MIFI Personal

Numero 247  pag. 59 del 15/12/2012

Salute

Glutine guastafeste?

Studi validano test scientifici per chi soffre di sensibilità e non è celiaco

di Cristina Cimato     

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A partire dai tortellini in brodo emiliani per approdare agli struffoli napoletani, la dieta delle feste non è clemente per i celiaci. Chi soffre di questa intolleranza permanente al glutine (sostanza proteica presente in avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale), trova nei prodotti gluten-free un alleato prezioso.

Non c'è bisogno di rinunciare neppure al panettone, simbolo del Natale. Sono numerosi i siti che propongono ricette senza glutine e altri che mostrano e vendono prodotti specifici. Sul sito dell'Associazione italiana celiachia è consultabile una sezione dedicata al cibo non dannoso, dentro e fuori casa.

Chi non è celiaco ma lamenta sensibilità al glutine può soffrire di una sindrome ancora in via di definizione, su cui la ricerca sta cercando di fare luce e che però, nel frattempo, sta alimentando il mercato delle diete senza glutine (anche fra non celiaci), che solo negli Stati Uniti ha fruttato nell'ultimo anno 7 miliardi di dollari.

Scienza, al via le indagini. A un recente incontro che ha avuto luogo a Monaco di Baviera la comunità scientifica si è riunita per definire meglio i confini e la natura della sensibilità al glutine. «Con Aigo, associazione italiana dei gastroenterologi, si sta avviando uno studio multicentrico che ha l'obiettivo di rilevare in modo preciso e scientifico, attraverso test di stimolazione con il glutine, i soggetti realmente sensibili», ha spiegato Luca Elli, responsabile del Centro per la prevenzione e diagnosi della malattia celiaca della Fondazione Irccs Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, «una delle problematiche più note è infatti quella della “diagnosi per esclusione”, che viene fatta attualmente in presenza di una sintomatologia funzionale-gastrointestinale che riconduce a un'intolleranza al glutine senza che si sia in presenza di celiachia». Lo studio, che attualmente vede la fase di selezione dei centri e che dall'inizio 2013 prevederà l'arruolamento dei pazienti, durerà 14 mesi e coinvolgerà circa mille persone. L'indagine, che prevede la somministrazione in doppio cieco della sostanza versus placebo, permetterà di osservare in modo inequivocabile in quali soggetti si manifestano i sintomi. «La genetica non è coinvolta con la sensibilità al glutine, in continuo incremento negli ultimi anni, probabilmente a causa della maggiore presenza di glutine nelle farine, rispetto a un tempo, e normalmente si verifica in situazioni di accumulo», ha aggiunto Elli, «il quadro sintomatico regredisce non appena si interrompe l'assunzione del glutine». Anche nel caso della celiachia l'esclusione di alimenti fra i più comuni, come il pane e la pasta, i biscotti o l'introduzione di un'alimentazione con prodotti analoghi che sono privi di glutine è l'unica terapia che garantisce un buono stato di salute. Ma anche sulla gravità delle reazioni allergiche ci sono ancora molte incognite. «Anche la celiachia è in aumento, ma si stima siano molti i malati non diagnosticati e questo significa che essi presentano una sintomatologia non così eclatante», ha precisato l'esperto. L'incidenza della celiachia, malattia multifattoriale, autoimmune e con una componente genetica, in Italia è stimata in una persona ogni 100. I celiaci potenzialmente sarebbero quindi 600 mila, ma ne sono stati diagnosticati a oggi poco più di 130 mila. Numeri ancora sottodimensionati, a fronte di diagnosi in aumento. Ogni anno vengono effettuate 10.000 nuove diagnosi con un incremento del 10% circa anno su anno. «Nell'area di Milano sono stati registrati solo 3.100 celiaci, mentre se si stima un paziente su 100 il numero dovrebbe essere almeno pari a 20 mila, tenendo conto di una popolazione di oltre 2 milioni di abitanti», ha concluso Elli.

Falsa celiachia? L'importanza di dati certi sui soggetti che realmente soffrono di sensibilità al glutine è stata evidenziata di recente anche dall'Aic, Associazione italiana celiachia, che ha riscontrato la presenza di un numero elevato di auto diagnosi, determinate dall'insorgenza di sintomi come dolori e gonfiori addominali o stanchezza. L'associazione ha stimato in 1 milione il numero di persone che si è convinto di soffrire di ipersensibilità e che spende ogni anno circa 35 milioni di euro per l'acquisto di prodotti senza glutine, ma ha anche espresso preoccupazione perché un regime senza glutine, se adottato prima che sia accertata o esclusa la celiachia, può rendere invisibili i pazienti celiaci e impedire di sapere chi è malato e chi invece è solo sensibile. «Il benefico di questi alimenti rispetto ai sintomi e alla cosiddetta “falsa celiachia” è discutibile», ha commentato Elisabetta Tosi, presidente Aic. In Italia la dieta senza glutine per celiaci è sostenuta dal Sistema sanitario nazionale perché si tratta di una vera e propria malattia, che può condurre anche a un malassorbimento di nutrienti importanti, così come a malattie autoimmuni e osteoporosi. L'associazione italiana celiachia ha promosso un'indagine prospettica sulla sensibilità al glutine, attualmente in corso, che coinvolge circa 500 centri di diagnosi e presidi medici e che si svolge mediante la compilazione di una scheda con i dati ematici, bioptici e di stile di vita di tutti coloro che si recano presso i centri di riferimento per la comparsa di sintomi derivati dall'assunzione di glutine. L'indagine si serve di una metodologia innovativa, la scheda è caricata on line su un'apposita piattaforma così da permettere ad Aic di monitorare costantemente l'andamento dello studio. «I dati preliminari, appena presentati alla Consensus conference di Monaco», ha spiegato Umberto Volta, coordinatore del board scientifico dell'Aic e professore di medicina interna all'Università di Bologna, «riferiscono finora di 150 casi di sensibilità al glutine in cui si manifesta una predominanza di dolori addominali e gonfiori, ma anche diarrea e stipsi, oltre a esofagite da reflusso. Fra i sintomi extra intestinali il più diffuso è la stanchezza cronica, seguita da dolori articolari e muscolari e fibromialgia, eritemi cutanei e afte del cavo orale. Il 40-50% dei soggetti soffre anche di cefalea. Un altro dato importante rispetto alla sensibilità al glutine è l'elevata familiarità con la celiachia, il 16% di chi soffre di sensibilità è parente di primo grado di un celiaco». Alla United european gastroenterology Week, che ha appena avuto luogo ad Amsterdam, è stato premiato Ludvig Sollid dell'Università di Oslo per le sue ricerche sulla risposta immunitaria inappropriata che le persone predisposte producono alle proteine del glutine, e sul meccanismo che la scatena. (riproduzione riservata)




 
 

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