle immagini condivise.

L'unico modo per evitare questo scenario è quello di cancellare entro il 16 gennaio tutte le proprie immagini caricate su Instagram, azione che è decisamente consigliabile intraprendere visti i termini capestro imposti, procedendo nel caso a salvare una copia dei file stessi sul proprio computer attraverso i molti programmi disponibili a questo scopo.

La mossa della società controllata da Facebook ha però un merito, che dovrebbe essere colto nella sua interezza dai milioni di utenti del social network di Mark Zuckerberg: non è il caso di pensare seriamente al valore delle immagini - e dei pensieri - spensieratamente postati sulla propria bacheca e quella dei propri amici? Cosa accadrebbe se anche Facebook adottasse una politica simile, e non limitata alle sole immagini? Domande tutt'altro che campate in aria, considerata la frequenza con cui Facebook modifica le regole sul servizio, pressoché sempre a proprio favore e a danno degli utenti.

Non sono rari i casi in cui i ragazzi, e non solo, utilizzano Facebook non solo per condividere le proprie foto, comprese quelle che sarebbe opportuno tenere per sé considerato il contesto 'goliardico', per usare un eufemismo, ma anche come unico archivio dei file stessi. Per non parlare di conversazioni più o meno private. Cosa accadrebbe se Facebook, ormai una società quotata che deve rendere conto ai propri azionisti lecitamente desiderosi di recuperare con i dividendi almeno parte del denaro perso in seguito al crollo borsistico, decidesse di vendere questi dati a soggetti interessati?

Le foto di habitué del bicchiere della staffa, per esempio, potrebbero interessare molto le società di assicurazioni, dal momento che il connubio tra alcol e incidenti, e conseguenti danni da risarcire, è ben documentato. Sicuri sia motivi di vanto esporre tante foto a riguardo, senza avere alcuna certezza sulla fine che faranno? Il caso Instagram dovrebbe essere visto per quello che è, ovvero un campanello d'allarme e una prova generale di quanto potrebbe accadere con Facebook. E prepararsi a un dignitoso e per quanto possibile indolore ritorno a una sana propensione alla privacy.