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Numero 043  pag. 1 del 1/3/2013

Collezionismo Sotheby's vende a Londra ceramiche disegnate dall'artista spagnolo

Pablo Picasso è servito

Piatti con tauromachie e vasi zoomorfi da 2 a 40 mila euro

di Elena Correggia     

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Gufi, pesci, tori, uomini barbuti, volti enigmatici e scanzonati popolano l'universo visionario di Picasso e danno forma a piatti e vasellame preziosi. Si tratta della produzione di ceramiche e terracotte realizzate dall'artista catalano dal 1947 al 1969, in una felice fase di sperimentazione. Accogliendo l'invito di Georges e Suzanne Ramié, proprietari del laboratorio ceramico Madoura, a Vallauris, nel sud della Francia, Picasso si trasferì lì per alcuni anni, desideroso di confrontare la sua creatività con il mezzo ceramico e di imparare i segreti del mestiere dagli artigiani locali.

Fu così che nacquero piccoli capolavori ceramici, un centinaio dei quali sono proposti in asta da Sotheby's il 19 marzo a Londra, con quotazioni comprese fra 2.300 e 40 mila euro. Cifre decisamente abbordabili, dovute al fatto che si tratta di multipli, eseguiti e decorati dai maestri di Madoura, ma fedeli al modello originale ideato da Picasso e accuratamente inventariati. I miti e i colori della tradizione mediterranea costituiscono una grande fonte di ispirazione per l'artista e fra i vasi zoomorfi più significativi in vendita si fa notare Vase gros oiseau vert, progettato come un'anfora con l'aggiunta di due manici simili ad ali d'uccello (stima 29.400-41.200 euro). Nel periodo trascorso a Vallauris Picasso ideò anche nuove tecniche, fra cui un procedimento definito delle 'impronte originali'.

In pratica l'artista cominciava con l'incidere o lo scolpire un modello in gesso di piatto o vaso sul quale veniva pressato uno stampo d'argilla in modo che rimanesse decorato a rilievo. Di questa tipologia si può citare un piatto con tauromachia del 1959, datato e numerato (3.550-5.900 euro). Stessa stima anche per il Pesce blu invetriato e dipinto del 1953, e per una misteriosa Testa con maschera del 1956, dipinta in bianco e nero. Le aspettative per la vendita sono elevate considerato che, nel giugno scorso, una parte della collezione picassiana proveniente da Madoura totalizzò da Christie's oltre 10 milioni di euro, più del quadruplo delle stime iniziali. L'utilizzo della ceramica come mezzo espressivo ha visto cimentarsi anche altri importanti artisti del secondo dopoguerra e fra quelli più riconosciuti dal mercato spiccano in ambito italiano Lucio Fontana e Fausto Melotti, seguiti da Leoncillo Leonardi. «Per Fontana le opere che raggiungono le quotazioni più alte, con punte fino a oltre 100 mila euro, sono quelle spazialiste, mentre hanno cifre più contenute quelle del periodo barocco, fino a 50-60 mila euro, come i celebri piatti con cavalli o sculture ceramiche a forma di animali come il granchio», spiega la gallerista milanese Renata Bianconi. Per gli altri artisti citati si possono comprare piccole opere anche intorno ai 10 mila euro con una media fra i 20 e 30 mila. Di Melotti sono però particolarmente quotati i teatrini, geometrie liriche e sospese di cui un esemplare in terracotta, L'acrobata si avvia, del 1985, da Sotheby's nel 2009 superò 198 mila euro, realizzando un record personale per questa tipologia. «Nel corso del XX secolo un pregiudizio, esclusivamente italiano, ha assimilato l'uso del materiale ceramico alla pratica artigianale e non artistica», prosegue Bianconi, «per questo rimangono numerosi gli artisti sottovalutati.

Fra gli altri, Nino Caruso, Alessio Tasca, Alfonso Leoni, Giacinto Cerone, Agenore Fabbri, Nanni Valentini e Carlo Zauli. Si va da 4-5 mila euro per piccoli lavori, a 30-50 mila per opere significative, fino a 80-100 mila per quelle museali». (riproduzione riservata)




 
 

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