MIFI Personal

Numero 039  pag. 91 del 23/2/2013

Incornice

In Italia l'arte è stata messa da parte

Il mercato è fermo, per ripartire bisogna puntare su incentivi e detrazioni

di Alberto Fiz     

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Durante questa campagna elettorale si è parlato pochissimo di cultura e di turismo, del mercato dell'arte nulla. Eppure, al di là del profilo simbolico, all'estero il mercato produce ogni anno un giro d'affari superiore a 100 miliardi di dollari e solo con le aste organizzate a New York in novembre si sarebbe potuto rimborsare buona parte dell'Imu.

Le case d'aste britanniche hanno ridotto la loro attività in Italia al lumicino e le gallerie di rilievo realizzano gran parte del loro fatturato con clienti stranieri o con italiani che comprano all'estero. Un tempo si chiedeva agli stranieri di venire in Italia. Oggi gli operatori italiani scelgono Londra, Miami o Parigi, piuttosto che Bologna o Milano.

Basta frequentare le fiere per rendersi conto che aria tira: ad Arte Fiera di Bologna gli spazi e il numero di espositori sono stati ridotti, mentre alla coraggiosa Flash Art Event, proposta a Milano da Giancarlo Politi a ingresso gratuito riducendo il costo degli stand e ottenendo un'ottima risposta da parte dei galleristi, i collezionisti hanno scelto quasi esclusivamente opere di carattere amatoriale, generalmente al di sotto di 7-8 mila euro puntando sui giovani o sugli artisti sottovalutati degli anni Sessanta e Settanta. Comunque lo si voglia analizzare, il mercato è ridotto ai minimi termini con collezionisti generalmente depressi. Non c'è dubbio che la situazione economica generale abbia un ruolo preminente, ma l'Italia dell'arte si è trovata a mettere a posto i conti in pochi mesi congelando di fatto le contrattazioni.

L'evasione andava fermata e il mercato regolato, ma la cura da cavallo ha, di fatto, ammazzato il cavallo. Oggi ci si trova di fronte a una situazione dove al costo dell'opera va aggiunta un'Iva del 21% oltre ai diritti di seguito (la quota destinata agli eredi o all'artista) per un totale del 25% circa. In Svizzera l'imposta è pari all'8% e non c'è diritto di seguito. Anche nella severa Germania l'Iva è al 7%. In Inghilterra, dove l'Iva è al 20% le tasse sulle persone fisiche e sulle aziende sono più basse che in Italia. Nella giungla delle imposte dove manca una regolamentazione europea, l'Italia è tra i paesi più svantaggiati. Ma non solo. Ogni transazione superiore ai 3 mila euro dev'essere segnalata all'Agenzia delle entrate. In tal modo può partire un controllo incrociato che coinvolge gallerista e collezionista e dove quest'ultimo è costretto a giustificare il suo esborso e i suoi risparmi. Perché, dunque, comprare in Italia quando fuori è tutto più semplice ed economico? Sarebbe utile promuovere una politica di detrazioni per i privati e per le aziende in modo che dichiarare l'arte diventi incentivante. (riproduzione riservata)




 
 

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