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Numero 050  pag. 60 del 10/3/2012 | Indietro
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Incornice

Tefaf tra Brueghel e Canaletto

La grande mostra-mercato festeggia i 25 anni con sobrietà e punta su artisti solidi
di Alberto Fiz

Quando nel 1992 a Maastricht è stato firmato il Trattato sull'Unione europea, Tefaf era una giovane fiera un po' velleitaria che pretendeva di fare concorrenza alle più blasonate kermesse del mondo come quelle che si svolgevano in capitali storiche dell'antico come Firenze o Parigi.

L'impresa, almeno sulla carta, sembrava destinata al fallimento. Invece così non è stato e mentre le fiere europee come grandi pachidermi si affievolivano, dalla piccola cittadina olandese di poco più di 100 mila abitanti senza storia alle spalle, emergeva una manifestazione d'antiquariato che da lì a poco avrebbe cambiato le regole del mercato.

Gli stand non erano più rassicuranti contenitori dove si potevano acquistare mobili, dipinti, argenti o ceramiche, ma ciascun oggetto veniva segmentato in base alla tipologia e all'epoca applicando criteri più asettici tesi ad agevolare gli investitori alla ricerca di garanzie. Così a Maastricht, per la prima volta, nascono sezioni specializzate per i gioielli, l'arte classica, l'impressionismo, il design e perfino per l'archeologia, che assume una sua particolare fisionomia. Ma non mancano nemmeno i libri e l'arte orientale. Ogni ambito della fiera viene, poi, monitorato da una severa commissione di esperti internazionali, che dichiara o meno l'idoneità di ogni singola proposta.

Così Tefaf, in nome della specializzazione, del rigore selettivo e di una certa mondanità esclusiva, ha fatto la sua fortuna sfruttando quella sua posizione strategica nel cuore dell'Europa dove vige la massima libertà, senza vincoli all'esportazione o timori di finire nelle retate delle Agenzie delle entrate.

Quest'anno la mostra-mercato festeggia i suoi 25 anni e lo fa consolidando la sua posizione di leader mondiale all'interno di una fiera dove compaiono 260 gallerie provenienti da 18 paesi in un viaggio che attraversa 7 mila anni di storia, dalle antiche statue di Buddha fino a Damien Hirst.

L'edizione 2012, prevista dal 16 al 25 marzo nei consueti spazi della Fiera dove il biglietto d'ingresso costa ben 55 euro, una cifra alta anche se include il catalogo, si presenta di grande eleganza, sebbene assai più sobria rispetto al recente passato. Non si rinuncia al lusso ma si bada alla concretezza delle proposte lasciando a casa i capolavori da decine di milioni di dollari.

Sembrano lontani i tempi dove a Maastricht si vendevano i Van Gogh a 30 milioni di dollari (22,6 milioni di euro) come accadeva nel 2008. Quest'anno l'eliporto sarà più sgombro anche se non mancheranno le visite degli habitué come Francois Pinault, Bernard Arnault e Roman Abramovich. Anche tra gli espositori i nomi di grido hanno quasi tutti risposto all'appello in un parterre che spazia da Didier Aaron a Richard Feigen, da Colnaghi a Richard Green, da Karsten Greve a Jan Krugier.

Gli italiani sono ben rappresentati da una squadra compatta che comprende 15 gallerie con molti antiquari di nuova generazione come Alessandra Di Castro, vicepresidente dell'Associazione Antiquaria d'Italia proveniente da una dei più celebri negozi di Roma, Giuseppe Piva che ai mobili veneziani del '700 ha preferito l'arte giapponese e le armature dei samurai, oltre a Mario e Ruggero Longari che hanno ereditato l'attività di Nella, una delle figure che maggiormente hanno influito sull'antiquariato milanese. Proprio Longari presenta una selezione di rare opere lignee che comprende, tra l'altro, Cristo in Pietà con Angelo, un'inedita scultura del primo Cinquecento attribuita ai milanesi Giacomo e Giovan Angelo Del Maino. L'arte plastica costituisce un settore collezionistico ancora ricco di sorprese e Altomani & Sons di Milano ha come fiore all'occhiello Angelo in Gloria, l'ultimo dei sei bronzi ancora in mano di privati realizzato da Giambologna nel 1596 per la Certosa del Galluzzo a Firenze. Ma è nell'ambito dei dipinti che si concluderà il maggior numero di affari in un contesto dove la pittura fiamminga gioca un ruolo determinante e, non a caso, la galleria parigina De Jonckheere punta su Pieter Brueghel il Giovane che in dicembre ha raggiunto il suo nuovo record da Christie's a Londra con una sua tipica composizione dai risvolti morali, La Battaglia tra il Carnevale e la Quaresima, aggiudicata per 6,8 milioni di sterline (8,1 milioni di euro). A Maastricht va in scena Il Raccolto, un'opera emblematica del 1621 che rappresenta la fertilità della terra. Accanto a un paesaggio al tramonto di Aert Van Der Neer in vendita da Douwes Fine Art di Londra, nello spazio del parigino Haboldt & Co. si può acquistare, intorno a 900 mila euro, una gustosa composizione di Jan Steen dove l'artista descrive i medicamenti non propri ortodossi di un dottore di campagna.

