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Numero 148  pag. 54 del 28/7/2012 | Indietro
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Incornice

In Italia l'arte è messa da parte

Le major riducono gli incanti, si salva solo il dopoguerra. All'estero c'è la ripresa
di Alberto Fiz

Mentre all'estero il mercato dell'arte torna ai vertici con risultati in forte crescita rispetto al 2011, l'Italia piange e gli affari languono. Mai come quest'anno i fatturati sono apparsi globalmente così smilzi con le due major Sotheby's e Christie's che hanno ormai ridotto ai minimi termini il loro impegno in Italia.

L'alternativa, però, non c'è e dopo il fallimento di Finarte avvenuto nel 2011 non è emersa alcuna forza nuova e le case d'asta di media e piccola dimensione non sono riuscite a fare il salto di qualità.

Fa sorridere pensare che all'epoca del boom si credeva addirittura a un'Italia in grado di realizzare una maxi casa d'asta con un fatturato da 100 milioni di euro all'anno. La sensazione generale è che, a parte lo zoccolo duro dell'arte del dopoguerra, il resto stia lentamente scomparendo con una gran voglia di vendere all'estero. Tutto quello che si può, viene traghettato oltrefrontiera e il 19 luglio Christie's a Londra, nella sede minore di South Kensington, ha realizzato un catalogo con due raccolte provenienti da due case lombarde ottenendo in totale 1,9 milioni di sterline (2,4 milioni di euro), una cifra di scarsissimo significato che, tuttavia, dimostra come anche il mercato della fascia media, appena ne ha l'opportunità, fugge. L'ultimo tentativo di rivitalizzare il sistema italiano lo ha fatto Sotheby's a Milano nel 2010 quando ha proposto due significative opere di Canaletto e una di Francesco Guardi valutate complessivamente intorno a 6 milioni di euro.

Ebbene, il ministero dei Beni Culturali ha pensato bene di far scendere subito la mannaia della notifica (il vincolo all'esportazione) e le opere sono tornate al proprietario iniziale con un grave danno commerciale. Da allora la casa d'aste milanese ha di fatto sospeso l'attività nell'ambito dell'arte antica privilegiando altri lidi, compresa la Francia in forte crescita. Rispetto a due anni fa la situazione è peggiorata ancora non solo per colpa della crisi ma anche per gli estenuanti controlli fiscali che scoraggiano i collezionisti, per nulla intenzionati a finire nel mirino per acquisti in ambito artistico. Del resto, in base ai regolamenti attuali, basta staccare un assegno superiore a 3 mila euro per essere segnalato alla finanza. Non sarà un caso se a Milano Sotheby's pubblicizza il nuovo dipartimento di International Realty dedicato all'acquisto di appartamenti di lusso dando sempre meno spazio all'arte. Lo spread, insomma, non è mai stato così elevato anche se appena si varca la frontiera il made in Italy sfodera una salute invidiabile perfino per comprimari non poi così blasonati come il caravaggesco Orazio Borgianni, che di recente ha raggiunto a Londra un record pari a 3,4 milioni di sterline (4,3 milioni di euro), cifra che in Italia non sarebbe nemmeno pensabile. Nell'ultimo semestre, Christie's ha avuto una sola divagazione milanese al di fuori dell'arte contemporanea e il 30 maggio l'asta dedicata ai dipinti antichi e dell'800, con 78 lotti, ha ottenuto appena 1,4 milioni di euro.

Un bottino non certo brillante, ma la cifra avrebbe potuto essere inferiore se non ci fosse stato Riposo in Egitto, un raro dipinto su rame di Simone Canatrini, quasi una miniatura di 28x37,5 centimetri, lontano dal mercato da oltre 70 anni, che ha fatto fermare il martello del banditore a 234 mila euro rispetto a una valutazione di 30/40 mila euro.

In un clima di questo genere, l'unica boccata d'ossigeno arriva dall'arte del dopoguerra con quel piccolo drappello di artisti che da anni occulta il grande vuoto del mercato italiano. Anche in questo caso, appena è possibile si tenta la via straniera ma, nonostante questo, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani, Alighiero Boetti e Alberto Burri alimentano quel che rimane del made in Italy. Proprio il maestro di Città di Castello ha permesso a Christie's di ottenere il 29 maggio scorso la miglior performance per un'asta di arte moderna e contemporanea organizzata in Italia dal 2008. Su un fatturato di 9,6 milioni di euro ben 1,5 milioni sono giunti da Plastica del 1962 che rappresenta per Burri il nuovo record italiano. Da Sotheby's, poi, il 24 maggio a Milano un Concetto spaziale di Lucio Fontana ha raggiunto 1,1 milioni di euro. Ma non sono motivi sufficienti per essere ottimisti. (riproduzione riservata)



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