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Numero 085  pag. 46 del 1/5/2012 | Indietro
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Health L'Ismett di Palermo assiste a casa i trapiantati grazie a Intel-GE Care Innovations. A un centesimo del costo del ricovero

Telemedicina, per chi ha fegato

di Andrea Secchi

Il trapianto di fegato, operazione complessa e caratterizzata da un decorso impegnativo, ha trovato nella tecnologia un alleato formidabile per migliorare la qualità della vita dei pazienti che devono ricorrere a questa operazione e tagliare al tempo stesso i costi complessivi. Grazie all'adozione di tecnologie innovative è infatti possibile ridurre la degenza in ospedale a un paio di settimane dopo l'operazione, e proseguire poi i controlli a casa, con esami quotidiani (e più volte al giorno) e la visita del medico in videoconferenza almeno tre volte alla settimana.

Questo metodo innovativo di cura è già una realtà all'Ismett di Palermo, l'Istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione, a tutto vantaggio di pazienti che risiedono magari a centinaia di chilometri di distanza, perché il bacino di simili centri va ben oltre la città in cui sono situati. Il metodo si basa su Guide, una soluzione di Intel-GE Care innovations, joint venture paritetica fra Intel e General Electric specializzata nei sistemi per la cura del paziente a domicilio. Impressionante anche il divario fra i costi di un ricovero e quelli di un'assistenza domiciliare di questo tipo: in media, per ogni giorno di degenza in un ospedale italiano il costo va dai 500 ai 1.000 euro, mentre con Guide si spendono circa 10 euro, vale a dire a un centesimo, con il vantaggio di poter dare posto ad altri pazienti.

«In tutto il mondo ci sono esempi di sorveglianza e cura di pazienti a domicilio», ha affermato il dottor Giovanni Vizzini, direttore del Dipartimento di medicina di Ismett, «la particolarità del nostro caso è che utilizziamo il sistema per chi ha subito un trapianto di fegato, un intervento molto impegnativo». Vizzini ha raccontato come in questo caso non si esclude totalmente il lavoro in ospedale evitando però di sottoporre il paziente a spostamenti per le visite, che nelle prime settimane dopo l'intervento sono piuttosto frequenti. Naturalmente in caso gli esami evidenzino possibili problemi il paziente viene subito richiamato in istituto. «Può essere considerato un sistema avventuroso, intuitivamente a rischio, ma non è così», ha aggiunto il medico, «consente di porre rimedio a molti problemi individuando per tempo sintomi che magari il paziente avrebbe sottovalutato in una diversa situazione».

Concretamente, il paziente porta a casa un tablet connesso alla rete e a piccoli dispositivi medici che consentono di controllare la glicemia (basta inserire il dito in un apparecchietto che fa tutto da solo, puntura e prelievo della goccia di sangue), l'ossigenazione nel sangue, la pressione arteriosa, il battito cardiaco, la temperatura e il peso. Videocamera e altoparlanti sono poi usati per le «visite a domicilio» in videoconferenza. L'hardware non è quindi particolarmente costoso, semmai sono i processi a essere sofisticati. «Il tutto è gestito da protocolli clinici già inseriti nel sistema», ha spiegato Renato Quarato, market development manager Italia e Spagna di Care Innovations, «il know how è di grande valore, ma l'approccio economico al sistema è stato pensato perché risulti poco costoso per il sistema sanitario».

L'ospedale noleggia le attrezzature e il supporto da service provider locali, che garantiscono installazione e assistenza. In Italia partner di Care Innovations è Vivisol, una società che opera da anni nell'assistenza domiciliare in ambito sanitario. Quando il paziente è dimesso, Vivisol manda un infermiere e un tecnico per il montaggio e le brevi istruzioni necessarie. La presenza di uno schermo touch e di un'interfaccia semplificata facilitano molto le operazioni, per altro ridotte al minimo. I dati arrivano al datacenter del provider (ma c'è la possibilità che sia lo stesso istituto sanitario a riceverli nei propri server) e i medici possono accedere ai dati selezionati con la logica del triage di un pronto soccorso, attraverso i colori su di un'interfaccia touch che segnala subito eventuali anomalie.

L'Ismett, che ha realizzato il progetto anche grazie a un finanziamento della Regione Sicilia, ha assistito finora con Guide 30 pazienti trapiantati di fegato sui 70 che subiscono ogni anno questo genere di intervento. Nell'attuale contratto con Vivisol si parla di 50 pazienti trattabili in contemporanea, ma secondo Vizzini è solo un punto di partenza: «Il vantaggio economico e quello organizzativo sono evidenti, anche nei confronti di chi aspetta di essere ricoverato ma non trova posto. Ora siamo concentrati sulla soddisfazione del paziente, dopodiché potremo applicare il sistema non esclusivamente ai trapianti ma a qualunque tipo di condizione patologica. La nostra intenzione è di farlo diventare un approccio standard».

«Ismett è una delle più belle realtà ospedaliere al mondo, un esempio di come la buona sanità può essere al Nord come al Sud», ha concluso Quarato, «oltre a questa installazione in Italia abbiamo già 250 sistemi funzionanti o da installare a breve. Stiamo cercando di lavorare su tutte le cronicità: diabetici, bambini con fibrosi cistica, persone in dialisi o con patologie neuromuscolari. In tutti i casi c'è un evidente vantaggio a curare a casa i pazienti». (riproduzione riservata)



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