Ampia la scelta anche tra gli autori italiani e i Canaletto che non si vedono più in Italia per il timore di incappare nei vincoli all'esportazione imposti dallo stato attraverso la notifica, si possono ammirare da Lampronti di Roma e da Voena con gallerie a Londra e Milano. Non mancano nemmeno le opere di Pietro Longhi, Carlo Maratta, Francesco Cozzi e una serie di fondi oro in mostra da Moretti con gallerie a Firenze, Londra e New York e da Sarti, una delle firme illustri del mercato parigino.

Ampia è, poi, la scelta dei moderni con una spiccata preferenza verso i classici come Pierre-Auguste Renoir, Maurice Denis, André Derain, Pablo Picasso, Marc Chagall e Gustave Courbet. Di quest'ultimo, grande maestro del realismo europeo, French & Company di New York propone, intorno a 2 milioni di dollari (1,5 milioni di euro) Effet de neige, un intenso paesaggio invernale.

Tra le peculiarità della fiera c'è anche Autoritratto nella propria biblioteca, un'immagine fotografica unica scattata da Edgar Degas nel 1895 agli albori del clic. Il cimelio più antico è, invece, uno shabti, antica figura umana egizia risalente a 3 mila anni fa, recuperata in una tomba accanto al defunto, mentre nel contesto dell'art nouveau spicca il pendente a forma di libellula in oro, diamanti e smalto firmato da René Lalique. Non manca nemmeno l'omaggio ai 25 anni di Tefaf voluto da Gianmaria Buccellati, che ha creato per l'occasione una collana con orecchini contaminando perle barocche con foglie di vite bagnate nell'oro. Una beneaugurante evocazione di Bacco in una fiera che conviene osservare stando ben sobri.

Gli appassionati di antiquariato, tuttavia, farebbero bene a tenere d'occhio anche l'asta prevista da Sotheby's a Londra il 14 marzo con le opere della raccolta creata da Giovanni e Gabriella Barilla. Sebbene il padre e il nonno abbiano dato vita al più celebre marchio di pasta del mondo, Giovanni e sua moglie si sono presto defilati dall'azienda di famiglia per vivere a Ginevra. Qui hanno dato vita a un collezione da veri amatori senza alcuna concessione alle mode, dove i mobili rinascimentali convivono con un'eccezionale scelta di porcellane di Meissen e di Capodimonte. È un variegato teatro dell'arte dove possono bastare anche 2 mila sterline (2.300 euro) per acquistare un arlecchino o il busto di un soldato romano della fine del '700. Ma per accedere alle sculture più estrose come I mangiatori di spaghetti o Il Cavadenti le richieste oscillano da 15 a 35 mila sterline (18/41 mila euro). Tra amanti e damigelle, ruffiani e corteggiatori, è possibile ritrovare le tracce della commedia in uno scenario che da Goldoni a Totò arriva fino a Luigi Ontani. Ampia anche la scelta dei mobili rinascimentali che hanno prezzi così bassi che sarebbe un delitto non approfittarne. Un tavolo fiorentino del '600 è accessibile a 7/10 mila sterline (8/12 mila euro), mentre per un mobile a doppio corpo in legno di noce con uno scrittoio all'interno sono sufficienti 10/15 mila sterline (12/18 mila euro). Attualmente il gusto degli arredatori li mette fuori gioco ma ben presto potrebbero tornare di moda soprattutto in un abbinamento eclettico con il design minimalista. Visti i prezzi, è meglio non pensarci due volte. (riproduzione riservata)



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