D'oro e tintinnanti, sono il simbolo della ricchezza per eccellenza. Le monete antiche rappresentano in maniera efficace l'immagine del bene rifugio in cui investire la propria liquidità in tempi incerti. Anche per questo motivo, oltre che per l'aumento del valore intrinseco della materia preziosa, la numismatica antiquariale sta conoscendo da qualche anno una crescita sostenuta.

A fiutare l'opportunità di aumentare il giro d'affari sono anche le case d'asta generaliste, che organizzano incanti tematici partendo da blasonate collezioni private. L'ultima a proporre una vendita prestigiosa dedicata al genere è Sotheby's, che l'8 marzo a New York chiuderà la possibilità di offerta per la collezione di Archer M. Huntington, relativa a monete inerenti la storia della Spagna e del suo impero. Una raccolta al plurale, che abbraccia un arco temporale vastissimo, dal V secolo a.C. al XX secolo. Proposta dalla Società ispanica americana, di cui Huntington, ricco mecenate americano appassionato di storia spagnola, fu fondatore, la raccolta è presentata come lotto unico, di quasi 38 mila pezzi, secondo la modalità dell'offerta scritta in busta chiusa. Si stima che la vendita possa realizzare da 25 a 35 milioni di dollari. Se l'interesse storico, la rarità e le ottime condizioni sono fra i requisiti a incidere sul valore delle monete, risponde sicuramente a queste caratteristiche il 50 Excelentes battuto sotto il regno di Ferdinando e Isabella per onorare l'impresa di Cristoforo Colombo nelle Americhe.

Si tratta della più grande moneta in oro massiccio del XV secolo oggi sopravvissuta.
I pezzi più antichi della collezione risalgono alla fase storica precedente la conquista romana della penisola iberica e includono un denaro cartaginese con l'effigie del dio fenicio Melqart (forse sotto le fattezze di Annibale). Non mancano poi monete del periodo in cui la Spagna divenne provincia dell'impero romano. Si contano esemplari battuti sotto Cesare, Traiano, Adriano ma anche durante regni tardoimperiali di breve durata, come quello di Prisco Attalo (409-410 d.C.). Molto pregiate le rare monete relative alla dominazione dei Visigoti e a quella islamica, durata in Spagna sette secoli. La collezione Huntington è l'unica raccolta istituzionale a contenere esemplari di tutte e tre le denominazioni del primo conio di monete d'oro con decoro islamico. C'è infine l'imbarazzo della scelta per le monete del periodo imperiale di massima espansione, sotto Carlo V, così come per le prime coniate per la diffusione nelle colonie del Nuovo Mondo e per quelle provenienti dalla prima zecca americana, a Mexico City.
In generale, a godere del più ampio mercato internazionale sono soprattutto le monete greche, dal V al III secolo a.C. e quelle dell'impero romano, con una particolare attenzione per gli aurei del periodo di Nerone e Domiziano. L'effervescenza del mercato trova conferma nella recente asta di monete greche, la Prospero collection, tenuta a New York il 4 gennaio scorso dalla casa d'aste Baldwin's, che ha totalizzato ben 26 milioni di dollari con poco più di 600 lotti.

Fra i numerosi pezzi all'incanto un tetradramma di Naxos (Sicilia) del V secolo a.C., stimato 125 mila dollari e appartenuto alla contessa di Béhague, ha raggiunto 850 mila dollari, mentre uno statere d'oro di Pantikapaion (regione del mar Nero) del IV secolo a.C. è passato da una stima di 650 mila a un'aggiudicazione di 3,2 milioni di dollari. Sicuramente monete di estrema rarità e bellezza ma dotate di una marcia in più grazie al fatto di essere state custodite in storiche collezioni, ben documentate, negli ultimi 100-150 anni. Anche in Italia la numismatica suscita un vivace interesse collezionistico, come dimostra l'ultima asta della casa d'aste Bolaffi di Torino del 1° dicembre scorso, quando un 10 Scudi d'oro del 1638 di Paolo Besso Ferrero Fieschi, principe di Messerano, ha fatto fermare il martello del banditore a 138 mila euro da una base di 25 mila. (riproduzione riservata)