Milano Finanza
Giovedì 21 Agosto 2014 - Ore 10:12




Orsi Tori
Orsi Tori

Che cosa pensa dell'ipotesi di ristrutturazione o consolidamento del debito con la regia della Bce?

Lucrezia Reichlin, ex direttore della ricerca della Bce e ora docente alla London Business School, non esita un attimo a rispondere alla domanda di Eugenio Occorsio: «Non confondiamoci con le definizioni. In inglese si chiama debt redemption, che vuol dire riscatto. Assumiamo che per l'Italia il 40% del debito sia dovuto alle crisi: questa parte potrebbe essere cartolarizzata e acquistata a sconto da una bad bank europea che poi la rimette sul mercato. Con un debito così alleggerito l'Italia potrebbe finanziare le iniziative di rilancio».

I creditori per lo più italiani subiranno una perdita. Ha pensato alla rivolta dei Bot people?, domanda sbigottito Occorsio. E ancora senza esitazione la super economista oltre che bella donna spara: «Acquistare un titolo di Stato comporta dei rischi, è una leggenda metropolitana che il capitale sia garantito. Visto che siamo in una unione monetaria, si possono studiare criteri di rifinanziamento che riducano le perdite. Il presupposto è che l'Italia accetti vincoli comuni e stia agli impegni. Matteo Renzi deve presentare subito un grande e inderogabile piano di riforme economiche: segua i consigli di Mario Draghi».

Grazie, Signora Reichlin. Forse non era nelle sue intenzioni ma con la sua spiegazione di che cosa vuol dire debt redemption, definizione che in effetti circola fra Londra (patria degli speculatori sul debito Italia), e Francoforte (patria degli aguzzini tedeschi), lei ha fatto scoppiare la bomba dell'estate in pieno Ferragosto. Se i Bot people avessero letto la sua risposta al bravo Occorsio sarebbe già servita in tavola la seconda, grande crisi dei titoli di Stato italiani.

Per fortuna Draghi non ha mai pensato a incoraggiare una tale manovra, che equivarrebbe a una tosatura violenta degli italiani, anche i più modesti risparmiatori, che sono stati e sono la salvezza dell'Italia. Per fortuna, soprattutto, che il presidente Matteo Renzi non accetterebbe mai di fregare in maniera così violenta e vigliacca gli italiani.

Forse, nell'auspicare una simile soluzione nello stile della presidentessa argentina Cristina Kirchner, che però ha fregato gli stranieri essendo effettivamente in default, la Signora Professoressa Reichlin ha volutamente equivocato sul corretto uso della cartolarizzazione: questa la fanno di solito le banche, che son detentrici di crediti deteriorati. Quindi è il creditore che accetta di vendere i crediti, cartolarizzandoli, a valori più bassi del nominale. Per fare quanto propone Mrs Reichlin, dovrebbero essere prevalentemente i detentori italiani di titoli di Stato della loro Repubblica ad

accettare di vendere a un valore più basso di quanto li hanno pagati. E perché mai dovrebbero farlo? Perché l'Italia è in default? Ma siamo matti. L'Italia c'è, non è l'Argentina, Renzi non è la Kirchner. Ma il solo ipotizzare simili operazioni dovrebbe essere sanzionato.

Tuttavia Mrs Reichlin non è una sprovveduta e se ha parlato vuol dire che c'è chi pensa a simili, folli soluzioni. Per questo la ex direttrice della ricerca di Bce va ringraziata. Perché così il presidente Renzi si sarà convinto ancora di più: 1) che serve a settembre non solo una legge di riforme economiche ma un provvedimento shock, che tolga dalla testa di coloro che pensano di essere teste d'uovo queste folli idee; 2) che lo Stato nel suo complesso ha un grande patrimonio e che quindi prima di fregare chi gli ha dato fiducia deve vendere una parte di questo patrimonio, quello immobiliare, come questo giornale sostiene da anni come unica soluzione efficace per portare l'Italia fuori dalla crisi e dai ricatti.

