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Numero 114  pag. 50 del 12/6/2012 | Indietro
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Soluzioni Usare un dispositivo personale per il lavoro è una pratica diffusa, da gestire come l'Università di Cagliari grazie a Cisco

Gli smartphone aziendali? Privati

di Andrea Secchi

Trentaseimila studenti in grado di accedere con i propri dispositivi alla rete privata dell'Università, per vedere i video delle lezioni, partecipare a esercitazioni, accedere al proprio profilo e alle pratiche amministrative, prenotare per gli esami e partecipare a videoconferenze con il proprio docente.

Il tutto attraverso pc portatili, tablet o smartphone collegati in wi-fi. Accade all'Università di Cagliari, nelle otto sedi cittadine e nel campus di Monserrato, attraverso le quali l'ateneo ha realizzato la sua rete metropolitana grazie alla collaborazione con Cisco. Una struttura capace di supportare tutti i 36 mila studenti iscritti: 2 mila studenti al giorno utilizzano già quest'opportunità, pronta per reggere un numero di accessi contemporanei cinque volte superiori.

Si tratta di un esempio di una tendenza sempre più attuale nelle aziende e, in una certa misura, negli enti pubblici: il bring your own device, ovvero porta il tuo dispositivo: la possibilità per i dipendenti di usare il proprio smartphone o tablet per l'attività professionale, accedendo alle risorse aziendali in maniera controllata e sicura. In questo caso sono gli studenti a portare il proprio dispositivo in università e accedere alla rete privata, ma la possibilità è data anche a docenti e personale amministrativo, ovviamente con profili e privilegi differenti. A parte alcune differenze organizzative e software, la soluzione dell'università di Cagliari potrebbe essere usata in un'azienda medio-grande.

«Abbiamo deciso di fare questo passo per ampliare l'offerta al maggior numero possibile di studenti», ha spiegato Roberto Porcu della direzione per le reti e i servizi informatici dell'Università di Cagliari, «fino a pochi anni fa c'erano le aule cablate, nel tempo diventate insufficienti. Per soddisfare tutti gli studenti servono spazi notevoli, così come budget per coprire i costi di gestione. Aprire ai dispositivi personali costa decisamente meno e i risultati sono ben diversi. L'unico costo è quello dell'infrastruttura di rete e dell'autenticazione e sicurezza. Ma mentre l'infrastruttura può cambiare ogni 7 anni circa, i pc di proprietà dovrebbero essere sostituiti ogni due o tre anni». I servizi a cui si accede nelle 8 sedi di Cagliari e nel campus di Monserrato, a 13 chilometri dal capoluogo, sono in realtà gli stessi a cui si può accedere da casa, attraverso Internet, grazie alla rete privata virtuale.

Tutto il lavoro di riprogettazione dell'It dell'Università è cominciato nell'ottobre del 2005, quanto la è stata creata una direzione apposita a partire dalla rete fino allo stesso data center, virtualizzato con soluzioni Cisco a cui si sono affiancate quelle di altri vendor e software open source. «Nonostante l'ateneo non abbia risorse illimitate», ha continuato Porcu, «l'input da parte del rettore e degli altri organi di governo è preciso: la qualità dei servizi deve essere mantenuta alta. Già la rete di proprietà ha permesso di ridurre notevolmente i costi. Abbiamo tagliato i circuiti noleggiati dal carrier di riferimento e le server farm secondarie. Nei primi due anni questo ci ha consentito di ottenere risparmi per 450-500 mila euro, più 50-70 mila nei successivi».

«Forse non c'era ancora il termine byod (bring your own device, ndr), ma l'Università di Cagliari stava già pensando a questa soluzione», ha aggiunto Paolo Delgrosso borderless network architecture leader di Cisco Italia. Secondo Delgrosso questo fenomeno è ancora agli inizi in Italia, ma sono sempre più frequenti richieste di responsabili It che hanno avuto il compito di introdurre in azienda un certo numero di tablet e si pongono il problema di come farlo proteggendo al contempo i dati aziendali. Perché se un tempo era proprio l'It che decideva quali dispositivi si potessero usare, «oggi è l'amministratore delegato o il board che vuole un dispositivo user friendly e leggero. È la consumerizzazione dell'It. Da una ricerca su 600 manager Usa è emerso che il 95% delle aziende permette l'uso di device personali al proprio interno e il 76% crede che la consumerizzazione porti benefici».

Che si risparmi è indubbio, anche se la gestione è fondamentale: dal controllo degli accessi con l'attribuzione dei privilegi alla protezione dei dati, il tutto governato da una policy su misura: «Se il dipendente è in azienda», ha continuato Delgrosso, «potrà avere accesso completo alle risorse. Non così se usa un hot spot pubblico o se accede in orari non di ufficio, e così via».

La sicurezza è insomma l'elemento critico, e per questo l'infrastruttura necessaria per gestire questo fenomeno da una parte controlla l'identità, il luogo e l'orario delle connessioni, dall'altra è in grado di intervenire sui dati aziendali presenti nei dispositivi, per esempio nella posta elettronica, e cancellarli nel caso cadano in mani sbagliate. (riproduzione riservata)



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