Ma si rende conto (ritengo di sì) la professoressa Reichlin che di fatto ha ipotizzato, come possibile e anzi quasi auspicabile, un default dell'Italia?

Ma scherziamo?

Far uscire dalla sua bocca una simile ipotesi, in considerazione del peso che comunque ha in relazione agli anni passati in Bce e all'attività non solo accademica che svolge, vuol dire attentare alla salute della Nazione, se non fosse che ormai il processo di accettazione della proposta del Tagliadebito, sostenuto dai media di Class Editori fin da quattro anni, sta diventando cavallo di battaglia anche di chi ha taciuto sul cancro fondamentale del Paese. Ultimo arrivato, giovedì 14, il nostro concorrente Il Sole 24 Ore, che imitando noi e il Corriere della Sera di pochi giorni fa ha presentato le varie ricette, dimenticando quella dell'Italia c'è che pure era stata espressamente citata da Giuliano Amato in una intervista rilasciata proprio al giornale della Confindustria.

Ma il fatto importante, in base a quanto ha scritto Marzio Breda, quirinalista del Corriere della Sera, anche sul Colle si studia il dossier sul taglio del debito pubblico. E certamente anche di questo ha parlato Renzi nel suo incontro con il presidente Giorgio Napolitano. Nessuno dei due può neppure ipotizzare di tosare i già tosatissimi italiani facendo scomparire quella poca fiducia che il Paese ha nel futuro.

Un provvedimento da vera ultima spiaggia quello ipotizzato da Mrs Reichlin, peraltro difficile da comprendere sia nei numeri sia nella dinamica. Artificioso perché non è vero, come la economista ha ipotizzato, che il 40% del debito sia dovuto alle crisi economiche. Per presentare questi dati Mrs Reichlin ha usato il verbo preferito degli economisti; il verbo assumere, sul quale il professor Paolo Savona, con la raffinata ironia che lo contraddistingue, racconta sempre la barzelletta. Racconta di un ingegnere, un medico e un economista che avendo scelto di passare le vacanze nel deserto, alla prima sosta per bere si accorgono di non avere il cavatappi. Le bottiglie hanno il tappo a corona e per questo l'ingegnere propone di usare come cavatappi una pietra appuntita; il medico chirurgo propone di utilizzare la stessa pietra per rompere il collo della bottiglia; l'economista conclude, invece, dicendo: assumiamo di avere un cavatappi...

Appunto, qui non c'è da assumere proprio più niente. C'è solo da passare all'azione come farebbe qualsiasi buon manager a capo di un'azienda con un debito nettamente superiore al fatturato (pil). Se gli azionisti fossero disponibili, aumenterebbe il capitale per pagare i debiti, ma per uno Stato aumentare il capitale vuol dire aumentare le tasse, ipotesi drammaticamente impercorribile in Italia, dove la pressione fiscale è insopportabile per tutti gli onesti. Se però l'azienda avesse nel tempo accumulato patrimonio, il buon manager venderebbe al meglio quello non strategico, come non sono strategici gli immobili che lo Stato ha passato, per un valore di 400 miliardi, agli enti locali; anzi quello è un patrimonio che costa per l'inefficiente uso e manutenzione. La Pirelli non esisterebbe più se alla sua prima grande crisi, vivo ancora Leopoldo, non avesse avuto da vendere il grattacielo progettato da Giò Ponti, ritirandosi in un modesto palazzetto in piazza Cadorna. E Marco Tronchetti Provera non ce l'avrebbe fatta se non avesse trasformato in un grande affare immobiliare le cubature della Bicocca. Ugualmente, il Real Madrid sarebbe già fallito se non avesse potuto vendere l'area del vecchio stadio Santiago Bernabeu come superficie edificabile, incassando quasi un miliardo di euro. E via dicendo. Gli esempi sono mille.

Il presidente Renzi lo sa e per questo il Tagliadebito con il Fondo degli Italiani, dove apportare tutti gli immobili pubblici non strategici, cedendo le quote agli italiani in cambio di titoli di Stato da annullare, «si fa, si fa»... (riproduzione riservata)

Paolo Panerai


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